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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 373 cod. proc. penale: Documentazione degli atti

1. Salvo quanto disposto in relazione a specifici atti, è redatto verbale:

a) delle denunce, querele e istanze di procedimento presentate oralmente;

b) degli interrogatori e dei confronti con la persona sottoposta alle indagini;

c) delle ispezioni, delle perquisizioni e dei sequestri;

d) delle sommarie informazioni assunte a norma dell’articolo 362;

d-bis) dell’interrogatorio assunto a norma dell’articolo 363;

e) degli accertamenti tecnici compiuti a norma dell’articolo 360.

2. Il verbale è redatto secondo le modalità previste nel titolo III del libro II.

3. Alla documentazione delle attività di indagine preliminare, diverse da quelle previste dal comma 1, si procede soltanto mediante la redazione del verbale in forma riassuntiva ovvero, quando si tratta di atti a contenuto semplice o di limitata rilevanza, mediante le annotazioni ritenute necessarie.

4. Gli atti sono documentati nel corso del loro compimento ovvero immediatamente dopo quando ricorrono insuperabili circostanze, da indicarsi specificamente, che impediscono la documentazione contestuale.

5. L’atto contenente la notizia di reato e la documentazione relativa alle indagini sono conservati in apposito fascicolo presso l’ufficio del pubblico ministero assieme agli atti trasmessi dalla polizia giudiziaria a norma dell’articolo 357.

6. Alla redazione del verbale e delle annotazioni provvede l’ufficiale di polizia giudiziaria o l’ausiliario che assiste il pubblico ministero. Si applica la disposizione dell’articolo 142.


Giurisprudenza annotata

Documentazione degli atti

In tema di accesso ai documenti, la "notitia criminis" e, in particolare, la denuncia inoltrata alla Procura della Repubblica, non costituisce "atto di indagine (costituendo essa delle indagini il presupposto), e non rileva il fatto che la denuncia ex art. 373, comma 5, c.p.p., sia conservata, unitamente agli altri atti di indagine, nel fascicolo del p.m. e per tale ragione ben può formare oggetto dell'esercizio del diritto di accesso da parte del denunciato.

Consiglio di Stato sez. IV  10 agosto 2011 n. 4769  

 

I prossimi congiunti dell'imputato non possono essere obbligati a deporre ed il giudice, prima della loro escussione, deve avvisarli della facoltà di astensione, salvo che gli stessi abbiano presentato denuncia (o querela), con ciò dovendosi intendere l'atto, raccolto nelle forme di cui all'art. 333 c.p.p., con il quale un soggetto, presentatosi spontaneamente avanti alla autorità competente, riferisca un fatto penalmente rilevante, e non anche la dichiarazione etero-accusatoria resa sotto l'incalzare delle domande da parte della P.G. (peraltro senza il previo avviso della facoltà di astensione) nel corso di un interrogatorio o dell'assunzione di sommarie informazioni, ex art. 357 e 373 c.p.p., con la conseguenza che la deposizione testimoniale resa dal prossimo congiunto, assunto a sommarie informazioni nel corso delle indagini e successivamente esaminato nel corso del dibattimento, senza il preventivo avviso della facoltà di astensione, è inutilizzabile.

Corte appello L'Aquila  09 maggio 2008

 

È da escludere che sia produttiva di nullità la mancanza della firma del contravventore sul verbale di contestazione di contravvenzione stradale: infatti, nel vigente codice di procedura penale vale il principio di tassatività delle nullità e l'art. 142 c.p.p. (applicabile in base al combinato disposto degli art. 357 comma 3 e 373 comma 2 c.p.p.) prevede come uniche cause di nullità del verbale redatto dalla polizia giudiziaria quelle dell'incertezza in ordine alle persone intervenute e della mancanza della firma del pubblico ufficiale che lo ha redatto.

Cassazione penale sez. IV  06 giugno 2007 n. 34098  

 

L'obbligo di redazione degli atti indicati dall'art. 357, comma 2, c.p.p., tra i quali rientrano le operazioni e gli accertamenti urgenti, nelle forme previste dall'art. 373 c.p.p., non è previsto a pena di nullità od inutilizzabilità. Per le attività di polizia giudiziaria è infatti sufficiente la loro documentazione, anche in un momento successivo al compimento dell'atto e, qualora esse rivestano le caratteristiche della irripetibilità, è necessaria la certezza dell'individuazione dei dati essenziali, quali le fonti di provenienza, le persone intervenute all'atto e le circostanze di tempo e di luogo della constatazione dei fatti (in applicazione di questo principio, nel caso di specie, la suprema Corte ha ritenuto che fosse legittimamente contenuta nel fascicolo del pubblico ministero, e quindi utilizzabile nel rito abbreviato, la documentazione relativa agli accertamenti dattiloscopici effettuati dalla polizia giudiziaria su impronte papillari rinvenute nel luogo e nell'immediatezza dei fatti sul corpo di reato, anche in mancanza della redazione del verbale dei rilievi).

Cassazione penale sez. I  06 ottobre 2006 n. 34022

 

Il divieto, sancito dall'art. 197 lett. d) c.p.p., di assumere come testimoni coloro che hanno svolto la funzione di ausiliari del giudice o del p.m. è posto esclusivamente in relazione all'attività di documentazione degli atti prevista dall'art. 373 dello stesso codice e non anche a quella che l'agente o l'ufficiale di polizia giudiziaria abbia compiuto nell'esercizio della funzione di polizia giudiziaria.

Cassazione penale sez. V  14 gennaio 2005 n. 11924  

 

Il comportamento del magistrato può essere censurato sul piano disciplinare anche con riguardo ad atti e provvedimenti resi nell'esercizio delle sue funzioni e, quindi, anche con riguardo all'attività interpretativa e applicativa delle norme di diritto, quando tale attività riveli scarsa ponderazione, approssimazione, frettolosità o limitata diligenza, idonee a riverberarsi negativamente sulla credibilità del magistrato o sul prestigio dell'ordine giudiziario, restando escluso che la censurabilità, in tali limiti, dell'attività del magistrato sia configurabile come violazione del principio di indipendenza della magistratura. (Fattispecie relativa all'interpretazione dell'art. 373, comma 4, c.p.p. con riferimento alla necessità o meno di immediata verbalizzazione di dichiarazioni contenenti notizie di reato rese al p.m. da imputati detenuti).

Cassazione civile sez. un.  04 agosto 2000 n. 538

 

La redazione del verbale nelle forme di cui all'art. 373 c.p.p., anche per le sommarie informazioni assunte a norma dell'art. 351 c.p.p., dalla polizia giudiziaria, non è prescritta a pena di nullità nè di inutilizzabilità, per cui nulla impedisce che del contenuto delle stesse venga fatta relazione all'autorità giudiziaria o che di esse si tenga conto in sede cautelare, tanto più ove i soggetti dichiaranti siano stati specificamente individuati e indicati.

Cassazione penale sez. V  19 novembre 1998 n. 6251  

 

La disposizione di cui all'art. 197 comma 1 lett. d) c.p.p. che sancisce, tra l'altro, la incompatibilità a testimoniare per coloro che nello stesso procedimento svolgono o abbiano svolto funzioni di ausiliari del giudice o del p.m. non prevede una ipotesi di incompatibilità assoluta a testimoniare, ma mira solo ad evitare che tali soggetti possano essere assunti come testi sulle conoscenze relative a fatti e circostanze appresi nell'esercizio della funzione di ausiliario per la redazione degli atti di cui all'art. 373 c.p.p., non anche nel corso della attività compiuta nell'espletamento delle loro funzioni di p.g.

Cassazione penale sez. III  09 marzo 1998 n. 4752  



 
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