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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 374 cod. proc. penale: Presentazione spontanea

1. Chi ha notizia che nei suoi confronti sono svolte indagini, ha facoltà di presentarsi al pubblico ministero e di rilasciare dichiarazioni.

2. Quando il fatto per cui si procede è contestato a chi si presenta spontaneamente e questi è ammesso a esporre le sue discolpe, l’atto così compiuto equivale per ogni effetto all’interrogatorio. In tale ipotesi, si applicano le disposizioni previste dagli articoli 64, 65 e 364.

3. La presentazione spontanea non pregiudica l’applicazione di misure cautelari.


Giurisprudenza annotata

Presentazione spontanea

Come l'interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice rientra nell'elenco tassativo degli atti aventi efficacia interruttiva del corso della prescrizione (articolo 160 del Cp), anche le dichiarazioni spontanee rese dall'indagato possono avere efficacia interruttiva, al pari dell'ordinario interrogatorio, purché in costanza di una duplice condizione: che siano rese all'autorità giudiziaria (e non già, dunque, alla polizia giudiziaria) e in esito a una contestazione chiara e precisa del fatto addebitato. Né, in senso contrario, potrebbe sostenersi che, in mancanza di una previsione espressa delle dichiarazioni spontanee nel novero degli atti interruttivi della prescrizione, avente carattere tassativo, l'attribuzione a esse di valenza interruttiva finirebbe con il risolversi in un'interpretazione estensiva in malam partem, giacché l'equiparazione delle dichiarazioni spontanee all'interrogatorio - che è atto, normativamente, dotato di capacità interruttiva - non è frutto di attività ermeneutica, essendo espressamente prevista ex lege dall'articolo 374, comma 2, del Cpp.

Cassazione penale sez. un.  28 novembre 2013 n. 5838  

 

Non si produce alcuna nullità processuale nel caso in cui il p.m. rifiuti di prendere contatto con la persona sottoposta alle indagini che intenda presentarsi per rilasciare dichiarazioni ai sensi dell'art. 374 c.p.p. Rigetta, Gip Trib. Napoli, 07 novembre 2009

Cassazione penale sez. I  28 gennaio 2010 n. 8158

 

L'art. 374 c.p.p. non prevede alcuna sanzione processuale per l'ipotesi in cui il p.m. rifiuti ogni presa di contatto con l'indagato anche solo per consentirgli di rilasciare dichiarazioni spontanee; pertanto, nella specie, non è riscontrabile l'esistenza di un "error in procedendo" classificabile come violazione di legge sindacabile dalla Corte di cassazione adita a norma dell'art. 311, comma 2, c.p.p. La richiesta dell'indagato di essere sentito ai sensi dell'art. 374 c.p.p. costituisce, infatti, una facoltà non solo per il richiedente, ma anche per l'organo inquirente. L'art. 374 c.p.p. persegue anche il fine di non pregiudicare le strategie investigative del p.m. e non può trarsi alcuno spunto ermeneutico per sostenere che è operativo un obbligo dell'organo della pubblica accusa.

Cassazione penale sez. I  28 gennaio 2010 n. 8158  

 

Non sussiste la nullità della richiesta di rinvio a giudizio conseguente al mancato invito all'indagato a rendere l'interrogatorio ai sensi dell'art. 375, comma terzo, cod. proc. pen., quando l'imputato abbia ricevuto, con un atto equipollente, la contestazione degli addebiti, trovandosi così nella condizione di predisporre ed avanzare le proprie difese. (In applicazione di tale principio, la Corte ha escluso la nullità ritenendo equipollenti l'interrogatorio reso al G.i.p. a fini cautelari, ovvero le spontanee dichiarazioni rese al P.M. dall'indagato ai sensi dell'art. 374, comma secondo, cod. proc. pen.). Rigetta, App. Milano, 1 ottobre 2004

Cassazione penale sez. VI  22 febbraio 2007 n. 35836

 

Le dichiarazioni spontanee rese all'autorità giudiziaria equivalgono "ad ogni effetto" all'interrogatorio - dunque anche ai fini dell'interruzione della prescrizione - ex art. 374 comma 2 c.p.p. solo quando vi sia stata una contestazione chiara e precisa del fatto addebitato. (In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che legittimamente non fossero state equiparate all'interrogatorio, ai fini dell'interruzione della prescrizione, le dichiarazioni confessorie ed etero-accusatorie rese dall'imputato divenuto collaboratore di giustizia in assenza di qualsiasi contestazione in forma chiara di un fatto specifico da parte dell'a.g., non potendosi ritenere valida una "contestazione di massima" comprensiva di ogni possibile reato riconducibile a legami con la criminalità organizzata di Napoli).

Cassazione penale sez. I  31 ottobre 2002 n. 39352  

 

L'espressione "interrogatorio di persona che si trovi in stato di detenzione" non può che essere intesa come atto durante il quale un soggetto venga "interrogato" su fatti concernenti le indagini attinenti alla sua qualità di indagato o di imputato, con esclusione dei casi in cui egli venga sentito su fatti estranei a tale posizione processuale e, quindi, in definitiva, come persona informata ai sensi degli art. 194 e 377 c.p.p. Pertanto, la persona sottoposta alle indagini la quale rilascia dichiarazioni spontanee ai sensi dell'art. 374 c.p.p. al p.m., riferendo su fatti che lo coinvolgono come indagato o coindagato, si pone nella medesima condizione di colui che viene formalmente interrogato; allorché, dunque, si tratti di un collaboratore di giustizia detenuto, occorrerà distinguere, ai fini dell'operatività dell'art. 141 bis c.p.p., se i fatti dallo stesso narrati riguardino in tutto o in parte la sua veste di indagato, coindagato, o di imputato in procedimento connesso o se, invece, siano estranei alla suddetta posizione processuale.

Cassazione penale sez. I  30 marzo 1997



 
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