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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 377 cod. proc. penale: Citazioni di persone informate sui fatti

1. Il pubblico ministero può emettere decreto di citazione quando deve procedere ad atti che richiedono la presenza della persona offesa e delle persone in grado di riferire su circostanze utili ai fini delle indagini.

2. Il decreto contiene:

a) le generalità della persona;

b) il giorno, l’ora e il luogo della comparizione nonché l’autorità davanti alla quale la persona deve presentarsi;

c) l’avvertimento che il pubblico ministero potrà disporre a norma dell’articolo 133 l’accompagnamento coattivo in caso di mancata comparizione senza che sia stato addotto legittimo impedimento.

3. Il pubblico ministero provvede allo stesso modo per la citazione del consulente tecnico, dell’interprete e del custode delle cose sequestrate.


Giurisprudenza annotata

Citazioni di persone informate sui fatti.

L'espressione "interrogatorio di persona che si trovi in stato di detenzione" non può che essere intesa come atto durante il quale un soggetto venga "interrogato" su fatti concernenti le indagini attinenti alla sua qualità di indagato o di imputato, con esclusione dei casi in cui egli venga sentito su fatti estranei a tale posizione processuale e, quindi, in definitiva, come persona informata ai sensi degli art. 194 e 377 c.p.p. Pertanto, la persona sottoposta alle indagini la quale rilascia dichiarazioni spontanee ai sensi dell'art. 374 c.p.p. al p.m., riferendo su fatti che lo coinvolgono come indagato o coindagato, si pone nella medesima condizione di colui che viene formalmente interrogato; allorché, dunque, si tratti di un collaboratore di giustizia detenuto, occorrerà distinguere, ai fini dell'operatività dell'art. 141 bis c.p.p., se i fatti dallo stesso narrati riguardino in tutto o in parte la sua veste di indagato, coindagato, o di imputato in procedimento connesso o se, invece, siano estranei alla suddetta posizione processuale.

Cassazione penale sez. I  30 marzo 1997

 

L'art. 377 comma terzo c.p.p., ai fini della riferibilità di una querela ad una persona giuridica, si limita a richiedere l'indicazione della fonte dei poteri di rappresentanza da parte del soggetto che la presenta e non già la prova della veridicità delle dichiarazioni di quest'ultimo sul punto: tale veridicità pertanto deve presumersi fino a contraria dimostrazione.

Cassazione penale sez. VI  12 dicembre 1996 n. 1131  



 
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