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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 378 cod. proc. penale: Poteri coercitivi del pubblico ministero

1. Il pubblico ministero ha, nell’esercizio delle sue funzioni, i poteri indicati nell’articolo 131.


Giurisprudenza annotata

Poteri coercitivi del PM

In tema di equa riparazione per violazione del termine ragionevole di durata del processo, il concetto di "decisione definitiva" - impiegato nell'art. 4 l. 24 marzo 2001 n. 89 al fine di segnare il dies a quo del termine semestrale di decadenza per la proposizione della domanda - non può essere inteso come equivalente a quello di sentenza passata in giudicato, ma abbraccia qualsiasi provvedimento giurisdizionale, ancorché a contenuto meramente processuale, che si presenti idoneo - ex se, ovvero a seguito dell'inutile decorso dei rimedi prefigurati dall'ordinamento al fine di rimuoverlo - a porre formalmente termine al processo, così da impedire che quest'ultimo possa essere considerato ancora pendente. Tale attitudine va riconosciuta alla sentenza di proscioglimento emessa dal giudice istruttore ai sensi dell'art. 378 c.p.p. del 1930, anche quando si tratti di proscioglimento pronunciato per essere ignoti gli autori del reato, rientrando tale provvedimento nel novero dei possibili epiloghi del processo penale delineati dal legislatore di quel codice e risultando, altresì, il provvedimento stesso inoppugnabile, salvo in caso di anomalie di forma o di sostanza tali da conferirgli connotati di abnormità: con la conseguenza che con la pronuncia della sentenza in parola - ovvero con l'inutile decorso dei termini per la sua impugnazione, quando consentita - il procedimento deve considerarsi concluso e non più pendente, senza che abbia rilievo, in senso contrario, la sua natura di decisione "allo stato degli atti", non preclusiva della diretta instaurazione del procedimento penale nei confronti del presunto autore del reato allorché, in qualunque momento, esso appaia identificato o identificabile.

Cassazione civile sez. I  30 maggio 2006 n. 12858  

 

In tema di equa riparazione per violazione del termine ragionevole di durata del processo, nell'ambito delle decisioni suscettibili di divenire definitive ai sensi dell'art. 4 l. 24 marzo 2001 n. 89, va inclusa la sentenza di non doversi procedere per essere ignoti gli autori del reato, di cui all'art. 378 c.p.p. del 1930, in quanto costituisce uno dei formali epiloghi del processo penale previsti dal legislatore e per rimuoverla è necessario il tempestivo ricorso al sistema di impugnazioni introdotto contro di essa dal successivo art. 387 c.p.p..

Cassazione civile sez. I  20 gennaio 2006 n. 1184  

 

L'invito a una persona che aveva presentato alcune denunzie ad essere sentito per chiarimenti in merito ad esse, rivolto dalla polizia giudiziaria su delega della procura della Repubblica, non costituisce un invito a comparire per testimoniare, rientrante nella previsione dell'art. 133 c.p.p., che fa riferimento a una situazione in cui dominus è il giudice e che, a differenza dell'art. 131 stesso codice, relativo all'intervento della polizia giudiziaria e all'uso della forza pubblica, non è richiamato dal successivo art. 378 che disciplina i poteri coercitivi del p.m. durante le attività di indagine. Tale invito, invece, si qualifica come provvedimento dato dall'autorità per ragioni di giustizia e la sua inosservanza integra il reato previsto dall'art. 650 c.p.

Cassazione penale sez. I  10 giugno 1998 n. 9613  



 
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