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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 379 cod. proc. penale: Determinazione della pena

1. Agli effetti delle disposizioni di questo titolo, la pena è determinata a norma dell’articolo 278.


Giurisprudenza annotata

Determinazione della pena

In tema di procedimento disciplinare a carico dei magistrati, la disciplina processuale di cui all'art. 32 bis d.lg. 23 febbraio 2006 n. 109, introdotta dall'art. 1, comma 3, l. 24 ottobre 2006 n. 269, non può essere applicata retroattivamente, in modo tale da travolgere gli effetti degli atti che si siano già prodotti al momento della sua entrata in vigore. Deve, pertanto, escludersi la nullità dell'interrogatorio del magistrato incolpato, per fatti commessi prima del 19 giugno 2006 (data di entrata in vigore del d.lg. n. 109 del 2006), qualora esso sia stato effettuato, prima dell'introduzione dell'art. 32 bis, in base al disposto di cui all'art. 16 del citato decreto, applicabile all'atto istruttorio ratione temporis, anziché a norma degli art. 379 o 386 c.p.p., secondo la disciplina transitoria di cui all'art. 32 bis suddetto, nella parte in cui (comma 1) prevede che le disposizioni del d.lg. n. 109 del 2006 si applicano ai procedimenti disciplinari promossi a decorrere dalla data della sua entrata in vigore.

Cassazione civile sez. un.  05 febbraio 2009 n. 2732  

 

In ragione del rinvio all'art. 278 c.p.p. contenuto nell'art. 379 c.p.p., ai fini dell'applicazione delle norme sull'arresto in flagranza, si deve avere riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Ne consegue, in ragione dell'autonomia del reato tentato, che non è consentito l'arresto in flagranza per delitti tentati per i quali, in applicazione dell'art. 56 c.p., non risulti comminata una pena superiore nel massimo a tre anni di reclusione.

Cassazione penale sez. V  07 febbraio 2000 n. 696

 

Nel computo della pena edittale, ai fini della verifica della facoltatività dell'arresto in flagranza, e più in generale per la determinazione della pena agli effetti dell'applicazione delle misure cautelari, non si deve tener conto della recidiva reiterata.

Cassazione penale sez. un.  24 febbraio 2011 n. 17386  

 

In ragione del rinvio all'art. 278 c.p.p. contenuto nell'art. 379 c.p.p., ai fini dell'applicazione delle norme sull'arresto in flagranza, si deve avere riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Ne consegue, in ragione dell'autonomia del reato tentato, che non è consentito l'arresto in flagranza per delitti tentati per i quali, in applicazione dell'art. 56 c.p., non risulti comminata una pena superiore nel massimo a tre anni di reclusione.

Cassazione penale sez. V  07 febbraio 2000 n. 696



 
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