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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 380 cod. proc. penale: Arresto obbligatorio in flagranza

1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all’arresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni.

2. Anche fuori dei casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all’arresto di chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti non colposi, consumati o tentati:

a) delitti contro la personalità dello Stato previsti nel titolo I del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;

b) delitto di devastazione e saccheggio previsto dall’articolo 419 del codice penale;

c) delitti contro l’incolumità pubblica previsti nel titolo VI del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni o nel massimo a dieci anni;

d) delitto di riduzione in schiavitù previsto dall’articolo 600, delitto di prostituzione minorile previsto dall’articolo 600-bis, primo comma, delitto di pornografia minorile previsto dall’articolo 600-ter, commi primo e secondo, anche se relativo al materiale pornografico di cui all’articolo 600-quater.1, e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall’articolo 600-quinquies del codice penale;

d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall’articolo 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall’articolo 609-octies del codice penale;

e) delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’articolo 4 della legge 8 agosto 1977, n. 533, o taluna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 625, primo comma, numeri 2), prima ipotesi, 3) e 5), nonché 7-bis) del codice penale, salvo che ricorra, in questi ultimi casi, la circostanza attenuante di cui all’articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale;

e-bis) delitti di furto previsti dall’articolo 624-bis del codice penale, salvo che ricorra la circostanza attenuante di cui all’articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale;

f) delitto di rapina previsto dall’articolo 628 del codice penale e di estorsione previsto dall’articolo 629 del codice penale;

f-bis) delitto di ricettazione, nell’ipotesi aggravata di cui all’articolo 648, primo comma, secondo periodo, del codice penale;

g) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo escluse quelle previste dall’articolo 2, comma terzo, della legge 18 aprile 1975, n. 110;

h) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope puniti a norma dell’articolo 73 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubbblica 9 ottobre 1990, n. 309, salvo che per i delitti di cui al comma 5 del medesimo articolo;

i) delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a quattro anni o nel massimo a dieci anni;

l) delitti di promozione, costituzione, direzione e organizzazione delle associazioni segrete previste dall’articolo 1 della legge 25 gennaio 1982, n. 17 , delle associazioni di carattere militare previste dall’articolo 1 della legge 17 aprile 1956, n. 561, delle associazioni, dei movimenti o dei gruppi previsti dagli articoli 1 e 2, della legge 20 giugno 1952, n. 645, delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’art. 3, comma 3, della L. 13 ottobre 1975, n. 654;

l-bis) delitti di partecipazione, promozione, direzione e organizzazione della associazione di tipo mafioso prevista dall’articolo 416-bis del codice penale;

l-ter) delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori, previsti dall’articolo 572 e dall’articolo 612-bis del codice penale;

m) delitti di promozione, direzione, costituzione e organizzazione della associazione per delinquere prevista dall’articolo 416 commi 1 e 3 del codice penale, se l’associazione è diretta alla commissione di più delitti fra quelli previsti dal comma 1 o dalle lettere a), b), c), d), f), g), i) del presente comma.

3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l’arresto in flagranza è eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all’ufficiale o all’agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l’avente diritto dichiara di rimettere la querela, l’arrestato è posto immediatamente in libertà.

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La Corte costituzionale con sentenza 8-16 febbraio 1993, n. 54 (in G.U. 1a s.s. 24/2/1993, n. 9) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della lettera e) del secondo comma del presente articolo “nella parte in cui prevede l’arresto obbligatorio in flagranza per il delitto di furto aggravato ai sensi dell’art. 625, primo comma, numero 2, prima ipotesi, nel caso in cui ricorra la circostanza attenuante prevista dall’art. 62, numero 4 dello stesso codice”.


Giurisprudenza annotata

Arresto obbligatorio in flagranza

L'art. 5 comma 13 lett. d), d.lg. 16 luglio 2012 n. 109 non vieta, anzi esplicitamente consente, che la regolarizzazione dell'extra comunitario venga negata in ragione di una pregressa condanna penale dello stesso per un reato contemplato dall'art. 381 c.p.p., ma esclude soltanto che si tratti di una preclusione tassativa ed automatica come quella prodotta dai reati di cui all'art. 380 c.p.p.; ciò significa che se la condanna riguarda uno dei reati contemplati dall'art. 380 c.p.p., la presunzione di pericolosità è assoluta e il diniego della sanatoria è vincolato, a nulla rilevando in contrario che la fattispecie presenti anche elementi favorevoli alla posizione dell'interessato, quali ad es. il buon inserimento sociale, la situazione familiare e lavorativa, l'avvenuta frequentazione di corsi scolastici in Italia, e simili; se, invece, la condanna riguarda uno dei reati contemplati dall'art. 381, c.p.c., la presunzione di pericolosità è solo relativa e perciò gli elementi favorevoli, se esistenti, devono essere presi in considerazione al fine di un giudizio complessivo sulla personalità dello straniero. Conferma TAR Emilia Romagna, Bologna, sez. II, n. 768 del 2014

Consiglio di Stato sez. III  31 dicembre 2014 n. 6462  

 

Integra il tentativo di rapina impropria la condotta dell'agente che, dopo aver sottratto merce dai banchi di vendita di un supermercato ed averla occultata sulla propria persona, al fine di allontanarsi, usa violenza nei confronti dei dipendenti dell'esercizio commerciale che lo hanno colto in flagranza e trattenuto per il tempo necessario all'esecuzione della consegna agli organi di Polizia, poiché anche i privati cittadini hanno, in simili circostanze, il potere di procedere all'arresto, ai sensi del combinato disposto degli art. 380, comma 2, lett. f), e 383, comma 1, c.p.p., e, pertanto, la reazione violenta dell'autore del fatto non può configurarsi come difesa da un'azione illecita a norma dell'art. 52 c.p. (Dichiara inammissibile, App. Messina, 12/03/2014 )

Cassazione penale sez. II  18 novembre 2014 n. 50662

 

La condanna per uno dei reati indicati nell'art. 380, commi 1 e 2, cod. proc. pen., indipendentemente dalla gravità dei fatti, comporta ope legis il rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno, senza che residuino in capo all'autorità di pubblica sicurezza margini di discrezionalità; una invocata situazione di convivenza con una cittadina italiana, basata su rapporti affettivi, pur non essendo certo priva di rilevanza in senso assoluto, non genera le particolari esigenze di tutela della famiglia che, secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale, fanno venir meno il carattere vincolato della decisione sull'istanza di rinnovo.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. II  24 ottobre 2014 n. 1511  

 

La condanna per tentata rapina è ex se ostativa al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno all'extracomunitario, rientrando nel novero dei reati di cui all'art. 380 comma 1 e 2 c.p.p. che, per il combinato disposto degli artt. 4 comma 3 e 5 comma 5, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286 impediscono il rilascio del titolo di soggiorno in quanto di per sé sintomatici, per valutazione insindacabile del legislatore, della pericolosità dello straniero per l'ordine e per la sicurezza pubblica.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  24 ottobre 2014 n. 1584  

 

Non ricorre lo stato di quasi flagranza qualora l'inseguimento dell'indagato da parte della polizia giudiziaria sia iniziato, non già a seguito e a causa della diretta percezione dei fatti, ma per effetto e solo dopo l'acquisizione di informazioni da parte di terzi. (Fattispecie relativa ad un tentato omicidio, nella quale i militari, sopraggiunti dopo il fatto, sentivano la persona offesa, che si trovava ferita a bordo dell'ambulanza e, sulla base delle indicazioni acquisite, si ponevano alla ricerca del responsabile). (Rigetta, G.i.p. Trib. Catanzaro, 17/08/2013)

Cassazione penale sez. I  03 ottobre 2014 n. 43394

 

E' legittimo il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno opposto ad extracomunitario penalmente condannato per rapina e lesioni personali, quindi per reati preclusivi in quanto rientranti tra quelli previsti dall'art. 380 c.p.p. Conferma TAR Campania, Napoli, sez. VI, n. 4940 del 2013

Consiglio di Stato sez. III  11 luglio 2014 n. 3546  

 

La quasi flagranza di cui all'art. 382 c.p.p. che, nei casi previsti dalla legge (artt. 380 e 381 c.p.p.), legittima l'arresto, presuppone una correlazione tra l'azione illecita e l'attività di limitazione della libertà che pur superando l'immediata individuazione dell'arrestato sul luogo del reato, permetta comunque la riconduzione della persona all'illecito sulla base della continuità del controllo, anche indiretto, eseguito dagli agenti della sicurezza; in particolare, ricorre lo stato di quasi flagranza quando la polizia giudiziaria abbia proceduto all'arresto in esito a ricerche immediatamente poste in essere non appena avuta notizia del reato, anche se non subito concluse ma protratte senza soluzione di continuità (confermata la convalida dell'arresto dell'imputato avvenuto 7 ore dopo i fatti incriminati, in seguito alle indagini svolte dalla polizia nel corso della mattinata, mentre l'indagato si era fatto trasportare in ospedale senza darsi alla fuga).

Cassazione penale sez. I  11 giugno 2014 n. 28246  

 

In presenza di sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall'art. 380 c.p.p., il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno costituisce un atto vincolato per l'autorità di p.s., in capo alla quale non residua alcun margine di discrezionalità.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. II  16 maggio 2014 n. 776  

 

L'obbligo di procedere comunque alla valutazione della pericolosità sociale dello straniero, in caso di rigetto di permesso di soggiorno per condanna penale, concerne esclusivamente le ipotesi di condanna per uno dei reati previsti dall'art. 381 c.p.p., di per sé non sintomatici della pericolosità del soggetto che li ha commessi, e non riguarda ovviamente le condanne relative ai reati individuati dall'art. 380 c.p.p., per i quali è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. II  16 maggio 2014 n. 776  

 

Costituiscono cause ostative alternative all'emersione dal lavoro irregolare a) la presenza di un provvedimento di espulsione per motivi diversi dal mancato rinnovo del permesso di soggiorno, salvo che sussistano le condizioni per la revoca del provvedimento in presenza di circostanze obiettive riguardanti l'inserimento sociale, esclusa l'ipotesi di denuncia per uno dei reati ex artt. 380 e 281 c.p.p.; b) la denuncia per uno di tali reati (cause ostative queste entrambe presenti nella fattispecie).

T.A.R. Roma (Lazio) sez. I  01 aprile 2014 n. 3546  



 
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