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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 381 cod. proc. penale: Arresto facoltativo in flagranza

1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

2. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno altresì facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti:

a) peculato mediante profitto dell’errore altrui previsto dall’articolo 316 del codice penale;

b) corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio prevista dagli articoli 319 comma 4 e 321 del codice penale;

c) violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista dall’articolo 336 comma 2 del codice penale;

d) commercio e somministrazione di medicinali guasti e di sostanze alimentari nocive previsti dagli articoli 443 e 444 del codice penale;

e) corruzione di minorenni prevista dall’articolo 530 del codice penale;

f) lesione personale prevista dall’articolo 582 del codice penale;

f-bis) violazione di domicilio prevista dall’art. 614, primo e secondo comma, del codice penale;

g) furto previsto dall’articolo 624 del codice penale;

h) danneggiamento aggravato a norma dell’articolo 635 comma 2 del codice penale;

i) truffa prevista dall’articolo 640 del codice penale;

l) appropriazione indebita prevista dall’articolo 646 del codice penale;

l-bis) offerta, cessione o detenzione di materiale pornografico previste dagli articoli 600-ter, quarto comma, e 600-quater del codice penale, anche se relative al materiale pornografico di cui all’articolo 600-quater.1 del medesimo codice;

m) alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non riconosciuti previste dagli articoli 3 e 24 comma 1 della legge 18 aprile 1975, n. 110;

m-bis) fabbricazione, detenzione o uso di documento di identificazione falso previsti dall’articolo 497-bis del codice penale.

m-ter) falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri, prevista dall’articolo 495 del codice penale;

m-quater) fraudolente alterazioni per impedire l’identificazione o l’accertamento di qualità personali, previste dall’articolo 495-ter del codice penale.

3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l’arresto in flagranza può essere eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all’ufficiale o all’agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l’avente diritto dichiara di rimettere la querela, l’arrestato è posto immediatamente in libertà.

4. Nelle ipotesi previste dal presente articolo si procede all’arresto in flagranza soltanto se la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto.

4-bis. Non è consentito l’arresto della persona richiesta di fornire informazioni dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero per reati concernenti il contenuto delle informazioni o il rifiuto di fornirle.


Giurisprudenza annotata

Arresto facoltativo in flagranza

E' legittimo il rigetto dell'istanza di emersione dal lavoro irregolare, in ragione della sussistenza di una sentenza emessa a seguito di patteggiamento, ex art. 444 c.p.p., per un reato commesso da extracomunitario e rientrante nell'astratta previsione dell'art. 381 c.p.p., essendo ininfluente che la condanna sia stata comminata a seguito di sentenza patteggiata ex art. 444 comma 2, c.p.p. e, quindi, anche indifferente il rito all'esito del quale il giudice penale è pervenuto ad una statuizione di condanna, rilevando invece la sostanziale natura di condanna che, per espressa volontà del legislatore, è ormai insita nel patteggiamento. Annulla Trga Trentino Alto Adige, Trento, n. 70 del 2009

Consiglio di Stato sez. III  04 marzo 2015 n. 1083  

 

L'art. 5 comma 13 lett. d), d.lg. 16 luglio 2012 n. 109 non vieta, anzi esplicitamente consente, che la regolarizzazione dell'extra comunitario venga negata in ragione di una pregressa condanna penale dello stesso per un reato contemplato dall'art. 381 c.p.p., ma esclude soltanto che si tratti di una preclusione tassativa ed automatica come quella prodotta dai reati di cui all'art. 380 c.p.p.; ciò significa che se la condanna riguarda uno dei reati contemplati dall'art. 380 c.p.p., la presunzione di pericolosità è assoluta e il diniego della sanatoria è vincolato, a nulla rilevando in contrario che la fattispecie presenti anche elementi favorevoli alla posizione dell'interessato, quali ad es. il buon inserimento sociale, la situazione familiare e lavorativa, l'avvenuta frequentazione di corsi scolastici in Italia, e simili; se, invece, la condanna riguarda uno dei reati contemplati dall'art. 381, c.p.c., la presunzione di pericolosità è solo relativa e perciò gli elementi favorevoli, se esistenti, devono essere presi in considerazione al fine di un giudizio complessivo sulla personalità dello straniero. Conferma TAR Emilia Romagna, Bologna, sez. II, n. 768 del 2014

Consiglio di Stato sez. III  31 dicembre 2014 n. 6462  

 

In riferimento all'ipotesi di arresto facoltativo, i presupposti della gravità del fatto e della pericolosità del soggetto non devono essere necessariamente presenti congiuntamente, essendo sufficiente che ricorra almeno uno dei due parametri (nel caso di specie, la Corte ha ritenuto legittimo l'arresto dell'indagato il quale, vedendo sopraggiungere i carabinieri, si era dato alla fuga, senza successo; gli venivano trovate addosso due dosi di marijuana, mentre in casa e nel garage venivano sequestrati numerosi grammi della stessa sostanza. L'arresto veniva quindi motivato come misura giustificata, in base ai trascorsi dell'uomo, alla sua personalità, al pericolo di fuga, alla reiterazione ed alla gravità del fatto, nonché, infine, alla necessità di interrompere l'azione criminosa).

Cassazione penale sez. IV  11 novembre 2014 n. 5879  

 

E' illegittimo il provvedimento di annullamento d'ufficio del permesso di soggiorno già rilasciato all'extracomunitario in ragione della condanna penale da lui successivamente riportata per resistenza a pubblico ufficiale, inquadrabile nell'art. 381 c.p.p. e quindi erroneamente ritenuta dall'Amministrazione di per sé ostativa al possesso del titolo di soggiorno, ma senza svolgere alcuna ulteriore valutazione sulla effettiva pericolosità dell'interessato per l'ordine e per la sicurezza pubblica, né sulla esistenza ed effettività dei suoi legami familiari in Italia.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  11 luglio 2014 n. 1231  

 

La quasi flagranza di cui all'art. 382 c.p.p. che, nei casi previsti dalla legge (artt. 380 e 381 c.p.p.), legittima l'arresto, presuppone una correlazione tra l'azione illecita e l'attività di limitazione della libertà che pur superando l'immediata individuazione dell'arrestato sul luogo del reato, permetta comunque la riconduzione della persona all'illecito sulla base della continuità del controllo, anche indiretto, eseguito dagli agenti della sicurezza; in particolare, ricorre lo stato di quasi flagranza quando la polizia giudiziaria abbia proceduto all'arresto in esito a ricerche immediatamente poste in essere non appena avuta notizia del reato, anche se non subito concluse ma protratte senza soluzione di continuità (confermata la convalida dell'arresto dell'imputato avvenuto 7 ore dopo i fatti incriminati, in seguito alle indagini svolte dalla polizia nel corso della mattinata, mentre l'indagato si era fatto trasportare in ospedale senza darsi alla fuga).

Cassazione penale sez. I  11 giugno 2014 n. 28246  

 

L'obbligo di procedere comunque alla valutazione della pericolosità sociale dello straniero, in caso di rigetto di permesso di soggiorno per condanna penale, concerne esclusivamente le ipotesi di condanna per uno dei reati previsti dall'art. 381 c.p.p., di per sé non sintomatici della pericolosità del soggetto che li ha commessi, e non riguarda ovviamente le condanne relative ai reati individuati dall'art. 380 c.p.p., per i quali è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. II  16 maggio 2014 n. 776  

 

In base all'art. 5 comma 13, d.lg. n. 109 del 2012 non sono ammessi alla specialissima procedura di emersione (previa dichiarazione della sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare) i lavoratori stranieri considerati una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. Il comma prosegue puntualizzando che nella valutazione della pericolosità si deve tener conto anche delle condanne, anche con sentenza non definitiva, compresa quella pronunciata a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'art. 444 c.p.p., per uno dei reati previsti dall'art. 381 del medesimo Codice.

T.A.R. Trento (Trentino-Alto Adige) sez. I  14 maggio 2014 n. 188  

 

Il rigetto dell'istanza di regolarizzazione del lavoratore extracomunitario non può essere fatto derivare automaticamente dalla pronuncia nei suoi confronti di una sentenza di condanna per uno dei reati per i quali l'art. 381 c.p.p. permette l'arresto facoltativo in flagranza, ma richiede che la Pubblica amministrazione abbia accertato che il soggetto in questione rappresenti una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  05 maggio 2014 n. 753

 

A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 172/2012, che ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 1-ter, comma 13, lett c), della L. n. 102/2009, il provvedimento di diniego in ordine alla domanda di permesso di soggiorno, presentata a seguito di emersione dal lavoro irregolare, non può essere più considerato vincolato dall'Amministrazione in presenza dei reati previsti dall'art. 381 del codice di procedura penale, bensì si richiede che l'Amministrazione possa procedere al diniego dell'istanza di emersione solo previa valutazione che l'interessato rappresenti una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.

T.A.R. Bologna (Emilia-Romagna) sez. II  21 marzo 2014 n. 326  

 

In sede di convalida dell'arresto, il giudice, oltre a verificare l'osservanza dei termini previsti dall'art. 386 comma 3 e 390 comma 1 c.p.p., deve controllare la sussistenza dei presupposti legittimanti l'eseguito arresto, ossia valutare la legittimità dell'operato della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza, in relazione allo stato di flagranza ed all'ipotizzabilità di uno dei reati richiamati dagli art. 380 e 381 c.p.p., in una chiave di lettura che non deve riguardare né la gravità indiziaria e le esigenze cautelari (valutazione questa riservata all'applicabilità delle misure cautelari coercitive), né l'apprezzamento sulla responsabilità (riservato alla fase di cognizione del giudizio di merito). (Fattispecie in cui un arresto in flagranza per illecita detenzione di sostanze stupefacenti non era stato convalidato, ritenendo non provato l'uso non personale in relazione alla modesta quantità e alle giustificazioni fornite dall'arrestato, in cui la Corte ha annullato l'ordinanza, ritenendo che erano state effettuate valutazioni sulla gravità indiziaria, ma senza rinvio considerando che comunque il giudice aveva riconosciuto implicitamente la legittimità dell'arresto). Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Palermo, 15/04/2013

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2013 n. 48471  



 
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