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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 382 cod. proc. penale: Stato di flagranza

1. E’ in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato ovvero chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

2. Nel reato permanente lo stato di flagranza dura fino a quando non è cessata la permanenza.


Giurisprudenza annotata

Stato di flagranza

Deve essere escluso lo stato di quasi flagranza qualora l'azione che porta all'arresto trova il suo momento iniziale non già in un immediato inseguimento da parte della polizia giudiziaria, ma in una denuncia della persona offesa, raccolta quando si era già consumata l'ultima frazione della condotta delittuosa (nella specie, relativa ad una ipotesi di lesioni personali, la polizia aveva adottato il provvedimento di allontanamento dalla casa familiare, non a seguito delle ricerche poste in essere in immediata successione temporale rispetto all'acquisizione della notizia del fatto da parte di coloro che vi avevano assistito o lo avevano subito; il provvedimento era stato adottato solo dopo aver raccolto la denuncia della vittima presso il pronto soccorso, cioè in un momento in cui la condotta aggressiva, integrante il reato di lesioni personali, si era già ampiamente conclusa, con una significativa soluzione di continuità).

Cassazione penale sez. VI  14 gennaio 2015 n. 8955  

 

Lo stato di flagranza previsto dall'art. 382 c.p.p. è configurabile tutte le volte in cui sia possibile stabilire un particolare nesso tra il soggetto e il reato, il quale presuppone un rapporto di contestualità tra la condotta in cui si sostanzia l'illecito ed il fatto percettivo dell'ufficiale o agente di polizia giudiziaria che interviene procedendo all'arresto. (Rigetta, G.i.p. Trib. Lanciano, 14/10/2013)

Cassazione penale sez. III  17 giugno 2014 n. 37861  

 

La quasi flagranza di cui all'art. 382 c.p.p. che, nei casi previsti dalla legge (artt. 380 e 381 c.p.p.), legittima l'arresto, presuppone una correlazione tra l'azione illecita e l'attività di limitazione della libertà che pur superando l'immediata individuazione dell'arrestato sul luogo del reato, permetta comunque la riconduzione della persona all'illecito sulla base della continuità del controllo, anche indiretto, eseguito dagli agenti della sicurezza; in particolare, ricorre lo stato di quasi flagranza quando la polizia giudiziaria abbia proceduto all'arresto in esito a ricerche immediatamente poste in essere non appena avuta notizia del reato, anche se non subito concluse ma protratte senza soluzione di continuità (confermata la convalida dell'arresto dell'imputato avvenuto 7 ore dopo i fatti incriminati, in seguito alle indagini svolte dalla polizia nel corso della mattinata, mentre l'indagato si era fatto trasportare in ospedale senza darsi alla fuga).

Cassazione penale sez. I  11 giugno 2014 n. 28246  

 

Non sussiste la condizione di c.d. “quasi flagranza” qualora l'inseguimento dell'indagato da parte della p.g. sia iniziato per effetto e solo dopo l'acquisizione di informazioni da parte di terzi.

Cassazione penale sez. IV  07 febbraio 2013 n. 15912  

 

Il concetto di quasi flagranza, deve essere inteso in senso più ampio di quello strettamente etimologico; invero, dal punto di vista tecnicogiuridico, esso ricomprende anche l'azione di ricerca, immediatamente posta in atto allorché la polizia giudiziaria sia venuta a conoscenza di un fatto reato, anche se non immediatamente conclusa, purché protratta senza soluzione di continuità (confermata l a bontà della condotta della Polizia Giudiziaria, la quale, relativamente ad una rapina, aveva provveduto a raccogliere, nell'immediatezza del fatto, le dichiarazioni della persona offesa e di un testimone e poco più di un'ora dopo aveva provveduto all'arresto; l'operato della Polizia Giudiziaria non poteva ritenersi illegittimo perché in questo lasso di tempo le indagini e le ricerche erano proseguite senza soluzione di continuità).

Cassazione penale sez. II  12 novembre 2014 n. 50873  

 

È configurabile lo stato di quasi flagranza del reato di maltrattamenti in famiglia purché: a) il singolo episodio lesivo risulti non isolato ma quale ultimo anello di una catena di comportamenti violenti o in altro modo lesivi; b) l'episodio delittuoso sia avvenuto immediatamente prima e l'autore di esso si sia dato alla fuga ovvero sia sorpreso con cose o tracce dalle quali appare che egli abbia appena commesso il reato. (Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto che correttamente il g.i.p. avesse escluso la quasi flagranza in relazione ad arresto eseguito per fatti già avvenuti al momento dell'intervento della p.g. ed in presenza di un atteggiamento genericamente "aggressivo" dell'imputato, ma non connotato da minacce o ingiurie alla persona offesa). (Rigetta, G.i.p. Trib. Bari, 07/10/2013)

Cassazione penale sez. VI  14 ottobre 2014 n. 44090  

 

La nozione di inseguimento del reo, nell'ambito della cosiddetta quasi flagranza del reato, ricomprende l'azione di ricerca immediatamente posta in essere, anche se non subito conclusa, purché protratta senza soluzione di continuità, sulla scorta delle indicazioni delle vittime, dei correi o di altre persone a conoscenza dei fatti. (Fattispecie in cui la Corte ha precisato che l'inseguimento può avvenire anche dopo un periodo di tempo necessario alla polizia giudiziaria per giungere sul luogo del delitto, acquisire notizie utili e iniziare le ricerche, ed ha ritenuto legittimo l'arresto eseguito dagli operanti intervenuti nell'immediatezza della commissione del fatto, i quali dopo circa quattro ore avevano trovato gli indagati sulla base delle dichiarazioni dei testimoni oculari e dei correi). Rigetta, Gip Trib. Nocera Inferiore, 14 giugno 2010

Cassazione penale sez. II  10 novembre 2010 n. 44369  



 
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