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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 384 cod. proc. penale: Fermo di indiziato di delitto

1. Anche fuori dei casi di flagranza, quando sussistono specifici elementi che, anche in relazione alla impossibilità di identificare l’indiziato, fanno ritenere fondato il pericolo di fuga, il pubblico ministero dispone il fermo della persona gravemente indiziata di un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e superiore nel massimo a sei anni ovvero di un delitto concernente le armi da guerra e gli esplosivi o di un delitto commesso per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico.

2. Nei casi previsti dal comma 1 e prima che il pubblico ministero abbia assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono al fermo di propria iniziativa.

3. La polizia giudiziaria procede inoltre al fermo di propria iniziativa qualora sia successivamente individuato l’indiziato ovvero sopravvengono specifici elementi, quali il possesso di documenti falsi, che rendano fondato il pericolo che l’indiziato sia per darsi alla fuga e non sia possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del pubblico ministero.


Giurisprudenza annotata

Fermo di indiziato di delitto

In presenza dei presupposti previsti dall'art. 384, comma 1, c.p.p. (arresto in flagranza e fermo), il pm può disporre il fermo anche nei confronti di una persona detenuta per un precedente titolo di custodia cautelare, che debba essere rimessa in libertà per ragioni esclusivamente formali.

Cassazione penale sez. III  10 giugno 2014 n. 28471  

 

In tema di fermo di indiziato di delitto, gli specifici elementi dai quali assumere il pericolo di fuga non devono essere tali da poter fornire la prova diretta del progetto di fuga; infatti, essendo la fuga un avvenimento futuro e incerto, la probabilità del suo verificarsi può essere desunta da elementi indiziari, potendosi ritenere fondato il pericolo di fuga, ai fini dell'apprezzamento del giudice della convalida, quando una persona ragionevole, in base agli elementi disponibili al momento del fermo, riterrebbe che l'indagato stia per darsi alla fuga. (Nella specie, rigettando il ricorso dell'imputato, è stata ritenuta corretta la decisione del giudice della convalida che aveva sostenuta l'esistenza del pericolo concreto di fuga, tra l'altro, dal comportamento del fermato che aveva abbandonato l'ospedale, pur dopo avere appreso dai medici, cui si era rivolto per aver ingerito ovuli contenenti sostanza stupefacente, che poteva essere in pericolo di vita, era risultato irreperibile presso la sua abitazione, emergeva avere avuto contatti con l'estero con riferimento agli illeciti in materia di stupefacenti).

Cassazione penale sez. III  15 maggio 2014 n. 29978  

 

In tema di convalida dell'arresto, è legittimo che il giudice effettui sulle attestazioni della polizia giudiziaria un sindacato di attendibilità, che, però, va condotto con l'oggetto e gli standard propri della sede, senza, cioè, che vengano sviluppati argomenti e metodi tipici della fase cautelare o di merito e senza soprattutto tener conto di possibili ed eventuali successivi sviluppi istruttori. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato il diniego di convalida di un arresto facoltativo sulla scorta della versione difensiva dell'arrestato e prospettando un eventuale sviluppo istruttorio conseguente la possibilità in futuro di sentire un testimone e di visionare immagini riprese da una telecamera). Annulla senza rinvio, Trib. Ferrara, 28/02/2013

Cassazione penale sez. VI  03 dicembre 2013 n. 700  

 

Nella motivazione della convalida del fermo il giudice deve far riferimento a concreti e specifici elementi di fatto risultanti dagli atti con riferimento ai parametri normativi che nella realtà consentono e legittimano la misura precautelare nei confronti di persona gravemente indiziata di reato, non essendo a tal fine sufficiente l'utilizzazione di formule di stile, adattabili a qualsiasi situazione, senza che ciò comporti una verifica sulla ragionevolezza dell'operato della polizia giudiziaria cui è attribuita una sfera di discrezionalità. (Nella specie è stata ritenuta incoerente la motivazione con la quale il g.i.p. aveva escluso la sussistenza del pericolo di fuga, nonostante il fermato - gravemente indiziato di violenza sessuale e del reato di cui all'art. 497 ter c.p. - avesse rivelato, nell'interrogatorio, la sua intenzione di trasferirsi all'estero per trovare lavoro "il più presto possibile"). Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Varese, 12/01/2013

Cassazione penale sez. III  11 luglio 2013 n. 39452

 

È legittimo il fermo emesso dal pubblico ministero a seguito di sentenza di condanna di primo grado in presenza del pericolo di fuga, non ostando a tale provvedimento le previsioni di cui al comma 2 art. 384 c.p.p., e al comma 4 art. 307 c.p.p., che si riferiscono soltanto al fermo della polizia giudiziaria.

Cassazione penale sez. I  23 maggio 2013 n. 26693  

 

In presenza dei presupposti previsti dall'art. 384 comma 1 c.p.p., è legittimo il fermo di persona indiziata di delitto disposto dal p.m. nei confronti di persona rimessa formalmente in libertà, ancorché ancora di fatto detenuta, in relazione ad un precedente titolo di custodia cautelare dichiarato inefficace per la nullità dell'interrogatorio di garanzia. (Nell'applicare tale principio, la Corte ha chiarito che l'obbligo del previo interrogatorio dell'indagato, scarcerato per la caducazione del precedente titolo cautelare ai sensi dell'art. 302 c.p.p., non si riferisce al provvedimento di fermo eventualmente adottato dal p.m. dopo la scarcerazione). Rigetta, Trib. lib. Ancona, 06/03/2012

Cassazione penale sez. I  13 marzo 2013 n. 19733

 

Il fermo di indiziato di delitto previsto dall'art. 77 d.lg. n. 159 del 2011 richiede quali presupposti i medesimi di cui al fermo ex art. 384 c.p.p., e cioè i gravi indizi di colpevolezza ed il pericolo di fuga. Rigetta, Gip Trib. Foggia, 24/03/2012

Cassazione penale sez. VI  23 novembre 2012 n. 1746  

 

Per eseguire il fermo di indiziato di delitto ex art. 77 d.lg. 6 settembre 2011 n. 159 devono ricorrere entrambi i presupposti del fermo ordinario previsto dall’art. 384 c.p.p.: i gravi indizi di reato e il pericolo di fuga.

Cassazione penale sez. IV  17 luglio 2012 n. 29911  

 

Il giudice della convalida del fermo (o dell'arresto in flagranza) deve prendere in esame gli elementi di fatto esistenti al momento in cui il provvedimento di cautela è stato adottato e non può tener conto dei fatti emersi successivamente.

Cassazione penale sez. I  08 febbraio 2012 n. 8708  

 

Il "pericolo di fuga" atto a giustificare il fermo dell'indiziato di un delitto non può dirsi superato in conseguenza della sopravvenuta effettività della fuga, e sussiste anche quando l'indiziato si sia immediatamente allontanato dal luogo del fatto e sia rimasto momentaneamente irreperibile, giacché per condizione di chi si sia "dato alla fuga" deve intendersi solo quella nella quale il soggetto abbia già realizzato lo scopo di sottrarsi, in modo per lui sufficientemente sicuro, alle ricerche della giustizia. (Fattispecie nella quale la predetta condizione è stata ritenuta sussistente in un caso nel quale l'indagato si era allontanato dal luogo ove viveva con la compagna, venendo ritrovato soltanto a seguito di indagini non semplici).

Cassazione penale sez. II  20 ottobre 2011 n. 48367  



 
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