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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 385 cod. proc. penale: Divieto di arresto o di fermo in determinate circostanze

1. L’arresto o il fermo non è consentito quando, tenuto conto delle circostanze del fatto, appare che questo è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in presenza di una causa di non punibilità.


Giurisprudenza annotata

Divieto di arresto o di fermo in determinate circostanze

Il giudice della convalida dell'arresto in flagranza deve operare con giudizio "ex ante", avendo riguardo alla situazione in cui la polizia giudiziaria ha provveduto, senza tener conto degli elementi non conosciuti o non conoscibili della stessa, che siano successivamente emersi. (Fattispecie nella quale la mancata convalida dell'arresto era fondata sull'utilizzo di documentazione medica prodotta all'udienza da cui risultava un grave deficit intellettivo dell'imputato che escludeva la cosciente consumazione del reato; in motivazione la Corte ha precisato che, in questo caso, è consentito al giudice accertare se sia o meno evidente la causa di non punibilità di cui all'art. 385 c.p.p. onde valutare come illegittimo l'arresto). Annulla con rinvio, Gip Trib. S.M.C.Vetere s.d. Aversa 04/06/2009

Cassazione penale sez. III  07 luglio 2010 n. 35962  

 

Lo straniero extracomunitario, il cui datore di lavoro abbia presentato domanda di cd. emersione ex art. 1 ter l. n. 102 del 2009, non può essere arrestato in flagranza del delitto ex art. 14 comma 5 ter d.lg. n. 286 del 1998 sino alla conclusione del conseguente procedimento amministrativo (in motivazione, viene evidenziato che, in virtù della sospensione ex art. 1 ter comma 8 l. n. 102 del 2009 dei procedimenti penali, pendenti (anche) a suo carico, il lavoratore straniero - per cui sia stata presentata istanza di emersione - non può essere arrestato per violazione dell'ordine di allontanamento questorio, ex art. 14 comma 5 ter d.lg. n. 286 del 1998, sino all'esaurimento del conseguente procedimento amministrativo, specie se abbia fatto presente, anche verbalmente, alla polizia giudiziaria operante, la sua situazione).

Cassazione penale sez. I  21 aprile 2010 n. 24814  

 

In sede di convalida dell'arresto in flagranza, il giudice deve limitarsi a verificare la sussistenza degli estremi della flagranza, la configurabilità di una delle ipotesi di arresto e il rispetto dei termini della procedura di convalida, senza spingersi ad accertare l'elemento soggettivo del reato ipotizzato nei confronti dell'arrestato, la cui verifica è demandata alle successive fasi processuali. (Fattispecie nella quale il giudice non aveva convalidato per difetto del dolo l'arresto per evasione di un imputato allontanatosi senza autorizzazione dal luogo degli arresti domiciliari).

Cassazione penale sez. VI  21 aprile 2008 n. 21984

 

In caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari, concernenti il divieto di allontanarsi dal luogo di detenzione per ragioni diverse da quelle autorizzate, deve escludersi che la norma di cui all'art. 276, comma 1-ter, c.p.p. imponga automaticamente l'aggravamento della misura degli arresti domiciliari con la misura della custodia cautelare in carcere, dovendosi ritenere che essa richieda comunque al giudice una valutazione in concreto del disvalore della condotta di trasgressione. (Fattispecie in cui la persona sottoposta agli arresti domiciliari era stata autorizzata ad allontanarsi dalla propria abitazione per partecipare all'udienza dinanzi al Tribunale, e al termine dell'udienza, anziché fare rientro nell'abitazione, si era recata presso un ufficio postale ove era stata tratta in arresto dalla p.g. per il reato di evasione).

Cassazione penale sez. VI  18 febbraio 2008 n. 21487  

 

In tema di convalida dell'arresto facoltativo in flagranza, il controllo che il g.i.p. è tenuto a compiere circa i presupposti richiesti dalla legge per la privazione dello "status libertatis" (gravità del fatto e personalità dell'arrestato) non può esorbitare da una verifica di ragionevolezza quanto all'operato della polizia giudiziaria alla quale è istituzionalmente attribuita una sfera discrezionale nell'apprezzamento dei presupposti stessi. Di conseguenza, al fine di consentire la convalida, è sufficiente che la polizia giudiziaria - cui non incombe il dovere di una specifica motivazione - ponga il giudice in condizione di verificare se l'atto, in relazione alle concrete circostanze di fatto come si presentano alla polizia stessa, esprima una ragionevole valutazione dei presupposti indicati dall'art. 381 c.p.p. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato un provvedimento di diniego di convalida, in quanto il giudice di merito, sul rilievo di non essere stato posto dalla polizia giudiziaria in condizione di valutare la gravità del fatto, si era sostituito ad essa nel diretto apprezzamento dei presupposti oggettivi della facoltà di arresto, rapportando la sua valutazione a parametri inadeguati).

Cassazione penale sez. I  30 giugno 2000 n. 4737  

 

Nel procedere all'arresto in flagranza la polizia giudiziaria è tenuta ad accertare la sussistenza dei presupposti e delle condizioni legittimanti la misura e, preliminarmente, sulla base dei criteri indicati dagli art. 380 e 381 c.p.p., a verificare se trattasi di arresto obbligatorio o facoltativo. Di tale accertamento e della relativa scelta la polizia giudiziaria deve dare puntuale contezza, pur senza procedere ad esporre le motivazioni della scelta effettuata. Sicché è sufficiente l'esposizione degli elementi dai quali i predetti parametri sono stati desunti, così da consentire al giudice, in sede di convalida, di effettuare la verifica di legittimità. Il tutto secondo quanto si desume dal disposto degli art. 389 comma 2 (che prevede la liberazione dell'arrestato quando risulta evidente che l'arresto è stato eseguito fuori dei casi previsti dalla legge), e 385 c.p.p. (che impone il divieto di arresto in presenza di determinate circostanze di non punibilità accertabili dalla stessa polizia giudiziaria).

Cassazione penale sez. VI  04 giugno 1993



 
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