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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 386 cod. proc. penale: Doveri della polizia giudiziaria in caso di arresto o di fermo

1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o il fermo o hanno avuto in consegna l’arrestato, ne danno immediata notizia al pubblico ministero del luogo ove l’arresto o il fermo è stato eseguito. Consegnano all’arrestato o al fermato una comunicazione scritta, redatta in forma chiara e precisa e, se questi non conosce la lingua italiana, tradotta in una lingua a lui comprensibile, con cui lo informano:
a) della facoltà di nominare un difensore di fiducia e di essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato nei casi previsti dalla legge;
b) del diritto di ottenere informazioni in merito all’accusa;
c) del diritto all’interprete ed alla traduzione di atti fondamentali;
d) del diritto di avvalersi della facoltà di non rispondere;
e) del diritto di accedere agli atti sui quali si fonda l’arresto o il fermo;
f) del diritto di informare le autorità consolari e di dare avviso ai familiari;
g) del diritto di accedere all’assistenza medica di urgenza;
h) del diritto di essere condotto davanti all’autorità giudiziaria per la convalida entro novantasei ore dall’avvenuto arresto o fermo;
i) del diritto di comparire dinanzi al giudice per rendere l’interrogatorio e di proporre ricorso per cassazione contro l’ordinanza che decide sulla convalida dell’arresto o del fermo.

1-bis. Qualora la comunicazione scritta di cui al comma 1 non sia prontamente disponibile in una lingua comprensibile all’arrestato o al fermato, le informazioni sono fornite oralmente, salvo l’obbligo di dare comunque, senza ritardo, comunicazione scritta all’arrestato o al fermato.

2. Dell’avvenuto arresto o fermo gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria informano immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato dal pubblico ministero a norma dell’articolo 97.

3. Qualora non ricorra l’ipotesi prevista dall’articolo 389 comma 2, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero al più presto e comunque non oltre ventiquattro ore dall’arresto o dal fermo. Entro il medesimo termine trasmettono il relativo verbale, anche per via telematica, salvo che il pubblico ministero autorizzi una dilazione maggiore. Il verbale contiene l’eventuale nomina del difensore di fiducia, l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo in cui l’arresto o il fermo è stato eseguito e l’enunciazione delle ragioni che lo hanno determinato nonché la menzione dell’avvenuta consegna della comunicazione scritta o dell’informazione orale fornita ai sensi del comma 1-bis.

4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero mediante la conduzione nella casa circondariale o mandamentale del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito, salvo quanto previsto dall’articolo 558.

5. Il pubblico ministero può disporre che l’arrestato o il fermato sia custodito, in uno dei luoghi indicati nel comma 1 dell’articolo 284 ovvero, se ne possa derivare grave pregiudizio per le indagini, presso altra casa circondariale o mandamentale.

6. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria trasmettono il verbale di fermo anche al pubblico ministero che lo ha disposto, se diverso da quello indicato nel comma 1.

7. L’arresto o il fermo diviene inefficace se non sono osservati i termini previsti dal comma 3.


Giurisprudenza annotata

Doveri della polizia giudiziaria in caso di arresto o di fermo

In sede di convalida dell'arresto, il giudice, oltre a verificare l'osservanza dei termini previsti dall'art. 386 comma 3 e 390 comma 1 c.p.p., deve controllare la sussistenza dei presupposti legittimanti l'eseguito arresto, ossia valutare la legittimità dell'operato della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza, in relazione allo stato di flagranza ed all'ipotizzabilità di uno dei reati richiamati dagli art. 380 e 381 c.p.p., in una chiave di lettura che non deve riguardare né la gravità indiziaria e le esigenze cautelari (valutazione questa riservata all'applicabilità delle misure cautelari coercitive), né l'apprezzamento sulla responsabilità (riservato alla fase di cognizione del giudizio di merito). (Fattispecie in cui un arresto in flagranza per illecita detenzione di sostanze stupefacenti non era stato convalidato, ritenendo non provato l'uso non personale in relazione alla modesta quantità e alle giustificazioni fornite dall'arrestato, in cui la Corte ha annullato l'ordinanza, ritenendo che erano state effettuate valutazioni sulla gravità indiziaria, ma senza rinvio considerando che comunque il giudice aveva riconosciuto implicitamente la legittimità dell'arresto). Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Palermo, 15/04/2013

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2013 n. 48471  

 

L'inosservanza, da parte della polizia giudiziaria, del dovere di avvertire l'arrestato o il fermato della facoltà di nominare un difensore di cui all'art. 386 c.p.p., non essendo sanzionata sul piano processuale, non determina alcuna forma di invalidità o inefficacia dell'atto. Rigetta, App. Milano, 04/04/2012

Cassazione penale sez. VI  25 giugno 2013 n. 34083  

 

In sede di convalida dell'arresto, il giudice, oltre a verificare l'osservanza dei termini previsti dall'art. 386, comma terzo e 390, comma primo, cod. proc. pen., deve controllare la sussistenza dei presupposti legittimanti l'eseguito arresto, ossia valutare la legittimità dell'operato della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza, in relazione allo stato di flagranza ed all'ipotizzabilità di uno dei reati richiamati dagli artt. 380 e 381 cod. proc. pen., in una chiave di lettura che non deve riguardare né la gravità indiziaria e le esigenze cautelari (valutazione questa riservata all'applicabilità delle misure cautelari coercitive), né l'apprezzamento sulla responsabilità (riservato alla fase di cognizione del giudizio di merito). Rigetta, Trib. Busto Arsizio, 25/08/2011

Cassazione penale sez. VI  12 aprile 2012 n. 25625

 

L'autorizzazione del p.m. a dilazionare la trasmissione del verbale di arresto può essere concessa anche oralmente, poiché l'art. 386, comma 3, c.p.p. non prevede l'adozione di forme particolari.

Cassazione penale sez. IV  09 febbraio 2012 n. 18843  

 

In tema di convalida dell'arresto, il giudice, oltre a procedere a una verifica formale circa l'osservanza dei termini previsti dagli art. 386, comma 3, e 390, comma 1, c.p.p, deve valutare la legittimità dell'operato della polizia giudiziaria sulla base di un controllo di ragionevolezza in relazione allo stato di flagranza e all'ipotizzabilità di uno dei reati di cui agli art. 380 e 381 c.p.p, senza tuttavia prendere in considerazione l'aspetto della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari (la cui valutazione rileva in sede di applicazione delle misure cautelari) e senza sconfinare in apprezzamenti riservati alla fase di cognizione del giudizio di merito. La verifica e la valutazione in oggetto va fatta con riferimento all'uso ragionevole dei poteri discrezionali utilizzati dalla polizia giudiziaria, di modo che solamente quando, in detta chiave di lettura, venga rilevato un eccesso di discrezionalità, il giudice può non convalidare l'arresto, fornendo in proposito adeguata motivazione.

Cassazione penale sez. IV  10 giugno 2011 n. 39764

 

In sede di convalida dell'arresto in flagranza, il giudice, ai sensi dell'art. 391, comma 4, c.p.p., deve limitarsi a controllare: a) l'osservanza formale dei termini dagli art. 386, comma 3, e 390, comma 1, c.p.p.; b) la sussistenza dei presupposti legittimanti l'eseguito arresto, secondo il disposto degli art. 380, 381 e 382 c.p.p., ossia se ricorrono gli estremi della flagranza e se sia configurabile, con riferimento al caso specifico, una delle ipotesi criminose che consentono o impongono l'arresto ("fumus commissi delicti"); nonché c) a valutare la legittimità dell'operato della polizia giudiziaria sulla base di un "controllo di ragionevolezza" dell'arresto stesso in relazione allo stato di flagranza e alla ipotizzabilità di uno dei reati di cui agli art. 380 e 381 c.p.p. Tale ultimo controllo deve essere condotto in una prospettiva di lettura che, da un lato, non può riguardare l'aspetto della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari (riservato, ex art. 391, comma 5, c.p.p. in combinato con gli art. 273 e 274 c.p.p., all'applicabilità delle misure cautelari coercitive), e che, dall'altro lato, non può sconfinare in un apprezzamento dei presupposti per l'affermazione della responsabilità, riservato alla fase di ncognizione del giudizio di merito. Ne consegue, quindi, che la verifica e la valutazione in oggetto vanno fatte in riferimento all'uso ragionevole dei poteri discrezionali in concreto esercitati dalla polizia giudiziaria e, ove il giudice ritenga che la polizia abbia ecceduto, deve fornire in proposito adeguata motivazione.

Cassazione penale sez. III  24 novembre 2010 n. 3075

 

In tema di controllo in sede di convalida dell'arresto in flagranza, il giudice, verificato il rispetto dei termini di rito (art. 386, comma 3, e 390, comma 1, c.p.p.), deve limitarsi a compiere una valutazione volta a chiarire l'esistenza del fumus commissi delicti allo scopo di stabilire se l'indagato sia stato privato della libertà in presenza della flagranza di uno dei reati previsti dagli art. 380 e 381 c.p.p., dovendosi escludere che tale valutazione investa l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza ovvero la sussistenza delle esigenze cautelari, il cui apprezzamento va riservato alla successiva fase dell'eventuale applicazione delle misure cautelari.

Cassazione penale sez. VI  16 giugno 2010 n. 38676  

 

In tema di procedimento disciplinare a carico dei magistrati, la disciplina processuale di cui all'art. 32 bis d.lg. 23 febbraio 2006 n. 109, introdotta dall'art. 1, comma 3, l. 24 ottobre 2006 n. 269, non può essere applicata retroattivamente, in modo tale da travolgere gli effetti degli atti che si siano già prodotti al momento della sua entrata in vigore. Deve, pertanto, escludersi la nullità dell'interrogatorio del magistrato incolpato, per fatti commessi prima del 19 giugno 2006 (data di entrata in vigore del d.lg. n. 109 del 2006), qualora esso sia stato effettuato, prima dell'introduzione dell'art. 32 bis, in base al disposto di cui all'art. 16 del citato decreto, applicabile all'atto istruttorio ratione temporis, anziché a norma degli art. 379 o 386 c.p.p., secondo la disciplina transitoria di cui all'art. 32 bis suddetto, nella parte in cui (comma 1) prevede che le disposizioni del d.lg. n. 109 del 2006 si applicano ai procedimenti disciplinari promossi a decorrere dalla data della sua entrata in vigore.

Cassazione civile sez. un.  05 febbraio 2009 n. 2732  

 

Ai fini della legittimità dell'arresto facoltativo in flagranza non è necessaria la presenza congiunta della gravità del fatto e della pericolosità dell'agente, essendo sufficiente, a norma dell'art. 381, comma 4, c.p.p., che ricorra almeno uno di detti parametri, fermo restando che alla polizia giudiziaria non incombe un dovere di esplicita motivazione, purché attraverso il verbale di arresto vengano forniti al giudice gli elementi sufficienti per un controllo sulla ragionevolezza della misura adottata, il cui esercizio deve essere congruamente motivato, una volta verificata la sussistenza dei presupposti temporali indicati negli art. 386, comma 3 e 390, comma 1, stesso codice e della flagranza.

Cassazione penale sez. III  08 giugno 2007 n. 32186  

 

In tema di convalida dell'arresto, il giudice, oltre a procedere a una verifica formale circa l'osservanza dei termini previsti dagli art. 386, comma 3 e 390, comma 1, c.p.p., deve controllare la sussistenza dei presupposti legittimanti l'eseguito arresto ossia valutare la legittimità dell'operato della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza in relazione allo stato di flagranza e all'ipotizzabilità di uno dei reati di cui agli art. 380 e 381 c.p.p, senza tuttavia prendere in considerazione l'aspetto della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari (riservato alla valutazione di applicabilità delle misure cautelari) e senza sconfinare in apprezzamenti riservati alla fase di cognizione del giudizio di merito. La verifica e la valutazione in oggetto vanno fatte con riferimento all'uso ragionevole dei poteri discrezionali utilizzati dalla polizia giudiziaria e solamente quando, in detta chiave di lettura, venga rilevato un eccesso di tale discrezionalità, il giudice può non convalidare l'arresto, fornendo in proposito adeguata motivazione.

Cassazione penale sez. I  27 ottobre 2006 n. 39053  



 
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