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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 389 cod. proc. penale: Casi di immediata liberazione dell’arrestato o del fermato

1. Se risulta evidente che l’arresto o il fermo è stato eseguito per errore di persona o fuori dei casi previsti dalla legge o se la misura dell’arresto o del fermo è divenuta inefficace a norma degli articoli 386 comma 7 e 390 comma 3, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l’arrestato o il fermato sia posto immediatamente in libertà.

2. La liberazione è altresì disposta prima dell’intervento del pubblico ministero dallo stesso ufficiale di polizia giudiziaria, che ne informa subito il pubblico ministero del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito.


Giurisprudenza annotata

Casi di immediata liberazione dell'arrestato o del fermato

Il giudizio di convalida del fermo o dell'arresto deve essere eseguito anche nel caso in cui il p.m. abbia rimesso in libertà il fermato o l'arrestato per una qualsiasi ragione, non essendo egli esonerato dall'obbligo di sottoporre al controllo giurisdizionale l'operato della polizia giudiziaria. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato l'ordinanza del g.i.p. che aveva dichiarato inammissibile la richiesta del p.m. di non convalidare un arresto, in quanto eseguito fuori flagranza, dopo avere già posto in libertà l'arrestato, ai sensi dell'art. 389 c.p.p.).

Cassazione penale sez. I  06 dicembre 2011 n. 998  

 

In tema di convalida dell'arresto, si deve escludere che il giudice possa procedere ad una convalida non richiesta dal p.m. - con conseguente nullità ex art. 178, lett. b) c.p.p. -, non avendo un potere di iniziativa autonoma in tal senso e non essendo previsto alcun equivalente alla richiesta del p.m., indefettibile, di convalida (Nel caso di specie il p.m. aveva già liberato l'arrestato ai sensi dell'art. 389 c.p.p.).

Cassazione penale sez. I  18 maggio 2011 n. 25635

 

Nel caso in cui il pubblico ministero abbia liberato di sua iniziativa l'arrestato ai sensi dell'art. 389 c.p.p., egli non è obbligato a richiedere la procedura di convalida dell'arresto, né il giudice può procedere di sua iniziativa alla procedura di convalida nonostante l'omessa richiesta del pubblico ministero (fattispecie di giudizio direttissimo obbligatorio).

Cassazione penale sez. I  18 maggio 2011 n. 25635  

 

L'interesse del p.m. a ricorrere per cassazione avverso l'ordinanza di mancata convalida dell'arresto in flagranza sussiste sia al fine di far emergere l'illegittimità della situazione derivante dall'ordinanza di non convalida che incide sullo stato di libertà personale dell'indagato, sia al fine di evitare che, in sede di fungibilità della detenzione (art. 657 c.p.p.), l'indagato possa costituirsi, per eventuali reati precedentemente commessi, un'impropria riserva di pena derivante dalla privazione della libertà personale senza titolo. A ciò dovendosi aggiungere l'ulteriore interesse potenziale all'eliminazione dei presupposti per l'azionabilità di un'eventuale domanda di riparazione per ingiusta detenzione (art. 314 e ss. c.p.p.). Infine, l'interesse del pubblicoministero può correlarsi anche all'esigenza di vedere comunque riconosciute correttezza e legittimità dell'operato della polizia giudiziaria che ha proceduto all'arresto non convalidato, che si correla a sua volta, indirettamente, all'esigenza di vedere riconosciute correttezza e legittimità dell'azione del proprio ufficio, che quell'operato ha condiviso e fatto proprio: giacché, prima dell'udienza di convalida, che è in escluso potere del p.m. richiedere ex art. 390 c.p.p., l'ufficio requirente è chiamato a svolgere una diretta delibazione che, in alternativa alla richiesta di convalida dell'arresto e di eventuale applicazione di una misura cautelare, può sfociare nell'immediata liberazione dell'arrestato (art. 389 c.p.p.).

Cassazione penale sez. VI  16 giugno 2010 n. 38676  

 

Ai sensi dell'art. 4 comma 3, t.u. 25 luglio 1998 n. 286, è legittimo il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno opposto allo straniero condannato per i reati considerati dall'art. 389 c.p.p. ed anche per condanne precedenti l'entrata in vigore della legge.

T.A.R. Perugia (Umbria)  11 maggio 2005 n. 256

 

Nessuna informazione ex art. 369 bis c.p.p. è dovuta all'arrestato o al fermato prima dell'interrogatorio del p.m. ai sensi dell'art. 388 c.p.p., finalizzato, da un lato, all'assunzione delle determinazioni in ordine all'esercizio dell'azione penale e al promovimento delle necessarie iniziative investigative e, dall'altro, a garantire l'immediata liberazione della persona privata della libertà personale ex art. 389 c.p.p., nel caso in cui l'arresto o il fermo sia stato eseguito per errore di persona o fuori dei casi previsti dalla legge.

Cassazione penale sez. I  13 febbraio 2003 n. 9492  

 

La facoltà che l'art. 386 comma 3 c.p.p. concede al p.m. di autorizzare una "dilazione maggiore" per la trasmissione del verbale di fermo o di arresto va esercitata caso per caso, con riferimento alle specifiche circostanze di fatto, di tempo e di luogo, nelle quali la trasmissione degli atti entro le prescritte 24 ore può risultare impossibile ovvero oggettivamente difficoltosa. In tali oggettive difficoltà non possono essere ricomprese le modalità organizzative o gli orari degli uffici giudiziari, che invece devono essere articolati secondo le priorità delle funzioni e delle competenze istituzionali, tra cui anche la pronta attivazione del p.m. per l'immediata liberazione dell'arrestato o del fermato ai sensi dell'art. 389 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  12 febbraio 2003 n. 20509  

 

L'ufficiale di p.g. che assiste, a norma dell'art. 373 comma 6 c.p.p., all'assunzione di informazioni da una persona informata sui fatti ad opera del p.m. può procedere, di propria iniziativa o per disposizione dello stesso p.m., all'arresto, in flagranza o quasi flagranza, dell'esaminato ove si ritenga che stia rendendo, o abbia reso, false informazioni e, quindi, sia incorso nel reato di cui all'art. 371-bis c.p.; fermo restando, nel primo caso, che il p.m. può sempre avvalersi del potere di porre nel nulla l'arresto ai sensi dell'art. 389 comma 1 c.p.p..

Cassazione penale sez. VI  06 maggio 1994



 
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