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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 390 cod. proc. penale: Richiesta di convalida dell’arresto o del fermo

1. Entro quarantotto ore dall’arresto o dal fermo il pubblico ministero, qualora non debba ordinare la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato , richiede la convalida al giudice per le indagini preliminari competente in relazione al luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito.

2. Il giudice fissa l’udienza di convalida al più presto e comunque entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza ritardo, al pubblico ministero e al difensore.

3. L’arresto o il fermo diviene inefficace se il pubblico ministero non osserva le prescrizioni del comma 1.

3-bis. Se non ritiene di comparire, il pubblico ministero trasmette al giudice, per l’udienza di convalida, le richieste in ordine alla libertà personale con gli elementi su cui le stesse si fondano.


Giurisprudenza annotata

Richiesta di convalida dell'arresto o del fermo

In tema di comunicazione dell'udienza di convalida, un avviso dato in orario tale o con anticipo talmente ridotto rispetto all'udienza da rendere ragionevolmente presumibile o giustificata una mancata conoscenza dell'avviso ovvero comunque oggettivamente impossibile una partecipazione informata del difensore, deve considerarsi nullo e determinare pertanto la nullità derivata dell'ordinanza di convalida (ai sensi degli artt. 178, comma 1, lett. c, 179, comma 1 e 185 c.p.p.), non perché non sia stato rispettato un termine minimo in realtà non previsto ma proprio per l'inidoneità dell'atto a conseguire il suo scopo e, dunque, per violazione del diritto di difesa discendente dalla sostanziale, ancorché non formale, inosservanza della norma (art. 390, comma 2, c.p.p.) che impone di dare avviso al difensore dell'udienza di convalida 'senza ritardo' (nella specie, la Corte ha ritenuto nullo l'avviso comunicato alle ore 8,02 del mattino, in orario e anteriore alla ordinaria apertura di uno studio professionale, per una udienza fissata per le ore 10,30 dello stesso giorno).

Cassazione penale sez. IV  03 dicembre 2014 n. 3820  

 

In sede di convalida dell'arresto, il giudice, oltre a verificare l'osservanza dei termini previsti dall'art. 386 comma 3 e 390 comma 1 c.p.p., deve controllare la sussistenza dei presupposti legittimanti l'eseguito arresto, ossia valutare la legittimità dell'operato della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza, in relazione allo stato di flagranza ed all'ipotizzabilità di uno dei reati richiamati dagli art. 380 e 381 c.p.p., in una chiave di lettura che non deve riguardare né la gravità indiziaria e le esigenze cautelari (valutazione questa riservata all'applicabilità delle misure cautelari coercitive), né l'apprezzamento sulla responsabilità (riservato alla fase di cognizione del giudizio di merito). (Fattispecie in cui un arresto in flagranza per illecita detenzione di sostanze stupefacenti non era stato convalidato, ritenendo non provato l'uso non personale in relazione alla modesta quantità e alle giustificazioni fornite dall'arrestato, in cui la Corte ha annullato l'ordinanza, ritenendo che erano state effettuate valutazioni sulla gravità indiziaria, ma senza rinvio considerando che comunque il giudice aveva riconosciuto implicitamente la legittimità dell'arresto). Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Palermo, 15/04/2013

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2013 n. 48471  

 

In tema di evasione, la sussistenza del presupposto della legalità dell'arresto o della detenzione va verificata con esclusivo riferimento al momento della esecuzione della misura limitativa della libertà personale. (In applicazione del principio, la Corte ha confermato la condanna per evasione in caso di arresto in flagranza che, effettuato nei confronti di persona poi datasi alla fuga dai locali della Questura dove era stata condotta, non era stato convalidato per la mancata formulazione della richiesta di cui all'art. 390 c.p.p.). Rigetta, App. Milano, 04/04/2012

Cassazione penale sez. VI  25 giugno 2013 n. 34083  

 

Nel caso di avvenuta liberazione dell'arrestato ai sensi dell'art. 121 c.p.p. la richiesta di convalida dell'arresto non è soggetta ai termini tassativi di cui all'art. 390 primo e terzo comma c.p.p. Annulla senza rinvio, Gip Trib. Bergamo, 27/03/2012

Cassazione penale sez. VI  21 novembre 2012 n. 45891  

 

In tema di udienza di convalida dell'arresto o del fermo, l'art. 390 comma 2 c.p.p. prevede che dell'udienza sia dato avviso "senza ritardo" al p.m. e ai difensori, non configurando così alcuno specifico termine in considerazione della presenza di una obiettiva situazione di urgenza, che impone l'intervento di una decisione rapida dell'autorità giudiziaria. Ne deriva la possibilità di utilizzare forme atipiche di avviso, la cui validità prescinde dalla conoscenza effettiva dell'informazione da parte dell'interessato. (Da queste premesse, la Corte ha ritenuto valida la notificazione dell'avviso al difensore a mezzo di "Sms" sull'utenza cellulare e irrilevante la circostanza della mancata conoscenza del messaggio a causa del mancato ascolto della registrazione; cfr. sez. un. 30 ottobre 2002, A.).

Cassazione penale sez. IV  11 luglio 2012 n. 30984  

 

In sede di convalida dell'arresto, il giudice, oltre a verificare l'osservanza dei termini previsti dall'art. 386, comma terzo e 390, comma primo, cod. proc. pen., deve controllare la sussistenza dei presupposti legittimanti l'eseguito arresto, ossia valutare la legittimità dell'operato della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza, in relazione allo stato di flagranza ed all'ipotizzabilità di uno dei reati richiamati dagli artt. 380 e 381 cod. proc. pen., in una chiave di lettura che non deve riguardare né la gravità indiziaria e le esigenze cautelari (valutazione questa riservata all'applicabilità delle misure cautelari coercitive), né l'apprezzamento sulla responsabilità (riservato alla fase di cognizione del giudizio di merito). Rigetta, Trib. Busto Arsizio, 25/08/2011

Cassazione penale sez. VI  12 aprile 2012 n. 25625  

 

In sede di convalida dell'arresto in flagranza, il giudice, ai sensi dell'art. 391, comma 4, c.p.p., deve limitarsi a controllare: a) l'osservanza formale dei termini dagli art. 386, comma 3, e 390, comma 1, c.p.p.; b) la sussistenza dei presupposti legittimanti l'eseguito arresto, secondo il disposto degli art. 380, 381 e 382 c.p.p., ossia se ricorrono gli estremi della flagranza e se sia configurabile, con riferimento al caso specifico, una delle ipotesi criminose che consentono o impongono l'arresto ("fumus commissi delicti"); nonché c) a valutare la legittimità dell'operato della polizia giudiziaria sulla base di un "controllo di ragionevolezza" dell'arresto stesso in relazione allo stato di flagranza e alla ipotizzabilità di uno dei reati di cui agli art. 380 e 381 c.p.p. Tale ultimo controllo deve essere condotto in una prospettiva di lettura che, da un lato, non può riguardare l'aspetto della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari (riservato, ex art. 391, comma 5, c.p.p. in combinato con gli art. 273 e 274 c.p.p., all'applicabilità delle misure cautelari coercitive), e che, dall'altro lato, non può sconfinare in un apprezzamento dei presupposti per l'affermazione della responsabilità, riservato alla fase di ncognizione del giudizio di merito. Ne consegue, quindi, che la verifica e la valutazione in oggetto vanno fatte in riferimento all'uso ragionevole dei poteri discrezionali in concreto esercitati dalla polizia giudiziaria e, ove il giudice ritenga che la polizia abbia ecceduto, deve fornire in proposito adeguata motivazione.

Cassazione penale sez. III  24 novembre 2010 n. 3075  

 

In tema di udienza di convalida, l'art. 390, comma 2, c.p.p. non impone al g.i.p. alcun termine specifico per avvisare il difensore della relativa fissazione, prevedendo soltanto che L'avviso deve essere dato "senza ritardo". Inoltre, il successivo art. 391, comma 2, c.p.p. stabilisce che "se il difensore di fiducia o di ufficio non è stato reperito o non è comparso, il giudice provvede a norma dell'art. 97, comma 4", così ribadendo la prevalente esigenza della rapidità che caratterizza il procedimento della convalida, costituente espressione della garanzia dell'"habeas corpus", assicurata all'arrestato o al fermato dall'art. 13 comma 3, cost. (cfr., del resto, anche gli art. 5, comma 3, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata e resa esecutiva con la l. 4 agosto 1955 n. 848, e 9, comma 3, del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, ratificato e reso esecutivo con l. 25 ottobre 1977 n. 881): da queste premesse, la Corte ha ritenuto che, in considerazione della distanza dello studio del difensore dal luogo di svolgimento dell'udienza, fosse sufficiente l'avviso dato al difensore circa un ora e mezzo prima dell'inizio dell'udienza, all'uopo rinviata proprio per consentire di avvisare il secondo difensore di fiducia originariamente non preavvisato.

Cassazione penale sez. VI  16 novembre 2010 n. 42155  

 

Le esigenze di rapidità del procedimento di convalida legittimano il rinvio ad horas dell'udienza ed il suo avviso via fax al difensore non presente. L'art. 390, comma 2, c.p.p., infatti, non impone al g.i.p. alcun termine specifico per avvisare l'avvocato di fiducia della fissazione della relativa udienza, ma prevede solo che l'avviso deve essere dato "senza ritardo". A prevalere, pertanto, sono i tempi estremamente ristretti dell'udienza di convalida (nella specie, la Corte ha respinto il ricorso dell'imputato che lamentava la violazione di legge per l'omesso avviso di fissazione dell'udienza di convalida al codifensore di fiducia).

Cassazione penale sez. VI  16 novembre 2010 n. 42155  

 

Ha pieno valore e non deve essere rinnovato dal giudice comp0etente per il merito l’interrogatorio reso dall’arrestato o fermato davanti al giudice competente per la convalida ai sensi dell’art. 390 comma 1 c.p.p. (e quindi legittimato ad effettuare l’interrogatorio in tale sede) anche se non tale in relazione al luogo del commesso delitto a meno che non siano stati contestati all’indagato o all’imputato fatti nuovi ovvero il provvedimento emesso ex art. 27 c.p.p. non sia fondato su indizi o esigenze cautelari in tutto o in parte diversi rispetto a quelli posti a fondamento dell’ordinanza cautelare emessa dal giudice incompetente. (Nella specie l’udienza di convalida si era tenuta legittimante dinnanzi al gip competente - gip del tribunale di Castrovillari - per essere avvenuto nel relativo circondario il fermo).

Tribunale Catanzaro sez. II  28 ottobre 2010

 

Il riferimento espressamente contenuto nell'art. 390 c.p.p. attribuisce al giudice del luogo ove l'arresto o il fermo è stato eseguito la competenza in ordine alla convalida del fermo di persona indagata, che è funzionale ed assolutamente inderogabile, essendo del tutto irrilevante l'eventuale diversità del luogo di redazione del verbale di fermo.

Tribunale Milano sez. XII  01 ottobre 2010

 

L'interesse del p.m. a ricorrere per cassazione avverso l'ordinanza di mancata convalida dell'arresto in flagranza sussiste sia al fine di far emergere l'illegittimità della situazione derivante dall'ordinanza di non convalida che incide sullo stato di libertà personale dell'indagato, sia al fine di evitare che, in sede di fungibilità della detenzione (art. 657 c.p.p.), l'indagato possa costituirsi, per eventuali reati precedentemente commessi, un'impropria riserva di pena derivante dalla privazione della libertà personale senza titolo. A ciò dovendosi aggiungere l'ulteriore interesse potenziale all'eliminazione dei presupposti per l'azionabilità di un'eventuale domanda di riparazione per ingiusta detenzione (art. 314 e ss. c.p.p.). Infine, l'interesse del pubblicoministero può correlarsi anche all'esigenza di vedere comunque riconosciute correttezza e legittimità dell'operato della polizia giudiziaria che ha proceduto all'arresto non convalidato, che si correla a sua volta, indirettamente, all'esigenza di vedere riconosciute correttezza e legittimità dell'azione del proprio ufficio, che quell'operato ha condiviso e fatto proprio: giacché, prima dell'udienza di convalida, che è in escluso potere del p.m. richiedere ex art. 390 c.p.p., l'ufficio requirente è chiamato a svolgere una diretta delibazione che, in alternativa alla richiesta di convalida dell'arresto e di eventuale applicazione di una misura cautelare, può sfociare nell'immediata liberazione dell'arrestato (art. 389 c.p.p.).

Cassazione penale sez. VI  16 giugno 2010 n. 38676



 
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