codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 4 cod. proc. penale: Regole per la determinazione della competenza

1. Per determinare la competenza si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato, fatta eccezione delle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.


Giurisprudenza annotata

Regole per determinare la competenza

In tema di reati tributari, la competenza per territorio determinata dalla connessione per i reati di emissione di false fatture e di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, trattandosi in ogni caso di reati di pari gravità, per la irrilevanza ex art. 4 c.p.p. della configurabilità di eventuali circostanze attenuanti, appartiene a norma dell'art. 16 c.p.p. al giudice del luogo dove è stato commesso il primo reato, non potendo trovare applicazione i criteri previsti dall'art. 18 d.lg. n. 74 del 2000, posto che questi ultimi sono applicabili solo quando è contestato un "singolo reato tributario". (Rigetta, Trib. lib. Pistoia, 28/01/2014 )

Cassazione penale sez. III  04 giugno 2014 n. 37858  

 

In applicazione del combinato disposto degli art. 4 e 33 bis, comma 2, c.p.p., rientra tra i reati attribuiti alla cognizione del tribunale in composizione collegiale il delitto di resistenza a pubblico ufficiale, circostanziato ai sensi dell'art. 339, comma 2, c.p., da considerarsi come circostanza aggravante ad effetto speciale. Dichiara competenza, Trib. Bergamo, 21/05/2012

Cassazione penale sez. I  28 novembre 2012 n. 1656

 

La sospensione dell'esecuzione della procedura di estradizione ed il vano decorso del termine di quindici giorni previsto dall'art. 708, comma 5, c.p.p. per la consegna dell'estradando in tema di estradizione per l'estero determinano la perdita di efficacia della misura cautelare in essere - che si protragga oltre i termini previsti dall'art. 4 c.p.p. - solo laddove la mancata consegna sia attribuibile all'inerzia dello Stato richiedente "che non provvede a prendere in consegna l'estradando" ovvero allorquando la mancata consegna dipenda da una scelta politica del Ministro della giustizia italiano. Di contro, se la sospensione dell'esecuzione del decreto ministeriale avviene in forza di un provvedimento del g.a. deve escludersi la caducazione automatica della misura cautelare, dovendosi in proposito applicare la disciplina in tema di sospensione dei termini di durata della custodia cautelare dettata dall'art. 304 c.p.p., applicabile in sede di procedura di estradizione in virtù del rinvio che l'art. 714, comma 2, c.p.p., opera, quando applicabili, alle disposizioni del titolo I del libro IV del codice di rito.

Cassazione penale sez. VI  08 febbraio 2006 n. 10110  

 

Ai fini della decisione della questione riguardante la competenza per territorio determinata dalla connessione, il delitto previsto dall'art. 12 commi 1 e 3 d.lg. 25 luglio 1998 n. 286 (compimento di attività dirette a favorire l'ingresso abusivo di stranieri nel territorio dello Stato), in conseguenza della contestazione di circostanza aggravante ad effetto speciale (consistente nell'aver posto in essere le attività illecite al fine di reclutamento di persone destinate alla prostituzione), è punito con la reclusione da cinque a quindici anni ed è quindi, secondo le regole stabilite dall'art. 4 c.p.p., più grave rispetto al delitto di cui all'art. 600 bis c.p. (riduzione in schiavitù), se non ricorre nemmeno in fatto l'aggravante di cui all'art. 600 sexies comma 1 c.p.

Corte assise Milano  18 dicembre 2001

 

Alla luce della disciplina sulla ripartizione delle attribuzioni tra tribunale in composizione collegiale e tribunale in composizione monocratica, di cui agli art. 33 bis e 33 ter c.p.p., il reato di omicidio colposo previsto dal comma 3 dell'art. 589 c.p. è attribuito alla cognizione del tribunale in composizione monocratica, trattandosi di ipotesi di concorso formale di reati unificati esclusivamente "quoad poenam" e non di circostanza aggravante ad effetto speciale, rilevante ai sensi dell'art. 4 c.p.p.

Tribunale Lodi  24 febbraio 2000

 

In tema di competenza per materia del pretore, la rilevanza delle circostanze aggravanti ad effetto speciale, stabilita in via generale dall'art. 4 c.p.p., opera solo in relazione al criterio attribuito della competenza di cui al comma 1 dell'art. 7 c.p.p., basato sul riferimento alla pena edittale. Detta rilevanza è invece da escludere con riguardo alle ipotesi previste nel comma 2 del citato art. 7, come nel caso della resistenza a pubblico ufficiale aggravata ex art. 339 c.p., per cui l'attribuzione della competenza del pretore è fondata unicamente sul "nomen juris". Ciò trova conferma nel fatto che, in talune di dette ipotesi (di cui alle lett. f) e g) concernenti i maltrattamenti in famiglia e la rissa) il legislatore, volendo attribuire rilievo a circostanze ad effetto speciale, ne ha fatto specifica menzione.

Tribunale Milano  10 giugno 1998

 

In tema di competenza per materia del pretore, la rilevanza delle circostanze aggravanti ad effetto speciale, stabilita in via generale dall'art. 4 c.p.p., opera soltanto in relazione al criterio attributivo della competenza fissato nel comma 1 dell'art. 7 stesso codice, giacché soltanto tale criterio si basa sul riferimento alla pena edittale. Detta rilevanza è invece da escludere con riguardo alle ipotesi previste nel comma 2 del citato art. 7, in cui l'attribuzione della competenza è fondata unicamente sul "nomen juris" dei reati ivi contemplati, come dimostrato anche dal fatto che, in talune di dette ipotesi (in particolare quelle di cui alle lett. b) e g) concernenti, rispettivamente, il reato di maltrattamenti in famiglia e quello di rissa), il legislatore, volendo invece attribuire rilievo a circostanze ad effetto speciale, ne ha fatto specifica menzione. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, risolvendo un conflitto, ha ritenuto sussistente la competenza del pretore in un caso di resistenza a p.u. aggravata, ai sensi dell'art. 339 c.p., dal concorso di più persone riunite).

Cassazione penale sez. I  08 gennaio 1996 n. 26  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti