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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 405 cod. proc. penale: Inizio dell’azione penale

1. Il pubblico ministero, quando non deve richiedere l’archiviazione, esercita l’azione penale, formulando l’imputazione, nei casi previsti nei titoli II, III, IV e V del libro VI ovvero con richiesta di rinvio a giudizio.

1-bis. Il pubblico ministero, al termine delle indagini, formula richiesta di archiviazione quando la Corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ai sensi dell’articolo 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta alle indagini.

2. Salvo quanto previsto dall’articolo 415-bis, il pubblico ministero richiede il rinvio a giudizio entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato. Il termine è di un anno se si procede per taluno dei delitti indicati nell’articolo 407 comma 2 lettera a).

3. Se è necessaria la querela, l’istanza o la richiesta di procedimento, il termine decorre dal momento in cui queste pervengono al pubblico ministero.

4. Se è necessaria l’autorizzazione a procedere, il decorso del termine è sospeso dal momento della richiesta a quello in cui l’autorizzazione perviene al pubblico ministero.

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La Corte Costituzionale con sentenza 20 – 24 aprile 2009, n. 121 (in G.U. 1a s.s. 29/04/2009, n. 17) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 405, comma 1-bis, del codice di procedura penale, aggiunto dall’art. 3 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento).


Giurisprudenza annotata

Inizio dell'azione penale

La sospensione necessaria del processo civile per pregiudizialità penale, ai sensi dell'art. 295 cod. proc. civ., nell'ipotesi in cui alla commissione del reato oggetto dell'imputazione penale una norma di diritto sostanziale ricolleghi un effetto sul diritto oggetto del giudizio civile, è subordinata alla condizione della contemporanea pendenza dei due processi, civile e penale, e, quindi, dell'avvenuto esercizio dell'azione penale da parte del P.M. nei modi previsti dall'art. 405 cod. proc. pen., mediante la formulazione dell'imputazione o la richiesta di rinvio a giudizio, sicché tale sospensione non può essere disposta sul presupposto della mera presentazione di una denuncia e della conseguente apertura di indagini preliminari. Regola sospensione

Cassazione civile sez. VI  13 gennaio 2015 n. 313  

 

Agli effetti della sospensione del procedimento disciplinare a carico di un pubblico dipendente, l'esercizio dell'azione penale, ai sensi degli artt. 60 e 405 c.p.p., si realizza con la richiesta del Pubblico Ministero di rinvio a giudizio a norma dell'art. 416 dello stesso c.p.p. e con gli altri atti con i quali si chiede al giudice di decidere sulla pretesa punitiva; di qui l'irrilevanza, agli effetti del procedimento disciplinare, di ogni precedente attività istruttoria e di indagine in base alla quale può pervenirsi o all'istanza di archiviazione o alla formale richiesta di rinvio a giudizio per il prosieguo dell'accusa. Annulla TAR Lazio, Roma, sez. I, n. 7848 del 2009.

Consiglio di Stato sez. III  24 novembre 2014 n. 5784  

 

La sospensione necessaria del processo civile per pregiudizialità penale, ex art. 295 c.p.c., è subordinata, a norma dell'art. 211 disp. att. c.p.p., alla condizione che l'azione penale sia stata effettivamente esercitata, nelle forme previste dall'art. 405 c.p.p. mediante la formulazione o la richiesta di rinvio a giudizio. Ciò significa che la sospensione richiede, quale primo e irrinunciabile presupposto, la contemporanea pendenza dei due processi, civile e penale, sicché la sospensione stessa non può essere disposta sul presupposto della mera presentazione di una denuncia o di una querela e della conseguente apertura di indagini preliminari.

Cassazione civile sez. VI  23 luglio 2014 n. 16700  

 

A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 405, comma 1 bis, c.p.p., non permane l'interesse dell'indagato a ricorrere per l'annullamento di provvedimenti applicativi di misure cautelari interdittive che - "medio tempore" - siano stati revocati o siano divenuti inefficaci, in quanto alle misure interdittive non si estende l'istituto della riparazione per ingiusta detenzione, che solo giustifica la persistenza di uno specifico e concreto interesse all'impugnazione in caso di cessazione dell'operatività della misura. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Lecce, 13/08/2013 )

Cassazione penale sez. V  16 maggio 2014 n. 42839

 

Il riferimento alla "pendenza di un procedimento penale" di cui all' art. 11 del d.P.R. 737/1981, in materia di sanzioni disciplinari per il personale dell'Amministrazione di pubblica sicurezza, deve ritenersi riferito all'assunzione della veste di imputato, non apparendo sufficiente allo scopo la mera posizione di indagato: non vi è dubbio infatti che, nel vigente sistema processuale, l'azione "penale" cominci con la "richiesta di rinvio a giudizio", secondo il dettato appunto dell'art. 405 c.p.p., alla luce del coordinato disposto degli art. 50 (azione penale) e 60 (assunzione della qualità di imputato) del medesimo codice. (ConfermaTarPA 1242/ 2012).

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd.  09 maggio 2014 n. 251  

 

In tema di indagini preliminari, il p.m. - ancorché la riunione in senso tecnico, ex art. 17 e 19 c.p.p., possa avere per oggetto solo processi e non procedimenti ed essere disposta solo dal giudice e non dal p.m. - ha la facoltà di svolgere indagini contestuali e congiunte relativamente a distinti procedimenti, unificando, a tal fine, i numeri identificativi degli stessi e formando un unico fascicolo delle indagini preliminari, fermo restando che, ai fini della disciplina di cui agli art. 405 c.p.p., ciò che fa fede è la data di iscrizione di ogni singola notizia di reato nei confronti di ciascuno degli indagati ex art. 335 c.p.p. Detta facoltà - che trova la sua base normativa nell'art. 130 disp. att. c.p.p. - incontra solo il limite dato dal disposto dell'art. 17 c.p.p. consistente nella necessità che, in tal caso, ricorra almeno una delle ipotesi in cui è ammessa la riunione di processi. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha ritenuto gli atti investigativi assunti in costanza del termine di cui all'art. 407 c.p.p., in quanto il procedimento originariamente iscritto a carico dell'indagato era stato successivamente riunito prima della scadenza del termine prorogato ad altro procedimento cui ha fatto seguito richiesta di ulteriore proroga, seppur portante il numero di RGNR del solo procedimento a cui il primo era stato riunito). (Rigetta, Trib. lib. Messina, 15/04/2013 )

Cassazione penale sez. V  18 dicembre 2013 n. 2174  

 

Nel caso in cui, nell'ambito di un procedimento penale l'indagato/imputato presenti denuncia sostenendo che le accuse rivoltegli sono volutamente false, compete sempre al p.m., unico soggetto titolare dell'azione penale e come tale legittimato a individuare nell'atto portato a sua conoscenza la “notitia criminis”, verificare se e come iscrivere tale denuncia. Pertanto, il p.m., ben potrà limitarsi a inserire tale denuncia agli atti del processo a carico dell'indagato/imputato, senza procedere a una sua autonoma iscrizione: in tale evenienza gli argomenti proposti potranno, semmai, essere valutati riconoscendo all'atto il contenuto di una memoria ex art.121 c.p.p. Invece, ove il p.m. ritenga di iscrivere la denuncia nel registro delle notizie di reato, il fascicolo non potrà avere altro sbocco che la richiesta di archiviazione o l'esercizio dell'azione penale, come stabilito dall'art. 405, comma 1, del c.p.p.: nel primo caso, si renderà necessario seguire la procedura disciplinata dagli art. 408 ss.; mentre, nel secondo caso, il p.m. potrà ritenere l'infondatezza della notizia di reato "principale" e procedere per il diverso reato di calunnia.

Cassazione penale sez. VI  16 luglio 2013 n. 45206  

 

Qualora il p.m. acquisisca nel corso delle indagini preliminari elementi in ordine ad ulteriori fatti costituenti reato nei confronti della stessa persona già iscritta nel registro di cui all'art. 335 c.p.p., deve procedere a nuova iscrizione ed il termine per le indagini preliminari, previsto dall'art. 405 c.p.p., decorre in modo autonomo per ciascuna successiva iscrizione nell'apposito registro. (Fattispecie relativa a più iscrizioni avvenute in momenti diversi per diverse ipotesi di truffa a compagnie assicuratrici). Rigetta, Trib. Bari, 29/10/2012

Cassazione penale sez. II  22 marzo 2013 n. 29143  

 

La sospensione necessaria del processo civile per pregiudizialità penale, ai sensi dell'art. 295 c.p.c., nell'ipotesi in cui alla commissione del reato oggetto dell'imputazione penale una norma di diritto sostanziale ricolleghi un effetto sul diritto oggetto del giudizio civile, è subordinata alla condizione della contemporanea pendenza dei due processi, civile e penale, e, quindi, dell'avvenuto esercizio dell'azione penale da parte del p.m. nei modi previsti dall'art. 405 c.p.p., mediante la formulazione dell'imputazione o la richiesta di rinvio a giudizio, sicché tale sospensione non può essere disposta sul presupposto della mera presentazione di una denuncia e della conseguente apertura di indagini preliminari.

Cassazione civile sez. VI  28 giugno 2012 n. 10974  

 

Ai fini della previsione di cui all'art. 405 cod. proc. pen., la decorrenza del termine delle indagini preliminari va calcolata dal momento della formale ed effettiva iscrizione nell'apposito registro (art. 335 cod. proc. pen.,) delle generalità della persona alla quale il reato stesso sia stato attribuito e non da quello in cui il P.M. ha disposto l'iscrizione medesima. Annulla con rinvio, Gip Trib. Vibo Valentia, 04/05/2011

Cassazione penale sez. VI  19 marzo 2012 n. 25385  



 
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