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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 406 cod. proc. penale: Proroga del termine

1. Il pubblico ministero, prima della scadenza, può richiedere al giudice, per giusta causa, la proroga del termine previsto dall’articolo 405. La richiesta contiene l’indicazione della notizia di reato e l’esposizione dei motivi che la giustificano.

2. Ulteriori proroghe possono essere richieste dal pubblico ministero nei casi di particolare complessità delle indagini ovvero di oggettiva impossibilità di concluderle entro il termine prorogato.

2-bis. Ciascuna proroga può essere autorizzata dal giudice per un tempo non superiore a sei mesi.

2-ter. Qualora si proceda per i reati di cui agli articoli 572, 589, secondo comma, e 590, terzo comma, e 612-bis del codice penale, la proroga di cui al comma 1 può essere concessa per non più di una volta.

3. La richiesta di proroga è notificata, a cura del giudice, con l’avviso della facoltà di presentare memorie entro cinque giorni dalla notificazione, alla persona sottoposta alle indagini nonché alla persona offesa dal reato che, nella notizia di reato o successivamente alla sua presentazione, abbia dichiarato di volere esserne informata. Il giudice provvede entro dieci giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle memorie.

4. Il giudice autorizza la proroga del termine con ordinanza emessa in camera di consiglio senza intervento del pubblico ministero e dei difensori.

5. Qualora ritenga che allo stato degli atti non si debba concedere la proroga, il giudice, entro il termine previsto dal comma 3 secondo periodo, fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa notificare avviso al pubblico ministero, alla persona sottoposta alle indagini nonché, nella ipotesi prevista dal comma 3, alla persona offesa dal reato. Il procedimento si svolge nelle forme previste dall’articolo 127.

5-bis. Le disposizioni dei commi 3, 4 e 5 non si applicano se si procede per taluno dei delitti indicati nell’articolo 51 comma 3-bis e nell’articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 4 e 7-bis. In tali casi, il giudice provvede con ordinanza entro dieci giorni dalla presentazione della richiesta, dandone comunicazione al pubblico ministero.

6. Se non ritiene di respingere la richiesta di proroga, il giudice autorizza con ordinanza il pubblico ministero a proseguire le indagini.

7. Con l’ordinanza che respinge la richiesta di proroga, il giudice, se il termine per le indagini preliminari è già scaduto, fissa un termine non superiore a dieci giorni per la formulazione delle richieste del pubblico ministero a norma dell’articolo 405.

8. Gli atti di indagine compiuti dopo la presentazione della richiesta di proroga e prima della comunicazione del provvedimento del giudice sono comunque utilizzabili sempre che, nel caso di provvedimento negativo, non siano successivi alla data di scadenza del termine originariamente previsto per le indagini.

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La Corte costituzionale, con la sentenza 2-15 aprile 1992, n. 174 (in G.U. 1a s.s. 22/4/1992 n. 17) ha dichiarato la illegittimità costituzionale:

– dell’art. 406 primo nella parte in cui prevede che il giudice possa prorogare il termine per le indagini preliminari solo “prima della scadenza” del termine stesso.

– Visto l’art. 27 della legge 11 marzo 1953 n. 87; Dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 406, secondo comma, del codice di procedura penale nella parte in cui prevede che il giudice possa concedere ulteriori proroghe del termine per le indagini preliminari solo “prima della scadenza del termine prorogato”.


Giurisprudenza annotata

Proroga del termine

La richiesta di proroga del termine per la conclusione delle indagini preliminari, da notificare all'indagato per consentirgli di controdedurre, deve contenere, ai sensi dell'art. 406 c.p.p., l'indicazione della notizia di reato - senza che siano necessarie indicazioni temporali e spaziali del fatto né delle norme che si intendono violate in concreto - e l'esposizione dei motivi che giustificano la proroga, i quali costituiscono l'oggetto del contraddittorio (Fattispecie nella quale la richiesta di proroga, notificata all'indagato, conteneva l'erronea indicazione dell'art. 646 c.p. in luogo dell'art. 644 c.p.). (Dichiara inammissibile, App. Napoli, 02/05/2013 )

Cassazione penale sez. II  05 giugno 2014 n. 30228  

 

La richiesta di proroga del termine per la conclusione delle indagini preliminari, da notificare all'indagato per consentirgli di controdedurre, deve contenere, ai sensi dell'art. 406 c.p.p., l'indicazione della notizia di reato - senza che siano necessarie indicazioni temporali e spaziali del fatto né delle norme che si intendono violate in concreto - e l'esposizione dei motivi che giustificano la proroga, i quali costituiscono l'oggetto del contraddittorio. Rigetta, Trib. lib. Lecce, 06/03/2012

Cassazione penale sez. V  04 dicembre 2012 n. 5782  

 

L'omessa notifica all'indagato della richiesta di proroga delle indagini preliminari non è causa di nullità, nè determina l'inutilizzabilità degli atti d'indagine compiuti dopo la sua presentazione.

Cassazione penale sez. V  27 gennaio 2012 n. 19873

 

Non è abnorme, ma legittimo e perciò inoppugnabile, il provvedimento con cui il g.i.p. autorizzi il p.m.alla prosecuzione delle indagini nei confronti di ignoti, fissando il termine di mesi sei, in quanto la determinazione del termine per la proroga delle indagini, previsto dall'art. 406, comma 2 - bis, c.p.p., è applicabile, in forza della norma di rinvio dell'art. 415, comma 3, c.p.p., anche al provvedimento che autorizza la prosecuzione delle indagini nei confronti di ignoti, nelle medesime ipotesi per le quali essa è autorizzabile nei confronti di indagati noti. Dichiara inammissibile, G.i.p. Trib. Benevento, 18/12/2009

Cassazione penale sez. VI  24 maggio 2011 n. 22509  

 

L'inosservanza delle forme di cui all'art. 127 c.p.p., in violazione del richiamo ad esse contenuto nell'art. 406 comma 5 c.p.p., non vale a far qualificare come abnorme, e quindi, ricorribile per cassazione, il provvedimento con il quale il giudice delle indagini preliminari abbia dichiarato inammissibile, "inaudita altera parte" e senza la preventiva fissazione dell'udienza di trattazione in camera di consiglio, la richiesta di proroga avanzata dal p.m. Dichiara inammissibile, Gip Trib. Potenza, 14/07/2009

Cassazione penale sez. IV  05 marzo 2010 n. 15652  

 

Il termine di indagine fissato dalle disposizioni contenute negli art. 405-407 c.p.p., decorre dalla data della effettiva iscrizione e non dalla data in cui la notizia di reato avrebbe potuto essere iscritta; la decisione in ordine al momento dell'iscrizione, infatti, è rimessa al solo p.m., cui compete valutare quando emergano in concreto i presupposti dell'atto, e non è soggetta al sindacato del giudice. Da ciò discende che l'eventuale valutazione giudiziale di tardività della iscrizione non comporta la inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti fino a quel momento.

Cassazione penale sez. III  17 dicembre 2007 n. 4974  

 

Il termine, previsto dall'art. 406 comma 1 c.p.p., entro il quale il pubblico ministero deve presentare la richiesta di proroga delle indagini preliminari — al cui scadere consegue l'inutilizzabilità degli atti di indagine condotta ai sensi dell'art. 407 comma 3 c.p.p — va calcolato dal giorno della formale iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro e non dalla data, eventualmente diversa, in cui il pubblico ministero avrebbe dovuto iscriverla.

Ufficio Indagini preliminari Milano  27 settembre 2006

 

L'attività di indagine del p.m. è disciplinata, quanto ai tempi entro cui può essere esercitata, dagli art. 405 comma 2, 407 comma 3, 415 bis commi 4 e 5, 419 comma 3 e 430 c.p.p. Dall'insieme di tali disposizioni emerge, quale regola generale, che il termine entro cui il p.m. deve compiere le indagini è di sei mesi (salvo proroga autorizzata dal giudice) dalla data in cui il nominativo dell'indagato è iscritto nel registro delle notizie di reato ai sensi dell'art. 335 c.p.p. e che gli atti di indagine compiuti dopo la scadenza di tale termine e prima dell'esercizio dell'azione penale sono inutilizzabili. Una deroga a tale principio è stata introdotta dal comma 5 art. 415 bis c.p.p.: tale norma prevede l'utilizzabilità degli atti compiuti su richiesta dell'indagato in seguito all'avviso di conclusione delle indagini nel termine previsto dal comma 4 art. 415 bis c.p.p., anche se effettuati dopo la scadenza del termine di cui all'art. 405, 406 e 407 comma ultimo c.p.p. Per la fase successiva, che si apre con il deposito della richiesta di rinvio a giudizio, il comma 3 art. 419 c.p.p. attribuisce al p.m. il potere di svolgere indagini suppletive utilizzabili in ogni caso e, cioè, anche se la richiesta di rinvio a giudizio viene depositata dopo la scadenza dei termini di cui agli art. 405, 406 e 407 c.p.p. Infine, il potere di svolgere indagini, pur con alcune limitazioni, permane in capo al p.m. anche dopo l'emissione del decreto di rinvio a giudizio, come si desume a contrario dal disposto dell'art. 430 c.p.p.

Ufficio Indagini preliminari Torino  29 giugno 2006

 

Affinché un atto processuale si consideri "emesso", diventando ad ogni effetto conoscibile e controllabile, deve uscire dalla sfera di disponibilità di chi lo ha firmato (pubblico ministero o giudice) ed essere conseguentemente depositato presso la segreteria del p.m. o la cancelleria del giudice che provvede alle relative attestazioni. Non è, invero, prospettabile un potere di "autocertificazione" della data degli atti nemmeno quando essa sia posta a fianco della firma: in quel momento, infatti, il provvedimento è stato certamente "deliberato", ma non ancora "esternato" e non ha raggiunto una rilevanza intersoggettiva all'interno del processo. Peraltro, nulla vieta che il p.m., saltando ogni forma di attestazione presso la sua segreteria, faccia pervenire direttamente all'ufficio del giudice l'atto solo da lui firmato, ma in tal caso l'uscita dalla disponibilità, e quindi la rilevanza esterna, si verifica soltanto in quel momento. (Nella specie, il difensore degli indagati aveva presentato atto di opposizione alla richiesta del p.m. di proroga delle indagini preliminari eccependone la tardività, in quanto presentata oltre il termine di sei mesi dall'iscrizione degli indagati nel registro delle notizie di reato. Segnatamente, l'iscrizione ex art. 335 c.p.p. era avvenuta il 22 agosto 2005, mentre la richiesta di proroga, "firmata" dal p.m. il 20 febbraio 2006, era "pervenuta" alla cancelleria del g.i.p. la mattina del 23 febbraio 2006: il termine stabilito dall'art. 406, comma 1, c.p.p. era quindi da ritenersi scaduto con conseguente rigetto della richiesta di proroga da parte del g.i.p.).

Ufficio Indagini preliminari Milano  08 giugno 2006

 

Il terzo comma dell'art. 406 c.p.p. dispone che l'avviso in esso previsto debba essere notificato alla persona sottoposta alle indagini, nonché alla persona offesa dal reato che, nella notizia di reato o successivamente alla sua presentazione, abbia dichiarato di voler essere informata. La norma dunque non prevede alcuna notifica dell'avviso al difensore, cosicché l'omessa nomina di un difensore d'ufficio all'indagato che ne sia privo e la notifica allo stesso dell'avviso non possono in alcun caso ritenersi adempimenti imposti dalla lettera della legge processuale nell'ambito della procedura dettata per la proroga del termine di indagine preliminare. Ne consegue che il provvedimento di proroga successivamente emesso non può ritenersi nullo.

Ufficio Indagini preliminari Milano  06 giugno 2006

 

Non è abnorme, ed è anzi legittimo, il provvedimento con il quale il giudice, alla decorrenza del primo semestre dall'iscrizione della notizia di reato nel procedimento contro ignoti, autorizza la prosecuzione delle indagini preliminari fissando un termine per la durata delle ulteriori investigazioni, posto che il comma 3 dell'art. 415 del codice di rito impone l'osservanza, in quanto applicabili, di tutte le disposizioni del titolo VIII del codice stesso, tra le quali è compresa la norma di cui all'art. 406 comma 2 bis, che limita ad un tempo non superiore a sei mesi le proroghe autorizzabili dal giudice. (In motivazione la Corte, valutando gli argomenti utili per la soluzione della questione affrontata, ha incidentalmente affermato che resta invece inapplicabile al procedimento contro ignoti, per la ritenuta sua incompatibilità, la disciplina fissata all'art. 414 c.p.p. in tema di riapertura delle indagini dopo il provvedimento di archiviazione).

Cassazione penale sez. un.  28 marzo 2006 n. 13041  

 

È legittima, da parte del Gip che autorizza la prosecuzione delle indagini nei procedimenti contro ignoti, l'apposizione del termine di sei mesi di cui all'art. 406, comma 2 bis, c.p.p., dovendosi applicare a detti procedimenti, per il rinvio operato dall'art. 415, comma 3, c.p.p., la disciplina prevista per la definizione delle indagini nei procedimenti contro soggetti noti.

Cassazione penale sez. un.  28 marzo 2006 n. 13041  

 

Non è abnorme, ma legittimo e perciò inoppugnabile, il provvedimento con cui il g.i.p. autorizzi il p.m. alla prosecuzione delle indagini nei confronti di ignoti, fissando il termine di mesi sei, in quanto la determinazione del termine per la proroga delle indagini, previsto dal'art. 406 comma 2-bis c.p.p., è applicabile, in forza della norma di rinvio dell'art. 415 comma 3 c.p.p., novellato ad opera della l. n. 479 del 1999, anche al provvedimento che autorizza la prosecuzione delle indagini nei confronti di ignoti, nelle medesime ipotesi per le quali essa è autorizzabile nei confronti di indagati noti.

Cassazione penale sez. un.  28 marzo 2006 n. 13040  



 
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