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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 410 cod. proc. penale: Opposizione alla richiesta di archiviazione

1. Con l’opposizione alla richiesta di archiviazione la persona offesa dal reato chiede la prosecuzione delle indagini preliminari indicando, a pena di inammissibilità, l’oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova.

2. Se l’opposizione è inammissibile e la notizia di reato è infondata, il giudice dispone l’archiviazione con decreto motivato e restituisce gli atti al pubblico ministero.

3. Fuori dei casi previsti dal comma 2, il giudice provvede a norma dell’articolo 409 commi 2, 3, 4 e 5, ma, in caso di più persone offese, l’avviso per l’udienza è notificato al solo opponente.


Giurisprudenza annotata

Opposizione alla richiesta di archiviazione

La persona offesa non è legittimata al ricorso personale avverso il decreto di archiviazione e tale principio opera anche quando la persona offesa abbia la qualità di avvocato iscritto all'albo speciale della corte di cassazione; ciò perché la persona offesa è soggetto del procedimento che ha comunque connotati autonomi e differenti rispetto a quelli solo funzionali all'eventuale successivo esercizio dell'azione civile nel caso di passaggio alla fase processuale.

Cassazione penale sez. VI  04 febbraio 2015 n. 8995

 

Nell'archiviare con decreto un procedimento penale nonostante l'opposizione proposta dal denunciante, ai sensi del secondo comma dell'articolo 410 c.p.p., il giudice è chiamato a motivare specificamente in ordine sia alla infondatezza della notizia di reato che alle cause della inammissibilità dell'opposizione suddetta per omessa indicazione dell'oggetto delle investigazioni suppletive e/o dei relativi elementi di prova (nella specie, la persona offesa, allegando idonea documentazione all'opposizione all'archiviazione, aveva sollecitato un approfondimento di indagine. Per tali ragioni, la Corte. ha annullato il provvedimento impugnato e rinviato al Tribunale per un nuovo esame).

Cassazione penale sez. V  25 novembre 2014 n. 6444  

 

Nell'archiviare "de plano" nonostante l'opposizione proposta dal denunciante, ai sensi del secondo comma dell'art. 410 cod. proc. pen., il giudice delle indagini preliminari deve motivare specificamente in ordine sia alla infondatezza della notizia di reato sia all'inammissibilità dell'opposizione, che può essere dichiarata per omessa indicazione dell'oggetto delle investigazioni suppletive o dei relativi elementi di prova, ovvero per difetto di pertinenza o di rilevanza degli elementi indicati, in quanto inidonei ad incidere sulle risultanze delle indagini preliminari; ove difettino tali condizioni, l'archiviazione "de plano" determina una violazione del contraddittorio censurabile con ricorso per cassazione.

Cassazione penale sez. VI  06 novembre 2014 n. 53433  

 

In tema di archiviazione, l'omessa fissazione da parte del g.i.p. dell'udienza camerale di cui all'art. 410 c.p.p. e l'omessa motivazione in ordine all'inammissibilità dell'opposizione proposta avverso la relativa richiesta formulata dal p.m. costituiscono violazione sostanziale del diritto della persona offesa al contraddittorio ex art. 178, comma 1, lett. c), c.p.p., deducibile in quanto tale come motivo di ricorso per cassazione. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento di archiviazione, emesso dal g.i.p. senza provvedere sull'atto di opposizione all'archiviazione tempestivamente inoltrato con raccomandata postale). (Annulla senza rinvio, Gip Trib. Castrovillari, 31/01/2013 )

Cassazione penale sez. VI  17 settembre 2014 n. 38801  

 

Ai fini dell'ammissibilità dell'opposizione della persona offesa alla richiesta di archiviazione, il giudice deve valutare non solo la pertinenza ma anche la rilevanza degli elementi di prova su cui l'opposizione si fonda, intesa quest'ultima come concreta incidenza dei predetti elementi sulle risultanze delle indagini preliminari, con la conseguenza che qualora il g.i.p. abbia dichiarato "de plano" l'inammissibilità dell'opposizione della persona offesa motivandola sotto entrambi i profili richiesti dall'art. 410 c.p.p., il giudice di legittimità non può sindacare la valutazione di merito già effettuata dal g.i.p. sulla infondatezza della notizia di reato. (Rigetta, G.i.p. Trib. Roma, 31/07/2013)

Cassazione penale sez. V  26 maggio 2014 n. 47634  

 

Nei reati in materia di elezioni comunali, ogni elettore riveste la qualità di persona offesa ed è quindi legittimato anche a presentare opposizione, ex art. 410 c.p.p., alla richiesta di archiviazione del p.m. (Annulla con rinvio, Gip Trib. Tivoli, 27/05/2013 )

Cassazione penale sez. V  01 aprile 2014 n. 29608  

 

In tema di opposizione alla richiesta di archiviazione, qualora il g.i.p. abbia dichiarato "de plano" l'inammissibilità dell'opposizione della persona offesa, motivandola sotto entrambi i profili richiesti dall'art. 410 c.p.p., il giudice di legittimità non può sindacare la valutazione di merito di infondatezza della notizia di reato quale svolta dal giudice delle indagini preliminari. Infatti, il provvedimento di archiviazione, ordinanza o decreto, è per sua natura inoppugnabile, ex art. 409, comma 6, c.p.p., quale che sia il procedimento a conclusione del quale viene emesso, neppure dalla parte offesa che ha esercitato la facoltà di proporre opposizione alla richiesta del P.M., salvo, in quest'ultimo caso, il ricorso per Cassazione per violazione del contraddittorio.

Cassazione penale sez. V  26 marzo 2014 n. 17968  

 

L'opposizione all'archiviazione deve essere presa in considerazione dal Gip (salva poi una eventuale dichiarazione di inammissibilità per difetto dei requisiti legittimanti di cui all'art. 410 c.p.p.) anche laddove sia stata proposta tardivamente rispetto al termine indicato nell'art. 408 comma 3 c.p.p.: l'inosservanza di tale termine (ordinariamente fissato in dieci giorni) non è infatti prescritta dalla legge a pena di inammissibilità, salva naturalmente la possibilità per il giudice di provvedere legittimamente dopo l'inutile sua scadenza.

Cassazione penale sez. VI  08 gennaio 2014 n. 17624  

 

È responsabile dell'illecito disciplinare previsto dall'art. 53 del codice deontologico forense l'avvocato che sottoscriva un atto - nella specie, di opposizione alla richiesta di archiviazione di un procedimento penale, ex art. 410 c.p.p. - contenente espressioni offensive nei confronti del p.m., irrilevante essendo la circostanza che l'atto sia stato sottoscritto anche da altro difensore, giacché la sottoscrizione di un atto processuale è sufficiente ad individuarne la paternità e la provenienza. Rigetta, Cons. Naz. Forense, 22/09/2012

Cassazione civile sez. un.  22 luglio 2013 n. 17776  

 

Poiché l'art. 410 c.p.p. consente l'opposizione alla persona offesa solo laddove questa, a pena di inammissibilità, indichi "l'oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova", se ne desume l'inammissibilità di una opposizione che miri esclusivamente a sostenere che nei fatti denunciati siano invece configurabili reati, essendo quella della qualificazione di tali fatti una potestà esclusiva del solo p.m. In altri termini, la persona offesa non può interloquire, con diritto alla trattazione in contraddittorio, laddove il p.m. chieda l'archiviazione perché non ritiene che sia ravvisabile una notizia di reato: in tal caso, infatti, la persona offesa nell'opposizione non può prospettare indagini nel merito, giacché queste non sarebbero mai pertinenti rispetto al tema della decisione.

Cassazione penale sez. VI  16 luglio 2013 n. 45206  



 
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