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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 411 cod. proc. penale: Altri casi di archiviazione

1. Le disposizioni degli articoli 408, 409 e 410 si applicano anche quando risulta che manca una condizione di procedibilità, che la persona sottoposta alle indagini non è punibile ai sensi dell’articolo 131-bis del codice penale per particolare tenuità del fatto, che il reato è estinto o che il fatto non è previsto dalla legge come reato.
1-bis. Se l’archiviazione è richiesta per particolare tenuità del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa, precisando che, nel termine di dieci giorni, possono prendere visione degli atti e presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta. Il giudice, se l’opposizione non è inammissibile, procede ai sensi dell’articolo 409, comma 2, e, dopo avere sentito le parti, se accoglie la richiesta, provvede con ordinanza. In mancanza di opposizione, o quando questa è inammissibile, il giudice procede senza formalità e, se accoglie la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato. Nei casi in cui non accoglie la richiesta il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero, eventualmente provvedendo ai sensi dell’articolo 409, commi 4 e 5.


Giurisprudenza annotata

Altri casi di archiviazione

In tema di azioni di recupero dei dazi "a posteriori", qualora l'obbligazione doganale tragga origine da un fatto-reato, indipendentemente dal tipo di provvedimento conclusivo adottato dall'autorità giudiziaria, il termine triennale previsto dall'art. 221 par. 3 del Regolamento Consiglio CEE 12 ottobre 1992, n. 2913 (e dagli artt. 84, comma primo, del d.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 ed 11, comma quinto, del d.lgs. 8 novembre 1990, n. 374) per il recupero del dazio, inizia a decorrere (ai sensi dell'art. 221, par. 4 del codice doganale comunitario e dell'art. 84, comma terzo, del d.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43) dalla data in cui l'accertamento compiuto dal giudice penale deve intendersi definito, e dunque se trattasi di provvedimenti destinati ad acquistare efficacia di giudicato dal momento in cui divengono irrevocabili ai sensi dell'art. 648 cod. proc. pen., o, in ogni altro caso, dalla data della pubblicazione (artt. 409 e 411 cod. proc. pen.). Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Milano, 01/06/2009

Cassazione civile sez. trib.  04 aprile 2013 n. 8322  

 

Integra l'illecito disciplinare di cui all'art. 2, comma 1, lettera g), del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, il comportamento di un P.M. che abbia richiesto il rinvio a giudizio di taluni imputati pur essendo consapevole dell'intervenuta prescrizione dei reati contestati, giacché tale consapevolezza imponeva al magistrato - e non gliene dava semplice facoltà - di chiedere l'emissione del provvedimento di archiviazione, sulla base di un principio generale regolatore del processo penale (del quale costituiscono espressione gli artt. 129 e 411 cod. proc. pen.), che esige l'immediata declaratoria delle evidenti ragioni di proscioglimento, ancorché per motivi di estinzione del reato, risultando, inoltre, tale contegno espressione di un grave fraintendimento della funzione dell'udienza preliminare, la quale è priva di carattere "esplorativo", posto che la sua finalità è quella di verificare la sufficienza degli elementi di indagine ai fini del rinvio a giudizio, e non di ricercare elementi indiziari o di prova di eventuali altri reati concorrenti. Rigetta, Cons. Sup. Mag. Roma, 04/07/2012

Cassazione civile sez. un.  11 marzo 2013 n. 5941

 

Ai sensi dell'art. 1 comma 8, lett. c), d.l. n. 195 del 2002 non possono conseguire la regolarizzazione i cittadini extracomunitari che « risultino denunciati per uno dei reati indicati negli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale, salvo che il procedimento penale si sia concluso con un provvedimento che abbia dichiarato che il fatto non sussiste o non costituisce reato o che l'interessato non lo ha commesso ovvero nei casi di archiviazione previsti dall'art. 411 del codice di procedura penale, ovvero risultino destinatari dell'applicazione di una misura di prevenzione o di sicurezza, salvi, in ogni caso, gli effetti della riabilitazione » (Riforma Tar Emilia Romagna, Bologna, sez. II, 14 maggio 2004 n. 683).

Consiglio di Stato sez. VI  23 febbraio 2009 n. 1047  

 

In sede di decisione sulla richiesta di archiviazione, il giudice ha la facoltà di riqualificare giuridicamente il fatto e dunque di ritenere insussistente la condizione di improcedibilità in forza della quale il p.m. aveva richiesto l'adozione del provvedimento ex art. 411 c.p.p. (nella specie si trattava di lesioni personali gravi contestate dal p.m. come colpose e riqualificate dal giudice come dolose, in quanto tali procedibili d'ufficio e non a querela di parte).

Tribunale Milano  08 gennaio 2007

 

È abnorme il provvedimento con cui il g.i.p., investito della richiesta di archiviazione, disponga la trasmissione degli atti al p.m.- sul rilievo che, trattandosi di atti iscritti nel registro non costituente notizie di reato (cosiddetto mod. 45) spetta al p.m. provvedere direttamente alla trasmissione degli stessi in archivio - in quanto non vi è alcuna norma che escluda che un atto iscritto nel suddetto registro possa essere riesaminato al fine di accertare la sussistenza di una notizia di reato ed, in tal caso, il giudice deve provvedere ex art. 409 o 411 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  02 marzo 2006 n. 12601  

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 97 cost., la q.l.c. dell'art. 411 c.p.p., nella parte in cui non prevede che il giudice, in sede di decisione sulla richiesta di archiviazione, possa tener conto delle circostanze attenuanti generiche e di effettuare il giudizio di comparazione tra circostanze di cui all'art. 69 c.p., per desumerne l'intervenuta prescrizione del reato. Premesso che la decisione che il giudice è chiamato ad assumere in tema di archiviazione ha natura interlocutoria e sommaria, in quanto finalizzata ad un semplice controllo di legalità sull'esercizio dell'azione penale e non già ad un accertamento sul merito dell'imputazione, non può ritenersi irrazionale ed arbitraria la scelta legislativa di non demandare al giudice, in sede di archiviazione, apprezzamenti che presuppongono una valutazione contenutistica sulle caratteristiche oggettive e soggettive del fatto criminoso e sulla personalità del suo autore, quali sono tipicamente quelli relativi alla concessione delle attenuanti generiche ed alla comparazione tra circostanze di segno opposto; nè sussiste ingiustificata disparità di trattamento fra la fattispecie della prescrizione e talune fra le altre cause di estinzione del reato rilevanti ai fini dell'adozione del provvedimento di archiviazione, la cui verifica da parte del giudice si risolve in un mero riscontro di dati oggettivi, quali la morte del reo e l'oblazione, dovendosi altresì escludere la possibilità di comparare fra loro - al fine di desumerne una disarmonia del sistema - il giudizio prognostico sulla solidità degli elementi probatori, che si risolve in un mero accertamento di superfluità del processo, ed il giudizio prognostico sull'esistenza delle circostanze e sull'esito della loro comparazione, che investe invece proprio il merito dell'imputazione, mentre il principio di buon andamento della p.a., pur essendo riferibile anche agli organi dell'amministrazione della giustizia, è del tutto estraneo all'esercizio della funzione giurisdizionale.

Corte Costituzionale  07 maggio 2004 n. 138  

 

In tema di archiviazione per essere rimasti ignoti gli autori del reato, non è richiesta l'autorizzazione del g.i.p. alla riapertura delle indagini, sia perché tale ipotesi è diversa dagli altri casi di archiviazione previsti dagli art. 408-411 c.p.p. - volti a garantire la posizione di persona sottoposta alle indagini già individuata - sia perché un'opposta conclusione - concretizzantesi nel divieto di svolgere indagini sul fatto nei confronti di chiunque - si porrebbe in contrasto con il principio costituzionale di obbligatorietà dell'azione penale e con la stessa struttura del provvedimento previsto dall'art. 414 c.p.p., che esplica i suoi effetti nei confronti di persona già determinata e non preclude lo svolgimento di nuove investigazioni nei confronti di altri soggetti.

Cassazione penale sez. I  20 aprile 2004 n. 23975  



 
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