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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 416 cod. proc. penale: Presentazione della richiesta del pubblico ministero

1. La richiesta di rinvio a giudizio è depositata dal pubblico ministero nella cancelleria del giudice. La richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non è preceduta dall’avviso previsto dall’articolo 415-bis, nonché dall’invito a presentarsi per rendere l’interrogatorio ai sensi dell’articolo 375, comma 3, qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere sottoposta ad interrogatorio entro il termine di cui all’articolo 415-bis, comma 3.

2. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari. Il corpo del reato e le cose pertinenti al reato sono allegati al fascicolo, qualora non debbano essere custoditi altrove.

2-bis. Qualora si proceda per il reato di cui all’articolo 589, secondo comma, del codice penale, la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero deve essere depositata entro trenta giorni dalla chiusura delle indagini preliminari.

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La L. 16 luglio 1997, n. 234 ha disposto (con l’art. 3, comma 1) che “il comma 1 dell’articolo 416 del codice di procedura penale, come modificato dall’articolo 2, comma 2, della presente legge, ed il comma 2 dell’articolo 555del codice di procedura penale, come modificato dall’articolo 2, comma 3, della presente legge, non si applicano ai procedimenti penali nei quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, è già stata depositata richiesta di rinvio a giudizio o è già stato emesso decreto di citazione a giudizio.”


Giurisprudenza annotata

Presentazione della richiesta del PM

Agli effetti della sospensione del procedimento disciplinare a carico di un pubblico dipendente, l'esercizio dell'azione penale, ai sensi degli artt. 60 e 405 c.p.p., si realizza con la richiesta del Pubblico Ministero di rinvio a giudizio a norma dell'art. 416 dello stesso c.p.p. e con gli altri atti con i quali si chiede al giudice di decidere sulla pretesa punitiva; di qui l'irrilevanza, agli effetti del procedimento disciplinare, di ogni precedente attività istruttoria e di indagine in base alla quale può pervenirsi o all'istanza di archiviazione o alla formale richiesta di rinvio a giudizio per il prosieguo dell'accusa. Annulla TAR Lazio, Roma, sez. I, n. 7848 del 2009.

Consiglio di Stato sez. III  24 novembre 2014 n. 5784

 

Il diniego alla richiesta dell'imputato di accedere ai supporti magnetici di un'intercettazione non dà luogo alla nullità della richiesta di rinvio a giudizio, poiché detta sanzione - oltre a non essere espressamente comminata dall'art. 416 c.p.p. - non può derivare dalla previsione generale dell'art. 178 comma 1 lett. c) c.p.p., considerato che gli adempimenti relativi all'acquisizione delle conversazioni intercettate (art. 268 c.p.p.) non costituiscono condizione né antecedente procedimentale necessario dell'esercizio dell'azione penale. Annulla con rinvio, Ass.App. Palermo, 11/05/2012

Cassazione penale sez. I  18 dicembre 2013 n. 4429  

 

Il disposto di cui all'art. 551 c.p.p., secondo il quale, "nel caso di procedimenti connessi, se la citazione diretta a giudizio è ammessa solo per alcuni di essi, il pubblico ministero presenta per tutti la richiesta di rinvio a giudizio a norma dell'art. 416 c.p.p., implica che, verificandosi la suddetta condizione, il pubblico ministero è anche facoltizzato a chiedere per tutti, in luogo del rinvio a giudizio, l'instaurazione del giudizio immediato.

Cassazione penale sez. VI  10 dicembre 2013 n. 14816  

 

Secondo il disposto dell'art. 552 c.p.p. per i casi di citazione diretta a giudizio ai sensi dell'art. 550, comma 2, lett. g), c.p.p., il relativo decreto è colpito da nullità se non preceduto dall'avviso previsto dall'art. 415 bis c.p.p. in tal modo è replicata la norma generale dell'art. 416 c.p.p.. Detta nullità investe un atto non del Tribunale ma del Pubblico Ministero: il decreto di citazione diretta a giudizio, compromettendo ovviamente tutti gli atti conseguenti. Pertanto la restituzione degli atti deve essere disposta con riferimento al Pubblico ministero procedente.

Cassazione penale sez. II  08 ottobre 2013 n. 43319  

 

È legittima l'acquisizione, ex art. 507 c.p.p., dalle intercettazioni autorizzate ed eseguite in procedimenti diversi e fatte oggetto di trascrizione peritale nel procedimento di importazione, ancorché non depositate e trasmesse, a norma degli art. 415 bis comma 2 e 416 comma 2 c.p.p. Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 06 febbraio 2012

Cassazione penale sez. I  27 febbraio 2013 n. 22053  

 

Gli artt. 416 c.p.p. e 130 disp. att. c.p.p., con la delega al pubblico ministero per la formazione del fascicolo, attribuiscono in via esclusiva al potere delibativo dell'organo di accusa il compito di individuare e allegare quegli atti che attengono, strettamente, ai soggetti e all'oggetto del rinvio a giudizio, con la conseguenza che non può ipotizzarsi, a carico dello stesso pubblico ministero, alcun obbligo di allegazione di atti che riguardino persone estranee a tale oggetto ovvero afferenti a indagini diverse o ancora in corso di sviluppo. Non lede il diritto di difesa l'esercizio da parte del pubblico ministero, ex art. 130 disp. att. c.p.p., del potere di formare il fascicolo di cui all'art. 416, comma secondo, c.p.p. mediante l'inserimento soltanto degli atti che si riferiscono alle persone ed alle imputazioni per cui richiede il rinvio a giudizio, a meno che non risulti da concreti elementi, recuperati anche attraverso investigazioni difensive, che la selezione abbia sottratto alla integrale discovery atti rilevanti per gli interessi della difesa.

Cassazione penale sez. I  13 luglio 2012 n. 42130  

 

L'omesso espletamento dell'interrogatorio richiesto dall'imputato a seguito dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari è causa di nullità generale a regime intermedio della richiesta di rinvio a giudizio e degli atti conseguenti ex art. 416, comma 1, c.p.p. anche laddove, in precedenza, sia stato effettuato l'interrogatorio in sede cautelare ex art. 294 c.p.p., essendo il profilo funzionale dell'interrogatorio a chiusura delle indagini volto al soddisfacimento di un'esigenza difensiva, non altrimenti surrogabile, sul merito di un'accusa ormai cristallizzata.

Cassazione penale sez. II  13 maggio 2011 n. 21416  

 

L'omesso deposito da parte del p.m. di tutti gli atti d'indagine sui quali si fonda la richiesta di rinvio a giudizio non comporta la declaratoria di nullità di quest’ultima e del conseguente decreto che dispone il giudizio, bensì esclusivamente la inutilizzabilità degli atti non trasmessi, stante l'assenza di una previsione normativa che sanzioni con la nullità l'inosservanza del disposto di cui al comma 2 dell'art. 416 c.p.p.

Tribunale Milano sez. X  18 marzo 2010

 

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 416 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 24, comma 2 e 111, comma 3, cost., nella parte in cui non prevede la sanzione di nullità per i casi in cui il fascicolo trasmesso al giudice con la richiesta di rinvio a giudizio sia predisposto senza l'osservanza delle prescrizioni relative alla formazione dei fascicoli (art. 416 c.p.p., 130 disp. att. c.p.p. e 3 d.m. 30 settembre 1989 n. 334). Premesso che l'ordinamento rende praticabile una gamma di possibili reazioni all'eventuale, censurabile comportamento dell'ufficio del p.m., che abbia depositato un fascicolo difforme dalle prescrizioni legislative e regolamentari in materia, gamma che va da una sollecitazione a regolarizzare la documentazione allegata alla richiesta del decreto che dispone il giudizio ad un rinvio disposto dal giudice - con segnalazione della disfunzione al capo dell'ufficio ai sensi dell'art. 124, comma 2, c.p.p. - sino alla equiparazione della impossibile o troppo difficile lettura degli atti e documenti contenuti nel fascicolo al mancato deposito dello stesso, l'intervento additivo richiesto dal rimettente - mediante l'introduzione di una nuova causa di nullità - avrebbe l'effetto di determinare una eccessiva rigidità delle conseguenze derivanti da un'irregolare formazione del fascicolo, e la regressione del procedimento che conseguirebbe alla declaratoria di nullità potrebbe risultare contraria agli stessi legittimi interessi delle parti oltre che al principio della ragionevole durata del processo fissato dall'art. 111, comma 2, cost. (sent. n. 16 del 1994).

Corte Costituzionale  08 maggio 2009 n. 142  

 

Non spettava al Procuratore della Repubblica chiedere e al Giudice per l'Udienza preliminare presso il tribunale di Milano ammettere ed espletare, nel procedimento penale a carico di funzionari del SISMi e di agenti dei servizi stranieri per il sequestro di persona di Nasr Osama Mustafa Hassan, alias Abu Omar, l'incidente probatorio avente ad oggetto anche temi (relazioni tra servizi italiani e stranieri di intelligence) coperti da segreto di Stato, con conseguente annullamento dei relativi atti processuali nelle parti corrispondenti, nonché degli atti emanati ai sensi degli art. 416 e 429 c.p.p. in quanto fondati sulle risultanze dell'incidente probatorio colpite dalla declaratoria di annullamento, e con conseguente inutilizzabilità delle risultanze probatorie acquisite attraverso detto incidente. L'Autorità giudiziaria, infatti, seppur libera di indagare, accertare e giudicare il fatto di reato, non poteva, però, avvalersi di quelle fonti di prova che vertevano in tema di rapporti tra servizi italiani e stranieri, rapporti che, sin dalla nota del Presidente del Consiglio 30 luglio 1985, ben conosciuta in quel momento, erano da ritenersi coperti dal segreto.

Corte Costituzionale  03 aprile 2009 n. 106

 

L'art. 11, d.P.R. n. 737 del 1981, laddove viene stabilito che, nel caso un appartenente ai ruoli della Polizia di Stato venga sottoposto, per gli stessi fatti, a procedimento disciplinare e a procedimento penale, il procedimento disciplinare deve essere sospeso fino alla definizione del procedimento penale con sentenza passata in giudicato, va interpretato nel senso che presupposto ostativo all'attivazione o alla prosecuzione del procedimento disciplinare è l'esercizio dell'azione penale (ossia la richiesta del p.m. di rinvio a giudizio a norma dell'art. 416 c.p.p.) e la conseguente assunzione della veste di imputato del soggetto al quale è attribuito il fatto di rilevanza penale.

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. III  05 marzo 2009 n. 1747  

 

Ai sensi dell'art. 11 d.P.R. n. 737 del 1981, in tema di sanzioni disciplinari per il personale di pubblica sicurezza e regolamentazione dei relativi procedimenti, presupposto ostativo all'attivazione o alla prosecuzione del procedimento disciplinare è l'esercizio dell'azione penale, il che si realizza con la richiesta del p.m. di rinvio a giudizio a norma dell'art. 416 c.p.p. e con gli altri atti con i quali si chiede al giudice di decidere sulla pretesa punitiva.

Consiglio di Stato ad. plen.  29 gennaio 2009 n. 1  

 

La norma di cui all'art. 240 c.p.p. è idonea ad incidere, limitandone la portata, su istituti processualpenalistici quali quello di cui all'art. 235 c.p.p., riferito ai documenti che costituiscono corpo del reato, quello di cui all'art. 415 bis c.p.p.; quello di cui all'art. 416 comma 2 c.p.p., limitando la portata della stessa discoverv, ma in nessun caso, essendo strettamente correlato unicamente alla prova documentale, può in alcun modo neppure astrattamente incidere sul contenuto della prova dichiarativa costituita dall'esame di un coimputato, proprio per la differenza già ontologica, ma comunque di disciplina - e tra questa quella espressa di cui all'art. 240 c.p.p. - tra la prova documentale e quella dichiarativa, con la conseguenza che nessun limite all'esame può essere posto e nessun divieto o inammissibilità dell'esame può essere articolato sulla scorta di un diverso ed autonomo divieto dettato dal legislatore unicamente con riguardo alla prova documentale, divieto che postula unicamente la impossibilità di avere conoscenza ovvero di riprodurre il contenuto della informazione ottenuta illegalmente, e non già, invece, la genesi relativa alla acquisizione della notizia acquisita illegalmente; genesi che, per ricadere sotto la previsione di altre fattispecie penali, necessita di essere provata, eventualmente anche con il contributo della prova dichiarativa.

Ufficio Indagini preliminari Milano  19 gennaio 2009



 
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