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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 417 cod. proc. penale: Requisiti formali della richiesta di rinvio a giudizio

1. La richiesta di rinvio a giudizio contiene:

a) le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le generalità della persona offesa dal reato qualora ne sia possibile l’identificazione;

b) l’enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza, con l’indicazione dei relativi articoli di legge;

c) l’indicazione delle fonti di prova acquisite;

d) la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio;

e) la data e la sottoscrizione.


Giurisprudenza annotata

Requisiti formali della richiesta di rinvio a giudizio

Non è abnorme il provvedimento con cui il giudice dell'udienza preliminare - rilevata l'omessa notifica al difensore dell'avviso di conclusione delle indagini di cui all'art. 415 bis c.p.p., in realtà ritualmente eseguita - dichiari erroneamente la nullità del decreto di citazione a giudizio, disponendo la trasmissione degli atti al p.m., trattandosi di provvedimento che, lungi dall'essere avulso dal sistema, costituisce espressione dei poteri riconosciuti al giudice dall'ordinamento e che non determina la stasi del procedimento, potendo il p.m. disporre la rinnovazione della notificazione del predetto avviso. Dichiara inammissibile, G.u.p. Trib. Cassino, 05/02/2013

Cassazione penale sez. VI  14 gennaio 2014 n. 5159  

 

È inammissibile per difetto di interesse concreto ed attuale il ricorso in cassazione proposto dalla parte civile avverso l'ordinanza con la quale il giudice dell'udienza preliminare ha dichiarato la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per indeterminatezza dell'imputazione, disponendo la restituzione degli atti al p.m., atteso che la regressione del procedimento non sottrae alla parte civile alcuno dei diritti e delle facoltà ad essa spettanti. Dichiara inammissibile, G.i.p. Trib. La Spezia, 09/10/2012

Cassazione penale sez. IV  18 luglio 2013 n. 51521  

 

È abnorme, per la sua attitudine a determinare una indebita regressione del procedimento, l'ordinanza del giudice del dibattimento che, nell'ipotesi di genericità o indeterminatezza dell'imputazione, restituisca gli atti al p.m. senza averlo preventivamente sollecitato ad integrare o precisare la contestazione. Annulla senza rinvio, Trib. Bassano Del Grappa, 14 dicembre 2012

Cassazione penale sez. III  09 luglio 2013 n. 38940

 

Non è abnorme, e non può quindi formare oggetto di ricorso per cassazione, il provvedimento con il quale il giudice dell'udienza preliminare, investito della richiesta di rinvio a giudizio per il medesimo fatto relativamente al quale era stata a suo tempo pronunciato decreto di archiviazione, non seguito poi da alcuna autorizzazione alla riapertura delle indagini, disponga la restituzione degli atti al pubblico ministero per la ritenuta sussistenza di una causa di nullità afferente all'avviso di conclusione delle indagini anziché pronunciare, come avrebbe dovuto, sentenza di non luogo a procedere perché l'azione penale non poteva essere iniziata in assenza della suddetta autorizzazione.

Cassazione penale sez. I  17 ottobre 2012 n. 45971

 

È abnorme, e come tale ricorribile per cassazione, il provvedimento con cui il giudice dell'udienza preliminare dispone la restituzione degli atti al pubblico ministero per genericità o indeterminatezza dell'imputazione, senza avergli previamente richiesto di precisarla, poiché, alla luce del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, è configurabile il vizio dell'abnormità in ogni fattispecie di indebita regressione del procedimento in grado di alterarne l'ordinata sequenza logico-cronologica. Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Massa, 01/04/2010

Cassazione penale sez. VI  17 febbraio 2011 n. 22499  

 

L'omesso deposito da parte del p.m. di tutti gli atti d'indagine sui quali si fonda la richiesta di rinvio a giudizio non comporta la declaratoria di nullità di quest’ultima e del conseguente decreto che dispone il giudizio, bensì esclusivamente la inutilizzabilità degli atti non trasmessi, stante l'assenza di una previsione normativa che sanzioni con la nullità l'inosservanza del disposto di cui al comma 2 dell'art. 416 c.p.p.

Tribunale Milano sez. X  18 marzo 2010

 

Nella richiesta di rinvio a giudizio non è prevista una parte strettamente dispositiva, per cui l'intero atto, preso unitariamente e nel suo complesso, deve intendersi quale iniziativa del p.m. nell'esercizio dell'azione penale e un difetto nella sola parte dispositiva deve pertanto essere valutato alla luce dell'intero atto. Ciò nonostante - considerato che è norma di carattere generale non soltanto quella di intervento nel caso di rilevata nullità, ma anche quella di prevenire possibili nullità - nel caso in cui le generalità di un imputato, ritualmente indicate nell'imputazione, non compaiano nella parte finale dell'atto che contiene formalmente la richiesta di rinvio a giudizio, appare opportuno inviare copia del fascicolo al p.m. affinché questi - ove lo ritenga - curi la redazione di un atto completo da cui si desuma univocamente la volontà di esercitare l'azione penale nei confronti dell'imputato.

Ufficio Indagini preliminari Milano  23 aprile 2009

 

L'incompleta formulazione dell'imputazione nella richiesta di rinvio a giudizio non determina ex se la declaratoria di nullità di detta richiesta con conseguente regressione alla fase delle indagini, ma il g.u.p. può invitare il p.m. a colmare le lacune dell'imputazione in modo conforme a quanto previsto dall'art. 417 lett. b) c.p.p.

Ufficio Indagini preliminari S.Maria Capua V.  07 aprile 2006

 

Non è abnorme l'ordinanza del giudice dell'udienza preliminare che abbia dichiarato la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per mancata o insufficiente enunciazione del fatto contestato e disposto la trasmissione degli atti al p.m. (La Corte, pur prendendo atto di un contrario orientamento formatosi nella giurisprudenza di legittimità, ha ritenuto di supportare la propria conclusione, tra l'altro, sul rilievo che rientra nei poteri del giudice dell'udienza preliminare quello di verificare l'adempimento, da parte del p.m., della prescrizione di legge, contenuta nell'art. 417 comma 1 lett. b) c.p.p., in ordine alla enunciazione "in forma chiara e precisa" del fatto, di guisa che l'esercizio di detto potere non può comunque ritenersi "extra ordinem" al punto di determinare l'abnormità del provvedimento).

Cassazione penale sez. IV  14 ottobre 2005 n. 46271  



 
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