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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 419 cod. proc. penale: Atti introduttivi

1. Il giudice fa notificare all’imputato e alla persona offesa [90, 91], della quale risulti agli atti l’identità e il domicilio, l’avviso del giorno, dell’ora e del luogo dell’udienza, con la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero e con l’avvertimento all’imputato che, qualora non compaia, si applicheranno le disposizioni di cui agli articoli 420-bis, 420-ter, 420-quater e 420-quinquies.

2. L’avviso è altresì comunicato al pubblico ministero e notificato al difensore dell’imputato con l’avvertimento della facoltà di prendere visione degli atti e delle cose trasmessi a norma dell’articolo 416 comma 2 e di presentare memorie e produrre documenti.

3. L’avviso contiene inoltre l’invito a trasmettere la documentazione relativa alle indagini eventualmente espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio.

4. Gli avvisi sono notificati e comunicati almeno dieci giorni prima della data dell’udienza. Entro lo stesso termine è notificata la citazione del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria.

5. L’imputato può rinunciare all’udienza preliminare e richiedere il giudizio immediato con dichiarazione presentata in cancelleria, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, almeno tre giorni prima della data dell’udienza. L’atto di rinuncia è notificato al pubblico ministero e alla persona offesa dal reato a cura dell’imputato.

6. Nel caso previsto dal comma 5, il giudice emette decreto di giudizio immediato.

7. Le disposizioni dei commi 1 e 4 sono previste a pena di nullità.

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La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto 2014, n. 118, ha disposto (con l’art. 15-bis, comma 1) che “Le disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il dispositivo della sentenza di primo grado”.

Ha inoltre disposto (con l’art. 15-bis, comma 2) che “In deroga a quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge quando l’imputato è stato dichiarato contumace e non è stato emesso il decreto di irreperibilità”.


Giurisprudenza annotata

Atti introduttivi

L'omessa notifica dell'avviso dell'udienza preliminare alla persona offesa è causa di nullità della procedura, ai sensi dell'art. 419, commi 1 e 7, c.p.p., e, per l'effetto, anche dell'eventuale sentenza di non luogo a procedere, perché detta nullità, a differenza dell'ordinario regime delle nullità relative delle indagini preliminari e dell'udienza preliminare, non è sanata se non eccepita prima della conclusione dell'udienza stessa. (Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Napoli, 03/12/2013)

Cassazione penale sez. VI  25 novembre 2014 n. 50384  

 

L'omissione di notifica dell'avviso per l'udienza preliminare di cui all'art. 419, comma 7, c.p.p. in relazione al comma primo dello stesso articolo, comporta una nullità relativa deducibile dalla parte che vi abbia interesse, eccepibile e rilevabile non oltre il termine di cui all'art. 424 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  14 novembre 2014 n. 52003  

 

L'omessa notifica dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare alla persona offesa non costituisce motivo di nullità della eventuale sentenza emessa all'esito del giudizio abbreviato, non essendo tale nullità prevista da alcuna disposizione, a differenza di quanto stabilito, per la sentenza di non luogo a procedere, dall'art. 428, comma 2, c.p.p. (In motivazione, la Corte ha anche evidenziato che la sentenza assolutoria emessa all'esito di giudizio abbreviato, in caso di omesso avviso alla persona offesa, ex art. 419 c.p.p., non preclude a questa l'esercizio dell'azione civile né pregiudica la decisione sul merito di tale azione, atteso quanto previsto dall'art. 652, comma 2, c.p.p.). (Dichiara inammissibile, G.i.p. Trib. Lecce, 02/04/2012)

Cassazione penale sez. VI  30 aprile 2014 n. 29331  

 

È abnorme il provedimento con cui il g.i.p. dispone "de plano" la restituzione degli atti al p.m., ritenendo che l'azione penale doveva essere esercitata nelle forme della citazione diretta. A seguito di richiesta di rinvio a giudizio, infatti, il giudice è tenuto, a norma dell'art. 418 c.p.p., a fissare l'udienza in camera di consiglio al fine di provvedere sulla stessa ed è solo l'imputato che, ai sensi dell'art. 419 comma 5 c.p.p., può rinunciare all'udienza preliminare.

Cassazione penale sez. IV  09 dicembre 2009 n. 1556  

 

A seguito dell'ammissione del giudizio abbreviato, non è consentita – in assenza di un accordo tra tutte le parti – la produzione di atti diversi da quelli già contenuti nel fascicolo trasmesso con la richiesta di rinvio a giudizio (che comprende anche la documentazione relativa alle indagini eventualmente espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio), sicché il giudice può utilizzare ai fini della decisione solo i predetti atti e le prove assunte nell'udienza, giacché la facoltà del p.m. di trasmettere nella cancelleria del giudice dell'udienza preliminare la documentazione relativa alle indagini espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio, ai sensi del combinato disposto degli art. 416 e 419 c.p.p., può essere esercitata senza un termine prefissato e solo fino all'inizio della discussione ex art. 421, comma 3 c.p.p. Ciò chiarito, va, peraltro, rilevato che in tema di giudizio abbreviato, per ragioni di economia processuale, anche tenuto conto degli analoghi poteri attribuiti al giudice di appello ex art. 603, comma 3 c.p.p., non è precluso al giudice l'esercizio di un potere di ufficio di integrazione probatoria, quando ritenga, terminata la discussione, di non essere in grado di decidere allo stato degli atti. Né si può ritenere che un tale potere confligga con il diritto dell'imputato a non veder mutato il materiale probatorio rispetto a quello esistente all'epoca della scelta del rito e che se ciò avvenisse dovrebbe consentirsi all'imputato stesso di recedere da quella scelta. Tale impostazione omette di considerare che la valutazione posta a base dell'opzione processuale non può non involgere anche la possibilità (normativamente prevista) di un incremento del materiale utilizzabile ai fini della decisione e, persino, di una modifica dell'imputazione: e non è un caso se soltanto in quest’ultima ipotesi è data la facoltà all'imputato (dall'art. 441 bis c.p.p.) di ricondurre il processo alle forme ordinarie.

Ufficio Indagini preliminari Bari  17 dicembre 2008

 

L'inutilizzabilità che discende dalla scadenza dei termini delle indagini non riguarda, oltreché l'attività compiuta su richiesta dell'imputato nell'ambito della fase subprocedimentale instaurabile a seguito della notificazione dell'avviso di cui all'art. 421 bis c.p.p., sicuramente anche l'attività suppletiva di indagine che venga ritualmente compiuta una volta esercitata l'azione penale, ai sensi dell'art. 419, comma 3, c.p.p.: attività questa che si salda senza soluzione di continuità a quella integrativa di cui all'art. 430 c.p.p., secondo il principio della continuità investigativa.

Cassazione penale sez. V  29 maggio 2008 n. 26797  



 
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