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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 42 cod. proc. penale: Provvedimenti in caso di accoglimento della dichiarazione di astensione o ricusazione

1. Se la dichiarazione di astensione o di ricusazione e’ accolta, il giudice non puo’ compiere alcun atto del procedimento.

2. Il provvedimento che accoglie la dichiarazione di astensione o di ricusazione dichiara se e in quale parte gli atti compiuti precedentemente dal giudice astenutosi o ricusato conservano efficacia.


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti in caso di accoglimento della dichiarazione di astensione o ricusazione

L'accoglimento della dichiarazione di astensione del giudice comporta il divieto per il medesimo di compiere qualsiasi atto del procedimento, in quanto l'art. 42, comma 1, c.p.p., al fine di evitare ogni concreta influenza nel procedimento, lo priva del potere di esercitare qualunque potestà giurisdizionale, con la conseguenza che ogni sua decisione, quale che ne sia il contenuto, risulta inficiata dal vizio di capacità del giudice, integrante la nullità assoluta di ordine generale prevista dagli art. 178, comma 1, lett. a) e 179, comma 1, c.p.p. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza di appello emessa da collegio composto anche da un consigliere già autorizzato ad astenersi). (Annulla con rinvio, App. Palermo, 06/11/2013 )

Cassazione penale sez. VI  22 maggio 2014 n. 34560  

 

In tema di procedimento di prevenzione, l'inefficacia del sequestro emesso dal giudice successivamente astenutosi, derivante dalla sua mancata indicazione - nel provvedimento che accoglie l'astensione - come atto compiuto che conserva efficacia, non può essere rilevata d'ufficio dalla Corte di cassazione, ma deve essere fatta valere mediante l'impugnazione del provvedimento che dispone la confisca dei beni sequestrati, sicchè il mancato gravame comporta l'irrevocabilità della confisca emessa sul presupposto di una misura strumentale colpita da inefficacia. (Rigetta in parte, App. Caltanissetta, 18/10/2012 )

Cassazione penale sez. V  23 gennaio 2014 n. 16311  

 

Nel procedimento di prevenzione sono applicabili le norme previste dal codice di procedura penale in tema di astensione e ricusazione, sicché, in mancanza della indicazione degli atti che, in virtù del principio di conservazione, mantengono efficacia ai sensi dell'art. 42, comma 2, c.p.p., tutti gli atti compiuti dal giudice ricusato o astenuto sono tendenzialmente inefficaci. (Rigetta in parte, App. Caltanissetta, 18/10/2012 )

Cassazione penale sez. V  23 gennaio 2014 n. 16311  

 

Qualora il giudice delle indagini preliminari si ritenga incompatibile a tenere, a norma dell'art. 34, comma secondo bis cod. proc. pen., l'udienza preliminare, legittimamente la rinvia, in quanto l'incompatibilità opera in relazione ad attività e provvedimenti di natura giurisdizionale decisoria e non già con riguardo a provvedimenti meramente ordinatori che non incidono sul merito delle questioni oggetto del giudizio, e il provvedimento di fissazione della nuova udienza è efficace indipendentemente dalla circostanza che non sia ancora intervenuta la decisione del presidente del tribunale in ordine alla dichiarazione di astensione determinata dalla causa di incompatibilità, atteso che esso non può considerarsi "atto del procedimento" ai sensi dell'art. 42, comma primo, stesso codice. (Nella specie la Corte ha ritenuto non viziato da nullità il provvedimento con il quale il Presidente del Tribunale, investito altro giudice dopo l'accoglimento dell'istanza di astensione, confermava per la successiva udienza la stessa data già nota al difensore dell'imputato senza darne avviso a quest'ultimo). Annulla senza rinvio, App. Brescia, 08 febbraio 2011

Cassazione penale sez. II  25 novembre 2011 n. 4478  

 

La violazione del divieto, ex art. 42, comma 1, c.p.p., per il giudice la cui ricusazione sia stata accolta, di compiere alcun atto del procedimento comporta rispettivamente la nullità, ex art. 178, lett. a), c.p.p., delle decisioni ciononostante pronunciate e l'inefficacia di ogni altra attività processuale, mentre la violazione del divieto, ex art. 37, comma 2, c.p.p., per il giudice solo ricusato, di pronunciare sentenza, comporta la nullità di quest'ultima solo ove la ricusazione sia successivamente accolta, e non anche quando la ricusazione sia rigettata o dichiarata inammissibile. (In motivazione la Corte ha precisato che il rispetto del divieto di pronunciare sentenza costituisce in ogni caso un preciso dovere deontologico del magistrato ricusato).

Cassazione penale sez. un.  27 gennaio 2011 n. 23122  

 

In assenza di una espressa dichiarazione di conservazione di efficacia degli atti nel provvedimento che accoglie la dichiarazione di astensione o di ricusazione, gli atti compiuti in precedenza dal giudice astenutosi o ricusato devono considerarsi inefficaci. (La S.C. ha precisato che la nozione di "efficacia" indica, nella specie, la possibilità di inserimento degli atti, compiuti dal giudice astenutosi o ricusato, nel fascicolo per il dibattimento, e che la valutazione di efficacia od inefficacia, operata dal giudice che decide sull'astensione o sulla ricusazione, pur autonomamente non impugnabile, è successivamente sindacabile, nel contraddittorio tra le parti, dal giudice della cognizione). Rigetta, App. Reggio Calabria, 14/03/2007

Cassazione penale sez. un.  16 dicembre 2010 n. 13626  

 

In assenza di un'espressa dichiarazione, a norma dell'art. 42, comma 2, c.p.p., di conservazione d'efficacia del provvedimento che accoglie la dichiarazione di astensione o di ricusazione, gli atti compiuti in precedenza dal giudice astenutosi o ricusato si devono considerare inefficaci. L'inefficacia può essere sindacata, nel contraddittorio tra le parti, dal giudice della cognizione, con conseguente eventuale utilizzazione degli atti medesimi.

Cassazione penale sez. un.  16 dicembre 2010 n. 13626  

 

A seguito del provvedimento che accoglie l'astensione di un collegio giudicante di primo grado, non sono utilizzabili ai fini della decisione soltanto gli atti istruttori compiuti direttamente dal giudice astenuto, ai quali fa riferimento l'art. 42 c.p.p., mentre i documenti entrati a far parte del fascicolo del dibattimento integrano prove precostituite e ben possono essere utilizzati indipendentemente dalla mancata adozione di un formale provvedimento di rinnovazione del dibattimento da parte del giudice che ha sostituito quello astenuto.

Cassazione penale sez. VI  16 maggio 2007 n. 35534  

 

L'accoglimento da parte della Corte d'appello di una istanza di ricusazione non comporta l'inefficacia di tutti gli atti del giudizio, ma solo di quelli compiuti dall'emissione del provvedimento di accoglimento della dichiarazione di astensione o di ricusazione in poi,i cui effetti si producono dunque "ex nunc" e non "ex tunc" , in conformità a quanto previsto dall'art. 42 comma 2 c.p.p., che disciplina le modalità di conservazione dell'efficacia degli atti compiuti in precedenza dal giudice astenutosi o ricusato. (Fattispecie in cui è stata esclusa l'avvenuta decorrenza dei termini di custodia cautelare in favore del ricorrente in ragione della dichiarata efficacia di un provvedimento di sospensione dei termini della stessa, in quanto non colpito dagli effetti del provvedimento di ricusazione).

Cassazione penale sez. II  09 novembre 2005 n. 42351  

 

Qualora la Corte d'appello abbia accolto la dichiarazione di ricusazione del presidente della Corte d'assise, spetta allo stesso giudice della ricusazione e non al nuovo collegio giudicante, indicare, ai sensi dell'art. 42 comma 2 c.p.p., se e in quale parte, gli atti compiuti precedentemente conservino efficacia, cioè possano essere mantenuti nel fascicolo per il dibattimento, ferma restando la competenza esclusiva del collegio giudicante a statuire in merito alla loro utilizzabilità effettiva, ai fini del decidere, sulla scorta di quanto previsto dall'art. 511 in relazione all'art. 525 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  07 luglio 2005 n. 32800  

 

In tema di astensione o ricusazione del giudice, l'assenza di piena contestualità tra accoglimento dell'astensione e decisione, da parte del presidente del tribunale, in merito agli atti meritevoli di conservare efficacia non incide sul rispetto del dettato dell'art. 42 c.p.p. che fa, invece, riferimento ad una decisione intrinsecamente unitaria e coerente, che ben può essere adottata in una sequenza ravvicinata, ove questa sia giustificata da diversi tempi di ponderazione.

Cassazione penale sez. VI  18 marzo 2003 n. 20098

 

La mancata piena contestualità tra accoglimento dell'astensione e decisione in merito agli atti meritevoli di conservare efficacia non incide sul rispetto del dettato dell'art. 42 c.p.p. che fa riferimento ad una decisione intrinsecamente unitaria e coerente che ben può essere adottata in una sequenza ravvicinata, ove questa sia giustificata da diversi tempi di ponderazione.

Cassazione penale sez. VI  18 marzo 2003 n. 20097  

 

Non integra violazione dell'art. 42 c.p.p., nella parte in cui, nel regolare le conseguenze dell'accoglimento della dichiarazione di astensione, riconosce all'organo decidente il potere di stabilire se e in quale parte gli atti compiuti precedentemente conservino efficacia, il fatto che non vi sia piena contestualità tra l'accoglimento dell'astensione e la decisione in merito agli atti meritevoli di conservare efficacia.

Cassazione penale sez. VI  18 marzo 2003 n. 23262  

 

Ai sensi dell'art. 42 c.p.p., restano validi gli atti istruttori compiuti dal giudice ricusato sino all'accoglimento della ricusazione ad opera del giudice competente (nella specie la Corte d'appello).

Corte appello Venezia  18 marzo 2003

 

Ai sensi dell'art. 42 c.p.p., restano validi gli atti istruttori compiuti dal giudice ricusato sino all'accoglimento della ricusazione ad opera del giudice competente (nella specie la Corte d' appello).

Corte appello Venezia  18 marzo 2003

 

Qualora il giudice delle indagini preliminari si ritenga incompatibile a tenere, a norma dell'art. 34 comma 2 bis c.p.p., l'udienza preliminare, legittimamente la rinvia, in quanto l'incompatibilità opera in relazione ad attività e provvedimenti di natura giurisdizionale decisoria e non già con riguardo a provvedimenti meramente ordinatori che non incidono sul merito delle questioni oggetto del giudizio, e il provvedimento di fissazione della nuova udienza è efficace indipendentemente dalla circostanza che non sia ancora intervenuta la decisione del presidente del tribunale in ordine alla dichiarazione di astensione determinata dalla causa di incompatibilità, atteso che esso non può considerarsi "atto del procedimento" ai sensi dell'art. 42 comma 1 stesso codice.

Cassazione penale sez. I  06 marzo 2002 n. 23049  



 
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