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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 423 cod. proc. penale: Modificazione dell’imputazione

1. Se nel corso dell’udienza il fatto risulta diverso da come è descritto nell’imputazione ovvero emerge un reato connesso a norma dell’articolo 12 comma 1 lettera b), o una circostanza aggravante, il pubblico ministero modifica l’imputazione e la contesta all’imputato presente. Se l’imputato non è presente, la modificazione della imputazione è comunicata al difensore, che rappresenta l’imputato ai fini della contestazione.

2. Se risulta a carico dell’imputato un fatto nuovo non enunciato nella richiesta di rinvio a giudizio, per il quale si debba procedere di ufficio, il giudice ne autorizza la contestazione se il pubblico ministero ne fa richiesta e vi è il consenso dell’imputato.


Giurisprudenza annotata

Modificazione dell'imputazione

Il giudice dell'udienza preliminare, anche in mancanza di specifica previsione può modificare la qualificazione giuridica del fatto per il quale il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio, disponendo la "vocatio in ius" innanzi al giudice competente in relazione al fatto così come diversamente qualificato. (Annulla senza rinvio, Gip Trib. Urbino, 02/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  18 settembre 2014 n. 51424  

 

In tema di giudizio abbreviato in udienza preliminare, è legittima la contestazione suppletiva della circostanza aggravante formulata dal pubblico ministero quando l'imputato ha richiesto l'ammissione del rito ma questa non è stata ancora disposta dal giudice con ordinanza, posto che prima della formale instaurazione del rito speciale è ancora in corso l'udienza preliminare e l'imputato può revocare la scelta processuale precedentemente compiuta. (Rigetta, App. Milano, 15/04/2013 )

Cassazione penale sez. VI  20 marzo 2014 n. 14295  

 

In sede di udienza preliminare, la modifica dell'imputazione ad opera del p.m. può essere validamente compiuta fino alla formale dichiarazione di chiusura della discussione. Incorre in errore il giudice dell'udienza preliminare il quale asserisca che la discussione va considerata chiusa subito dopo l'esercizio del diritto di replica in quanto esisterebbe continuità tra il predetto esercizio e la decisione. In realtà tale continuità non può significare procedere senza una formale dichiarazione di chiusura; e quando questa non sia formalmente intervenuta non può sostenersi che ne siano determinati gli effetti.

Cassazione penale sez. IV  17 settembre 2013 n. 41409  

 

In sede di udienza preliminare, la modifica dell'imputazione ad opera del pubblico ministero può essere validamente compiuta fino alla formale dichiarazione di chiusura della discussione. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto legittima la modifica dell'imputatazione effettuata subito dopo la conclusione dell'intervento della parte civile, prima che il giudice dichiarasse chiusa la discussione). Annulla con rinvio, GupTrib. Rovigo, 20 novembre 2012

Cassazione penale sez. IV  17 settembre 2013 n. 41409  

 

Non è ammissibile la contestazione della recidiva nel caso in cui, a seguito della notifica del decreto di giudizio immediato, sia già stata avanzata istanza di giudizio abbreviato incondizionato. Infatti la recidiva è una vera e propria circostanza aggravante, sicché la sua contestazione integra il presupposto della modifica dell'imputazione ex art. 423 c.p.p. esclusa in sede di giudizio abbreviato semplice.

Ufficio Indagini preliminari Milano  18 settembre 2012

 

In udienza preliminare è legittima la modifica dell'imputazione da parte del p.m., mediante contestazione suppletiva, anche quando i fatti oggetto della nuova contestazione erano già emersi nel corso delle indagini preliminari. (In motivazione, la Corte ha evidenziato che l'art. 423, comma 1, c.p.p., costituisce attuazione della direttiva contenuta nell'art. 2, punto 52, legge delega 16 febbraio 1987 n. 81 la quale si limita ad indicare al legislatore delegato di prevedere per il p.m., "nell'udienza preliminare", il potere di modificare l'imputazione e procedere a nuove contestazioni). Rigetta, Ass.App. Perugia, 9/06/2010

Cassazione penale sez. I  17 maggio 2012 n. 13349  

 

Il giudice non può modificare il fatto oggetto dell'imputazione, ma, anche in sede di udienza preliminare, può dare al fatto il nomen juris che ritiene corretto. Il potere del giudice di qualificare correttamente il fatto, sotto il profilo giuridico, si risolve nella esatta applicazione della legge, sicché non tollera limitazioni, così come non deve essere specificamente previsto, proprio perché è un connotato dell'esercizio della giurisdizione (nella specie, relativa all'accusa di maltrattamenti nei confronti di una disabile da parte di personale di una scuola, la Corte ha cassato la decisione del G.U.P., che aveva escluso la configurabilità del reato di cui all'art. 572 c.p. per mancanza di abitualità delle condotte, atteso che il giudice non aveva correttamente motivato l'esclusione di altri possibili figure delittuose).

Cassazione penale sez. VI  17 aprile 2012 n. 28481  

 

Nel giudizio abbreviato condizionato e, qualora si sia proceduto d'ufficio ad integrazione probatoria, anche in quello non condizionato, il giudice può legittimamente sollecitare il p.m. alla modifica dell'imputazione ai sensi del comma 1 dell'art. 423 c.p.p. (In motivazione la Corte ha precisato che il provvedimento del giudice assume carattere ordinatorio e rimane privo di qualsiasi efficacia cogente nei confronti del p.m.).

Cassazione penale sez. V  31 gennaio 2012 n. 18732  

 

In tema di giudizio abbreviato, una volta richiesto ed ammesso il rito alternativo, non può essere accolta l'eccezione di illegittimità della contestazione suppletiva mossa dal P.M. in sede di udienza preliminare, quando il giudice non aveva ancora provveduto sulla richiesta di accesso al giudizio speciale, dovendosi ritenere applicabile in tale ipotesi la disciplina prevista dall'art. 423 cod. proc. pen., fatta salva la facoltà dell'imputato di revocare la richiesta di rito abbreviato, in applicazione analogica dell'art. 441-bis, comma primo, cod. proc. pen. Rigetta, App. Roma, 22/09/2010

Cassazione penale sez. V  19 gennaio 2012 n. 13882

 

Non è abnorme, e non è conseguentemente ricorribile per cassazione, l'ordinanza con cui il g.u.p., decidendo in sede di rinvio all'esito della rinnovata udienza preliminare, inviti il p.m. ad effettuare una precisazione o modifica della contestazione, ritenendo esclusa l'ipotesi del "fatto nuovo" di cui all'art. 423, comma 2, c.p.p. Dichiara inammissibile, Gip Trib. Torino, 26 marzo 2010

Cassazione penale sez. VI  08 febbraio 2011 n. 7922  

 

Rientra nei poteri del giudice dell'udienza preliminare la riqualificazione del fatto imputato, in quanto l'esatta attribuzione del nomen juris è connaturale all'esercizio della giurisdizione. (In motivazione la Corte ha escluso che si versi in un'ipotesi di abnormità strutturale).

Cassazione penale sez. III  01 dicembre 2010 n. 1803  



 
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