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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 424 cod. proc. penale: Provvedimenti del giudice

1. Subito dopo che è stata dichiarata chiusa la discussione, il giudice procede alla deliberazione pronunciando sentenza di non luogo a procedere o decreto che dispone il giudizio.

2. Il giudice dà immediata lettura del provvedimento. La lettura equivale a notificazione per le parti presenti.

3. Il provvedimento è immediatamente depositato in cancelleria. Le parti hanno diritto di ottenerne copia.

4. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi della sentenza di non luogo a procedere, il giudice provvede non oltre il trentesimo giorno da quello della pronuncia.


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti del giudice

L'omissione di notifica dell'avviso per l'udienza preliminare di cui all'art. 419, comma 7, c.p.p. in relazione al comma primo dello stesso articolo, comporta una nullità relativa deducibile dalla parte che vi abbia interesse, eccepibile e rilevabile non oltre il termine di cui all'art. 424 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  14 novembre 2014 n. 52003

 

In tema di udienza preliminare, il criterio di valutazione per il giudice dell'udienza preliminare non è l'innocenza dell'imputato, ma l'inutilità del dibattimento, anche in presenza di elementi di prova contraddittori od insufficienti. Ne consegue che il giudice, anche in tal caso, deve pronunziare sentenza di non luogo a procedere solo quando sia ragionevolmente prevedibile che gli stessi siano destinati a rimanere tali all'esito del giudizio.

Cassazione penale sez. III  07 novembre 2013 n. 48475

 

 

Il termine di impugnazione delle sentenze di non luogo a procedere, pronunciate all'esito dell'udienza preliminare, relativamente alle quali il G.u.p. abbia fissato per il deposito della motivazione, ai sensi dell'art. 544, comma terzo, cod. proc. pen., un termine più ampio di quello ordinario (pari a trenta giorni, ai sensi dell'art. 424, comma quarto, cod. proc. pen.), è quello di quarantacinque giorni stabilito dall'art. 585, comma primo, lett. c), cod. proc. pen.. Annulla con rinvio, App. Ancona, 14/10/2009

Cassazione penale sez. IV  22 settembre 2010 n. 38571

 

È inammissibile la q.l.c., in riferimento agli art. 3, 24, 111, comma 3, e 117, comma 1, cost., degli art. 424, 429 e 521, comma 1, c.p.p., nella parte in cui "consentono al g.u.p. di disporre il rinvio a giudizio dell'imputato in relazione ad un fatto qualificato, di ufficio, giuridicamente in maniera diversa, senza consentire il previo ed effettivo sviluppo del contraddittorio sul punto, chiedendo al p.m. di modificare la qualificazione giuridica del fatto e, in caso di inerzia dell'organo d'accusa, disponendo la trasmissione degli atti al medesimo p.m.". Premesso che il principio della necessaria correlazione tra imputazione contestata e sentenza deve trovare applicazione, in via analogica, anche con riferimento al giudice dell'udienza preliminare il quale, se accerta che il fatto è diverso da quello enunciato nella richiesta di rinvio a giudizio, deve disporre la trasmissione degli atti all'organo dell'accusa, il rimettente ha insufficientemente motivato la rilevanza della questione, avendo trascurato di precisare perché, nella fattispecie sottoposta al suo giudizio, il fatto debba ritenersi diversamente qualificato e non si tratti, piuttosto, di un fatto diverso rispetto a quello originariamente contestato; sollecita una pronunzia additiva, non avente carattere di soluzione costituzionalmente obbligata, ma rientrante nell'ambito di scelte discrezionali riservate al legislatore; tende ad ottenere la parificazione di situazioni processuali tra loro non omogenee, quali l'accertamento che un fatto debba essere diversamente qualificato e la constatazione che il fatto è differente da quello descritto nel decreto che dispone il giudizio (sentt. n. 88 del 1994, 183 del 2008, 58 del 2009; ordd. n. 100, 312, 379 del 2008, 80, 193 del 2009).

Corte Costituzionale  17 marzo 2010 n. 103

 

È rilevante e non manifestamente infondata la q.l.c., in relazione agli art. 3, 24, comma 3 e 117 comma 1 cost. (quest'ultimo, in riferimento all'art. 6 commi 1 e 3, lett. a) e b) Cedu, così come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo), degli art. 424, 429 e 521 comma 1 c.p.p., nella parte in cui consentono al giudice per l'udienza preliminare di disporre il rinvio a giudizio dell'imputato rispetto a un fatto giuridicamente riqualificato, "ex officio", in maniera diversa, senza garantire il previo ed effettivo sviluppo del contraddittorio sul punto.

Tribunale Lecce sez. II  06 aprile 2009

 

Deve ritenersi non solo illegittimo ma anche abnorme il provvedimento con il quale il giudice dell'udienza preliminare, all'esito della medesima, anziché adottare uno dei provvedimenti tipici previsti dall'art. 424 cod. proc. pen., disponga, in assenza delle condizioni stabilite dall'art. 18 cod. proc. pen., la separazione di taluni dei procedimenti connessi e la restituzione dei relativi atti al pubblico ministero perché proceda con citazione diretta. Annulla con rinvio, Gip Trib. Gorizia, 23 Gennaio 2007

Cassazione penale sez. III  23 ottobre 2007 n. 44273

 

È non solo illegittimo, ma anche abnorme il provvedimento del giudice dell'udienza preliminare il quale, all'esito dell'udienza stessa, senza l'accordo delle parti, anziché adottare uno dei provvedimenti tipici previsti dall'art. 424 c.p.p. come epilogo di tale udienza, disponga, senza alcuna motivazione, la separazione dei processi connessi al di fuori delle ipotesi previste dalla legge ed ordini la restituzione degli atti relativi ai processi separati al p.m., perché proceda con citazione diretta, trattenendone altri per l'udienza preliminare.

Cassazione penale sez. III  23 ottobre 2007 n. 44273

 

In tema di termini di impugnazione, poiché l'art. 585 cod. proc. pen. ne regola la decorrenza con riferimento ad ogni tipo di provvedimento giurisdizionale e non alla sola sentenza dibattimentale, anche all'impugnazione avverso la sentenza di non luogo a procedere resa all'esito dell'udienza preliminare si applicano i termini in esso previsti, ed in particolare, trattandosi di sentenza emessa in seguito a procedimento in camera di consiglio, il termine di quindici giorni di cui al comma primo, lett. a), che decorre dalla scadenza dei trenta giorni stabiliti dall'art. 424, comma quarto, cod. proc. pen., qualora la motivazione sia depositata entro quest'ultimo termine. Dichiara inammissibile, Trib. Firenze, 7 Febbraio 2006

Cassazione penale sez. VI  28 giugno 2007 n. 30967



 
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