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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 426 cod. proc. penale: Requisiti della sentenza

1. La sentenza contiene:

a) l’intestazione «in nome del popolo italiano» e l’indicazione dell’autorità che l’ha pronunciata;

b) le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le generalità delle altre parti private;

c) l’imputazione;

d) l’esposizione sommaria dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata;

e) il dispositivo, con l’indicazione degli articoli di legge applicati;

f) la data e la sottoscrizione del giudice.

2. In caso di impedimento del giudice, la sentenza è sottoscritta dal presidente del tribunale previa menzione della causa della sostituzione.

3. Oltre che nel caso previsto dall’articolo 125 comma 3, la sentenza è nulla se manca o è incompleto nei suoi elementi essenziali il dispositivo ovvero se manca la sottoscrizione del giudice.


Giurisprudenza annotata

Requisiti della sentenza-

Nel caso di accoglimento del ricorso immediato per cassazione avverso sentenza di primo grado priva di motivazione il rinvio deve essere disposto al giudice competente per l'appello.

Cassazione penale sez. VI  01 ottobre 2013 n. 43973  

 

L'omessa indicazione della formula del proscioglimento nel dispositivo della sentenza di non luogo a procedere ne determina la nullità ai sensi dell'art. 426, comma 3, c.p.p. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto siffatta nullità deducibile anche dalla parte civile).

Cassazione penale sez. VI  26 aprile 2012 n. 20207  

 

In tema di appello, la motivazione della sentenza di primo grado redatta in una forma abbreviata tale da non dare conto dell'iter logico-giuridico seguito del giudice, non rende possibile la integrazione da parte del giudice di appello, poiché non di completamento si tratterebbe, doveroso allorché ne ricorrano i presupposti, bensì di sostituzione integrale di un ragionamento assente o rimasto a livello embrionale.

Tribunale Perugia  13 ottobre 2011 n. 17  

 

In tema di vizio della motivazione delle sentenze, la motivazione apparente e, dunque, inesistente è ravvisabile soltanto quando sia del tutto avulsa dalle risultanze processuali o si avvalga di argomentazioni di puro genere o di asserzioni apodittiche o di proposizioni prive di efficacia dimostrativa, cioè, in tutti i casi in cui il ragionamento espresso dal giudice a sostegno della decisione adottata sia soltanto fittizio e perciò sostanzialmente inesistente. (In applicazione del principio, è stata annullata la sentenza di condanna che si era limitata ad affermare che la fonte di prova era costituita dalle dichiarazioni della P.O., senza indicarne il contenuto, né le ragioni della ritenuta attendibilità). Annulla con rinvio, Giud.pace Agropoli, 15 aprile 2009

Cassazione penale sez. V  19 maggio 2010 n. 24862

 

Poiché la sentenza di non luogo a procedere implica esclusivamente la scelta del giudice di inibire allo stato l'esercizio dell'azione penale contro l'imputato, salvo potenziale revoca ex art. 434 c.p.p., tali caratteristiche si riflettono sul controllo che la Corte di cassazione può effettuare a seguito del ricorso per cassazione proposto dal p.m.. Infatti, anche a fronte della prevista motivazione sommaria di inidoneità degli elementi acquisiti per l'accusa in giudizio (cfr. art. 426, comma 1, lett. d), c.p.p.), il giudice di legittimità non può, né deve, verificare il puntuale rispetto dei parametri di cui all'art. 192 c.p.p., il quale disciplina i parametri i valutativi di riferimento ai fini della potenziale condanna e non può essere esteso al convincimento esclusivamente prognostico negativo di tale condanna, proprio della sentenza di non luogo a procedere, che si riassume solo in una valutazione di inidoneità dell'accusa. In questa prospettiva, l'unico controllo della motivazione consentito in sede di legittimità, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. d) ed e), c.p.p., concerne la giustificazione prognostica negativa della condanna resa dal giudice nella valutazione d'insieme degli elementi acquisiti dal p.m. Diversamente opinando, del resto, si finirebbe con l'attribuire al giudice di legittimità un compito di merito, in quanto anticipatorio delle valutazioni sulla prova da assumere, che si porrebbe in contrasto insanabile con la possibilità di revoca della sentenza da parte dello stesso giudice per le indagini preliminari, sopravvenute o scoperte nuove fonti di prova da combinare eventualmente con quelle già valutate (art. 434 c.p.p.).

Cassazione penale sez. IV  03 dicembre 2008 n. 2669

 

Nel caso in cui il giudice monocratico che abbia deciso il processo mediante lettura del dispositivo (nella specie, si trattava di giudizio abbreviato) sia successivamente colto da impedimento che non gli consenta di stendere la motivazione, tale ultimo compito ben può essere assolto dal presidente del tribunale, o da giudice da questi delegato, giacché il potere sostitutivo attribuito al presidente del tribunale dagli art. 426, comma 2, e 559, comma 4, c.p.p non attiene soltanto alla sottoscrizione, ma deve ritenersi esteso alla redazione integrale della motivazione della sentenza decisa dal giudice monocratico (a supporto della decisione la Corte ha, tra l'altro, valorizzato: il rilievo delle condizioni di capacità del giudice con riferimento ai soli momenti della trattazione e della decisione del processo e non anche della redazione della motivazione; l'esigenza di non porre in discussione l'irreversibilità di alcuni effetti immediatamente derivanti anche dalla sola lettura del dispositivo, tra i quali fondamentali quelli in materia di libertà; l'esigenza di garantire il diritto delle parti alla impugnazione della sentenza, altrimenti vanificato nel caso di impossibilità di procedere alla redazione della motivazione; nonché il principio della ragionevole durata del processo).

Cassazione penale sez. un.  27 novembre 2008 n. 3287

 

È rilevante e non manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 267 c.p.p. per violazione degli art. 2, 3, 15 e111 cost., nella parte in cui non prevede la sottoscrizione del giudice quale requisito a pena di nullità del decreto con cui il g.i.p. autorizza l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni con conseguente utilizzabilità delle stesse nelle ipotesi di atto carente di sottoscrizione. La mancata previsione della sanzione della nullità del decreto di autorizzazione delle intercettazioni privo di sottoscrizione vanifica le garanzie previste dall'art. 15 cost. negli stessi termini in cui l'art. 13 le disciplina con riferimento alla libertà personale. A parità di condizioni di tutela costituzionale della libertà e segretezza delle comunicazioni, da un lato, e della libertà personale, dall'altro, il minor rigore che caratterizza la disciplina dell'atto "de quo" rispetto a quella prevista dagli art. 426 e 546 c.p.p. e dall'art. 292 c.p.p. risulterebbe, dunque, priva di giustificazioni di ordine logico.

Tribunale Enna  17 aprile 2007 n. 841  



 
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