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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 43 cod. proc. penale: Sostituzione del giudice astenuto o ricusato

1. Il giudice astenuto o ricusato e’ sostituito con altro magistrato dello stesso ufficio designato secondo le leggi di ordinamento giudiziario.

2. Qualora non sia possibile la sostituzione prevista dal comma 1, la corte o il tribunale rimette il procedimento al giudice ugualmente competente per materia determinato a norma dell’articolo 11.


Giurisprudenza annotata

Sostituzione del giudice astenutosi

Sono manifestamente inammissibili le q.l.c. - sollevate in riferimento agli art. 25 comma 1, 101 e 108 cost. - dell'art. 43 comma 1 c.p.p., nella parte in cui, secondo l'orientamento interpretativo della Corte di cassazione, consente, nel caso di giudice astenutosi o ricusato, la sua sostituzione con altro magistrato esterno, applicato per quel solo procedimento, in quanto è evidente il difetto di rilevanza delle questioni dal momento che il collegio del tribunale militare rimettente si presentava in una regolare composizione al momento della rimessione, sicché la censurata "supplenza esterna" è rimasta del tutto priva di effetti nel giudizio "a quo" e non è più comunque attuale.

Corte Costituzionale  07 maggio 2002 n. 169

 

Il giudice militare astenuto, la cui dichiarazione sia stata già accolta, non può concorrere alla pronuncia del provvedimento declinatorio della competenza, con il quale, accertata l'impossibilità di sostituzione dello stesso, il procedimento è rimesso ad altro giudice, configurandosi in tal caso un vizio di capacità del giudice astenuto, derivante da sopravvenuta carenza di potestà giurisdizionale nel processo. Per l'inosservanza del divieto la sanzione è quella della nullità di ordine generale e assoluta, insanabile e rilevabile d'ufficio, anche in sede di legittimità, del provvedimento di rimessione del procedimento. (Nell'enunciare il predetto principio, la S.C. ha avuto modo di rilevare che, nell'ipotesi di assoluta e persistente impossibilità di composizione e funzionamento dell'organo collegiale, pure attraverso gli istituti della supplenza e dell'applicazione operanti nell'ordinamento giudiziario militare, la constatazione del fenomeno e il conseguente provvedimento di rimessione del procedimento sono di necessità riservati al presidente o al giudice con funzioni di presidente "pro tempore" del tribunale remittente).

Cassazione penale sez. I  29 maggio 2000 n. 3872  

 

Sono manifestamente infondate, con riferimento all'art. 25 cost., le q.l.c. dell'art. 43 comma 2 c.p.p., in quanto identiche questioni sono già state dichiarate manifestamente infondate con ord. n. 439 del 1998.

Corte Costituzionale  18 maggio 1999 n. 173  

 

È manifestamente infondata la q.l.c., in riferimento all'art. 25 cost., dell'art. 43 comma 2 c.p.p., nella parte in cui non prevede che la rimessione del procedimento ad altro ufficio giudiziario, nel caso in cui non sia possibile la sostituzione del giudice astenuto o ricusato, sia del tutto eccezionale e non esclude che tale rimessione possa essere sistematica e si verifichi in tutti i processi nei quali si siano determinate incompatibilità a seguito di provvedimenti relativi a misure cautelari personali.

Corte Costituzionale  23 dicembre 1998 n. 439  

 

La regola di determinazione della competenza di cui al comma 2 dell'art. 43, comma 2, c.p.p., riguarda una situazione di assoluta impossibilità di sostituire un giudice, sia monocratico, sia collegiale, astenutosi o ricusato ovvero altrimenti incompatibile, ma non quella alla quale può rimediarsi con il ricorso agli istituti della supplenza e dell'applicazione di magistrati di cui agli art. 97, 105 e 110 r.d. 30 gennaio 1941 n. 12 (cd. ordinamento giudiziario) e alle circolari applicative deliberate dal Consiglio superiore della magistratura in aderenza al dettato legislativo, atteso che ogni norma derogatrice al principio del giudice naturale precostituito per legge va restrittivamente interpretata, venendo a incidere su una situazione di primaria valenza costituzionale. (Fattispecie relativa a conflitto di competenza fra tribunale di Belluno e tribunale di Trieste, in relazione alla quale la S.C., nel dichiarare la competenza del primo, ha osservato che, in applicazione dell'art. 6 della legge 4 maggio 1998 n. 133, il Consiglio superiore della magistratura, con delibera 8 luglio 1998, aveva accorpato i tribunali di Belluno e Treviso, con conseguente possibilità di flessibile utilizzazione dei magistrati dei rispettivi organici, resi in tal modo unitari, così facendo venir meno la possibilità di ricorrere al criterio previsto dal comma 2 dell'art. 43 c.p.p., senza avere previamente verificato l'assoluta impossibilità di sostituzione attraverso l'utilizzazione delle tabelle infradistrettuali così formate).

Cassazione penale sez. I  03 dicembre 1998 n. 6064  

 

La rimessione del processo ad altro giudice ai sensi dell'art. 43 comma 2 c.p.p., è consentita solo nei casi in cui, a seguito di astensione o ricusazione di magistrati dell'ufficio precedente, non ne sia possibile la sostituzione. Essendo l'esercizio di tale potere attribuito esclusivamente all'organo collegiale, deve ritenersi atto abnorme il provvedimento di rimessione adottato dal presidente del tribunale sia perché proveniente da un organo non legittimato, sia perché nel caso di specie, emesso senza che i magistrati si fossero astenuti e fossero stati ricusati.

Cassazione penale sez. VI  22 settembre 1998 n. 2648  

 

La disciplina dettata dall'art. 68 comma 3 dell'ordinamento penitenziario (l. 26 luglio 1975, n. 354 e successive modificazioni), secondo cui "con decreto del presidente della corte d'appello può essere temporaneamente destinato ad esercitare le funzioni del magistrato di sorveglianza mancante o impedito un giudice avente la qualifica di magistrato di cassazione, di appello o di tribunale", ha carattere di specialità rispetto alle disposizioni generali in materia di supplenze e di applicazioni contenute nell'ordinamento giudiziario, ivi compresa quella di cui all'art. 110 comma 1, di detto ordinamento, la quale prescrive che "non può far parte di un collegio giudicante più di un magistrato applicato". Ne consegue che, non operando tale limitazione, qualora in un tribunale di sorveglianza che debba decidere su un reclamo in materia di permessi e che già comprenda un magistrato applicato si verifichi, con riguardo all'altro magistrato togato, la causa di incompatibilità prevista dall'art. 30 bis comma 5 dell'ordinamento penitenziario, per avere egli pronunciato il provvedimento impugnato, deve darsi luogo alla sostituzione, per quella decisione, anche del detto secondo magistrato, ai sensi del combinato disposto del successivo comma 6 dello stesso art. 30 bis e del citato art. 68 comma 3, del medesimo ordinamento, rimanendo, per converso, escluso il ricorso alla rimessione ad altro tribunale di sorveglianza, in applicazione analogica dell'art. 43 comma 2 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  24 aprile 1998 n. 2346  

 

La disciplina dettata dall'art. 68 comma 3 dell'ordinamento penitenziario (l. 26 luglio 1975 n. 354 e successive modificazioni), secondo cui "Con decreto del presidente della corte d'appello può essere temporaneamente destinato ad esercitare le funzioni del magistrato di sorveglianza mancante o impedito un giudice avente la qualifica di magistrato di cassazione, di appello o di tribunale", ha carattere di specialità rispetto alle disposizioni generali in materia di supplenze e di applicazioni contenute nell'ordinamento giudiziario, ivi compresa quella di cui all'art. 110, comma 7, di detto ordinamento, la quale prescrive che "Non può far parte di un collegio giudicante più di un magistrato applicato". Ne consegue che, non operando tale limitazione, qualora in un tribunale di sorveglianza che debba decidere su un reclamo in materia di permessi e che già comprenda un magistrato applicato si verifichi, con riguardo all'altro magistrato togato, la causa di incompatibilità prevista dall'art. 30 bis, comma 5, dell'ordinamento penitenziario, per avere egli pronunciato il provvedimento impugnato, deve darsi luogo alla sostituzione, per quella decisione, anche del detto secondo magistrato, ai sensi del combinato disposto del successivo comma 6 dello stesso art. 30 bis e del citato art. 68, comma 3, del medesimo ordinamento, rimanendo, per converso, escluso il ricorso alla rimessione ad altro tribunale di sorveglianza, in applicazione analogica dell'art. 43, comma 2, c.p.p.

Cassazione penale sez. I  24 aprile 1998 n. 2346  

 

La temporanea impossibilità di formare un collegio giudicante di un tribunale militare non può costituire ipotesi di spostamento della competenza per territorio del giudice, secondo quanto previsto dal comma 2 dell'art. 43 c.p.p. Tale norma infatti riguarda l'impossibilità ordinamentale di costituzione del collegi, ma non il caso in cui vi sia la possibilità, facendo riferimento alla normativa del vigente ordinamento giudiziario, di provvedere ad una sua legittima composizione; invero, gli art. 97 e 105 r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario) e succ. mod. - con particolare riguardo agli art. 25 d.P.R. 22 settembre 1988 n. 449 (Norme di adeguamento dell'ordinamento giudiziario al nuovo codice di procedura penale) e 7 d.lg. 28 luglio 1989 n. 273 (Norme di attuazione del citato d.P.R. n. 449/88) in tema di supplenza e all'art. 110 dell'ordinamento giudiziario (così come novellato dall'art. 1 l. 16 ottobre 1991, n. 321, riguardante interventi straordinari per la funzionalità degli uffici giudiziari) in tema di applicazione - dettano gli specifici criteri che regolano la materia: e le citate norme, ai sensi dell'art. 1 l. 7 maggio 1981, n. 180 (Modifiche dell'ordinamento giudiziario militare di pace), sono applicabili, con il solo limite della loro adeguabilità alla sua peculiare struttura, all'ordinamento giudiziario militare.

Cassazione penale sez. I  15 aprile 1998 n. 5925  

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento all'art. 25 cost. - la q.l.c. dell'art. 43 comma 2 c.p.p., nella parte in cui non prevede che la rimessione del procedimento ad altro ufficio giudiziario, nel caso in cui non sia possibile la sostituzione del giudice astenuto o ricusato, sia del tutto eccezionale e non esclude che tale rimessione possa essere sistematica e si verifichi in tutti i processi nei quali si siano determinate incompatibilità a seguito di provvedimenti relativi a misure cautelari personali.

Tribunale minorenni Messina  23 marzo 1998

 



 
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