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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 435 cod. proc. penale: Richiesta di revoca

1. Nella richiesta di revoca il pubblico ministero indica le nuove fonti di prova, specifica se queste sono già state acquisite o sono ancora da acquisire e richiede, nel primo caso, il rinvio a giudizio e, nel secondo, la riapertura delle indagini.

2. Con la richiesta sono trasmessi alla cancelleria del giudice gli atti relativi alle nuove fonti di prova.

3. Il giudice, se non dichiara inammissibile la richiesta, designa un difensore all’imputato che ne sia privo, fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pubblico ministero, all’imputato, al difensore e alla persona offesa. Il procedimento si svolge nelle forme previste dall’articolo 127.


Giurisprudenza annotata

Richiesta di revoca

La declaratoria di inammissibilità della richiesta di revoca della sentenza di non luogo a procedere può essere adottata anche all'esito dell'udienza fissata a norma dell'art. 435 comma 3 c.p.p., e non solo in sede di valutazione preliminare "de plano". Dichiara inammissibile, Gip Trib. Roma, 30/01/2013

Cassazione penale sez. VI  02 luglio 2013 n. 31970  

 

Ai fini della revoca della sentenza di non luogo a procedere, il giudice deve verificare se le fonti di prova sopraggiunte giustifichino la riapertura delle indagini, compiendo una valutazione diversa ed in nulla assimilabile rispetto a quella propria dei giudizi di impugnazione. (Annulla con rinvio, G.u.p. Trib. Messina, 28/01/2014 )

Cassazione penale sez. IV  16 ottobre 2014 n. 47755  

 

L'ordinanza che dispone la revoca della sentenza di non luogo a procedere non è autonomamente ricorribile per cassazione. (In motivazione, la S.C. ha escluso la ricorribilità di detta ordinanza anche con riferimento alla violazione delle forme previste dall'art. 127 c.p.p.).

Cassazione penale sez. I  03 luglio 2008 n. 32348  

 

Non è ricorribile per cassazione né altrimenti impugnabile il provvedimento con il quale, nella dovuta osservanza della forme di cui all'art. 127 c.p.p., il g.i.p. disponga, in accoglimento della richiesta avanzata dal p.m. ai sensi dell'art. 435 c.p.p., la revoca della sentenza di non luogo a procedere.

Cassazione penale sez. I  03 luglio 2008 n. 32348  

 

Deve ritenersi ammissibile il ricorso per cassazione proposto dall'imputato avverso l'ordinanza di revoca della sentenza di non luogo a procedere adottata con procedura "de plano" anziché con l'osservanza delle forme di cui all'art. 127 c.p.p., richiamato dall'art. 435, comma 3, stesso codice.

Cassazione penale sez. I  06 luglio 2005 n. 29175  

 

I nuovi elementi di prova acquisiti dal p.m. successivamente alla pronuncia della sentenza di non luogo a procedere possono essere utilizzati ai fini della revoca della sentenza e della successiva applicazione di una misura cautelare personale nei confronti dell'imputato prosciolto, a condizione che essi siano stati acquisiti "aliunde" nel corso di indagini estranee al procedimento già definito o siano provenienti da altri procedimenti, ovvero reperiti in modo casuale o spontaneamente offerti, e comunque non siano il risultato di indagini finalizzate alla verifica ed all'approfondimento degli elementi emersi.

Cassazione penale sez. un.  23 febbraio 2000 n. 8  

 

Avuto riguardo alla disciplina dettata dall'art. 435, comma 1, c.p.p., secondo la quale, anche sulla base di fonti di prova acquisite dal p.m. in assenza di preventiva autorizzazione alla riapertura delle indagini, può essere disposto, previa revoca della sentenza di non luogo a procedere, il rinvio a giudizio dell'imputato, deve ritenersi che a maggior ragione gli stessi elementi possano essere utilizzati come gravi indizi di colpevolezza per l'applicazione di una misura cautelare.

Cassazione penale sez. I  20 dicembre 1999 n. 7266  

 

Devono ritenersi legittimamente acquisiti, e quindi pienamente ed immediatamente utilizzabili unitamente a quelli precedenti ai fini dell'adozione del provvedimento coercitivo cautelare, i nuovi elementi raccolti dal p.m. al fine di presentare al giudice per le indagini preliminari la richiesta di revoca della sentenza di non luogo a procedere ai sensi dell'art. 435 comma 1 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  04 agosto 1998 n. 4931  

 

Il p.m. non deve necessariamente richiedere la revoca della sentenza di non luogo a procedere già emessa dal g.i.p. prima della richiesta e dell'emissione di una misura cautelare per il medesimo fatto, quando siano emerse nuove fonti di prova che legittimano il provvedimento restrittivo. I principi regolatori dei due istituti conservano in pieno la rispettiva normativa: mentre la necessità dell'emissione del provvedimento restrittivo dovrà essere valutata in base ai criteri che sono propri di tale misura (gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari non diversamente soddisfacibili o presuntivamente soddisfacibili solo con la custodia in carcere nell'ipotesi prevista dal comma 3 dell'art. 275 c.p.p.), la revoca della sentenza potrà essere richiesta, con il rinvio a giudizio o la riapertura delle indagini (art. 435 c.p.p.) quando gli elementi di prova sopravvenuti siano in grado di "determinare il rinvio a giudizio" (art. 434 c.p.p.), solo in tale momento infatti si verificano le condizioni di legge che rendono operante il potere-dovere di natura funzionale consacrato dalla legge.

Cassazione penale sez. V  18 febbraio 1997 n. 684  

 

Devono ritenersi legittimamente acquisiti, e quindi pienamente utilizzabili ai fini cautelari, gli elementi raccolti dal p.m. al fine di presentare al g.i.p. la richiesta di revoca della sentenza di non luogo a procedere ai sensi dell'art. 435 comma 1 c.p.p.; e ciò sia nell'ipotesi che i predetti elementi rappresentino quelle "nuove fonti di prova" che, ove già acquisite, consentono di formulare immediatamente, insieme a quella di revoca, la richiesta di rinvio a giudizio, sia nel caso che essi integrino quegli altri elementi, dai quali sia desumibile la possibilità di rinvenire le "nuove fonti di prova", sui quali deve fondarsi il provvedimento del giudice che ordina la riapertura delle indagini.

Cassazione penale sez. I  26 giugno 1996 n. 4332



 
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