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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 438 cod. proc. penale: Presupposti del giudizio abbreviato

1. L’imputato può chiedere che il processo sia definito all’udienza preliminare allo stato degli atti, salve le disposizioni di cui al comma 5 del presente articolo e all’articolo 441, comma 5.

2. La richiesta può essere proposta, oralmente o per iscritto, fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli articoli 421 e 422.

3. La volontà dell’imputato è espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale e la sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall’articolo 583, comma 3.

4. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato.

5. L’imputato, ferma restando la utilizzabilità ai fini della prova degli atti indicati nell’articolo 442, comma 1-bis, può subordinare la richiesta ad una integrazione probatoria necessaria ai fini della decisione. Il giudice dispone il giudizio abbreviato se l’integrazione probatoria richiesta risulta necessaria ai fini della decisione e compatibile con le finalità di economia processuale proprie del procedimento, tenuto conto degli atti già acquisiti ed utilizzabili. In tal caso il pubblico ministero può chiedere l’ammissione di prova contraria. Resta salva l’applicabilità dell’articolo 423.

6. In caso di rigetto ai sensi del comma 5, la richiesta può essere riproposta fino al termine previsto dal comma 2.

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La Corte costituzionale, con sentenza 28 gennaio – 15 febbraio 1991, n. 81 (in G.U. 1a s.s. 20/02/1991, n. 8), ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 438, 439, 440 e 442 del codice di procedura penale, ” nella parte in cui non prevede che il pubblico ministero, in caso di dissenso, sia tenuto ad enunciarne le ragioni e nella parte in cui non prevede che il giudice, quando, a dibattimento concluso, ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero, possa applicare all’imputato la riduzione di pena contemplata dall’art. 442, secondo comma, dello stesso codice “.

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La Corte costituzionale, con sentenza 22-31 gennaio 1992, n. 23 (G.U. 1a s.s. 5/2/1992, n. 6) ha dichiarato “l’ illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 438, 439, 440 e 442 nella parte in cui non prevede che il giudice, all’esito del dibattimento, ritenendo che il processo poteva essere definito allo stato degli atti dal giudice per le indagini preliminari, possa applicare la riduzione di pena prevista dall’art. 442, secondo comma, dello stesso codice “.

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La Corte costituzionale, con sentenza 19-23 maggio 2003 n. 169 (in G.U. 1a s.s. 28/5/2003 n. 21) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 438, comma 6, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che, in caso di rigetto della richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad una integrazione probatoria, l’imputato possa rinnovare la richiesta prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado e il giudice possa disporre il giudizio abbreviato.


Giurisprudenza annotata

Giudizio abbreviato

La mancata riproposizione "in limine" al giudizio abbreviato dell'eccezione di incompetenza territoriale rigettata in udienza preliminare preclude la deducibilità della stessa mediante atto di appello. (Dichiara inammissibile, App. Ancona, 11/06/2013 )

Cassazione penale sez. VI  07 gennaio 2015 n. 2326  

 

L'imputato che chieda la riduzione di pena per il rito abbreviato condizionato ad integrazione istruttoria deducendo l'illegittimità della ordinanza di rigetto da parte del giudice dell'udienza preliminare, deve allegare ed indicare in modo specifico, a pena di inammissibilità, gli atti con i quali ha coltivato la suddetta richiesta in tutti i gradi di giudizio e di avere dedotto, fin dal primo grado, motivi specifici avverso il provvedimento del giudice. (Rigetta in parte, App. Reggio Calabria, 05/02/2014 )

Cassazione penale sez. II  10 dicembre 2014 n. 53652  

 

Il sindacato del giudice del dibattimento sulla ordinanza di reiezione del rito abbreviato condizionato impone che l'istanza sia proposta esattamente negli stessi termini in cui era stata originariamente avanzata, non essendo consentito modificare in alcun modo la condizione, neanche al fine di renderla meno gravosa. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto preclusa la possibilità di trasformare la richiesta da condizionata ad incondizionata, tale dovendosi qualificare la reiterata richiesta subordinata alla acquisizione dei risultati di incidenti probatori, in corso di svolgimento innanzi al g.i.p., destinati naturalmente a far parte del compendio probatorio). (Rigetta, App. Firenze, 24/05/2013 )

Cassazione penale sez. II  17 ottobre 2014 n. 47409  

 

L'ordinanza di ammissione al giudizio abbreviato condizionato ad integrazione probatoria non è revocabile nel caso in cui la condizione alla quale il rito è stato subordinato si riveli non realizzabile per circostanze imprevedibili e sopraggiunte, tra cui deve essere ricompreso anche il comportamento della parte che volontariamente ometta di effettuare gli adempimenti necessari all'integrazione probatoria cui aveva espressamente condizionato la scelta del rito. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che alla intenzionale mancata citazione di un teste può essere attribuito, per fatti concludenti, il significato di rinuncia alla condizione dell'integrazione probatoria). (Rigetta, App. Roma, 06/03/2014 )

Cassazione penale sez. II  07 ottobre 2014 n. 43876  

 

In tema di giudizio abbreviato condizionato, il giudice dibattimentale deve sindacare il provvedimento di rigetto, assunto nell'udienza preliminare secondo una valutazione "ex ante", di verifica della ricorrenza dei requisiti di novità e decisività della prova richiesta dall'imputato alla luce della situazione esistente al momento della valutazione negativa, tenendo tuttavia conto, come criterio ausiliario, e di per sè non risolutivo, anche delle indicazioni sopravvenute dall'istruttoria espletata. (Annulla senza rinvio, Ass.App. Roma, 11/12/2012)

Cassazione penale sez. VI  11 luglio 2014 n. 48642

 

In tema di intercettazioni, la situazione di obiettiva incertezza sul luogo di effettivo svolgimento delle operazioni di registrazione, nonché sugli impianti concretamente utilizzati, integra gli estremi della inutilizzabilità patologica deducibile dall'imputato nel giudizio abbreviato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto inutilizzabili intercettazioni in relazione alle quali risultava la mancanza dei verbali di inizio delle operazioni ed il contrasto tra i verbali di chiusura delle medesime operazioni, nei quali si dava atto della avvenuta registrazione delle conversazioni presso la caserma dei Carabinieri, e la certificazione del funzionario responsabile nella quale si attestava che le attività di captazione erano state eseguite presso la Procura della Repubblica). (Annulla con rinvio, App. Palermo, 19/12/2012 )

Cassazione penale sez. III  13 maggio 2014 n. 40209  

 

Il rigetto o la dichiarazione d'inammissibilità della richiesta di giudizio abbreviato non subordinata a integrazioni istruttorie, quando deliberati illegittimamente, pregiudicano, oltre alla scelta difensiva dell'imputato, la sua aspettativa di una riduzione premiale della pena. Ne consegue il diritto dell'imputato, che abbia vanamente rinnovato la richiesta del rito prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, di recuperare lo sconto sanzionatorio all'esito del giudizio. (Fattispecie in tema di richiesta di giudizio abbreviato formulata in udienza preliminare e dichiarata intempestiva in base a un'errata interpretazione del termine preclusivo). (Annulla in parte senza rinvio, App. Milano, 02/11/2012 )

Cassazione penale sez. un.  27 marzo 2014 n. 20214  

 

Nell'udienza preliminare celebrata nei confronti di più imputati, il termine finale per la richiesta del giudizio abbreviato s'identifica con il momento nel quale il difensore di ciascuno di essi rassegna le proprie conclusioni definitive e non con quello nel quale l'ultimo difensore prende la parola. (Annulla in parte senza rinvio, App. Milano, 02/11/2012 )

Cassazione penale sez. un.  27 marzo 2014 n. 20214

 

Nell'udienza preliminare la richiesta di giudizio abbreviato può essere presentata dopo la formulazione delle conclusioni da parte del p.m. e deve essere formulata da ciascun imputato al più tardi nel momento in cui il proprio difensore formula le proprie conclusioni definitive.

Cassazione penale sez. un.  27 marzo 2014 n. 20214  

 

In tema di giudizio abbreviato condizionato, nel caso di pluralità di imputazioni la prova necessaria ai sensi del comma 3 dell'art. 438 c.p.p. è solo quella che incide in modo decisivo sulla complessiva situazione fattuale che dà origine alle contestazioni medesime. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata nella parte in cui aveva rigettato la richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad esame testimoniale incidente sulla delibazione di uno solo dei diversi capi di imputazione oggetto della regiudicanda. (Annulla in parte con rinvio, App. Messina, 23/02/2012 )

Cassazione penale sez. V  22 gennaio 2014 n. 12458  

 

In tema di giudizio abbreviato condizionato, le dichiarazioni rese in udienza da una persona già sentita in fase di indagini non sono di per se stesse dotate di valore probatorio privilegiato e preminente rispetto a quelle fornite alle Autorità inquirenti, stante il carattere integrativo e non sostitutivo che l'art. 438, comma 5, c.p.p., attribuisce all'attività istruttoria nel contraddittorio delle parti. (Annulla con rinvio, App. Brescia, 06/11/2012 )

Cassazione penale sez. II  17 gennaio 2014 n. 18365  

 

Il giudizio abbreviato costituisce un procedimento 'a prova contratta', alla cui base è identificabile un patteggiamento negoziale sul rito, a mezzo del quale le parti accettano che la regiudicanda sia definita all'udienza preliminare alla stregua degli atti di indagine già acquisiti e rinunciano a chiedere ulteriori mezzi di prova, così consentendo di attribuire agli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari quel valore probatorio di cui essi sono normalmente sprovvisti nel giudizio che si svolge invece nelle forme ordinarie del 'dibattimento'. Tuttavia tale negozio processuale di tipo abdicativo può avere ad oggetto esclusivamente i poteri che rientrano nella sfera di disponibilità degli interessati, ma resta privo di negativa incidenza sul potere-dovere del giudice di essere, anche in quel giudizio speciale, garante della legalità del procedimento probatorio. Ne consegue che in esso, mentre non rilevano né l'inutilizzabilità cosiddetta fisiologica della prova, cioè quella coessenziale ai peculiari connotati del processo accusatorio, in virtù dei quali il giudice non può utilizzare prove, pure assunte 'secundum legem', ma diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento secondo l'art. 526 c.p.p., con i correlati divieti di lettura di cui all'art. 514 stesso codice (in quanto in tal caso il vizio-sanzione dell'atto probatorio è neutralizzato dalla scelta negoziale delle parti, di tipo abdicativo), né le ipotesi di inutilizzabilità 'relativa' stabilite dalla legge in via esclusiva con riferimento alla fase dibattimentale, va attribuita piena rilevanza alla categoria sanzionatoria dell'inutilizzabilità cosiddetta 'patologica', inerente, cioè, agli atti probatori assunti 'contra legem', la cui utilizzazione è vietata in modo assoluto non solo nel dibattimento, ma in tutte le altre fasi del procedimento, comprese quelle delle indagini preliminari e dell'udienza preliminare, nonché le procedure incidentali cautelari e quelle negoziali di merito.

Ufficio Indagini preliminari Napoli  30 dicembre 2013 n. 2846  



 
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