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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 440 cod. proc. penale

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti del giudice

Sebbene le sentenze pronunciate a seguito di giudizio abbreviato (art. 438 - 443 c.p.p.) o di patteggiamento (art. 444 - 448 c.p.p.), poiché scaturenti da cognizione imperfetta, devono considerarsi improduttive di vincolo nel giudizio contabile, ciò non preclude al Giudice della responsabilità erariale di ricavare elementi di valutazione ai fini del proprio convincimento dalla condotta del convenuto accertata nel giudizio penale; pertanto, sebbene la sentenza di condanna patteggiata, ai sensi dell'art. 445 c.p.p., non faccia stato nel giudizio contabile, vuoi riguardo alla sussistenza e alle modalità materiali dei fatti, vuoi in ordine alla colpevolezza, tuttavia i fatti e le acquisizioni probatorie effettuate nel corso delle indagini preliminari, realizzate con il consenso delle parti e sotto il controllo giudiziale, non possono essere ritenute "tamquam non essent", potendo e dovendo, invece, essere liberamente apprezzate (così come dispone l'art. 116 c.p.c) dal Giudice contabile, ai fini delle formazione del proprio convincimento, unitamente ad eventuali elementi circostanziali di segno opposto allegati dalle parti.

Corte Conti reg. (Veneto) sez. giurisd.  06 giugno 2009 n. 436

 

Sebbene le sentenze pronunciate a seguito di giudizio abbreviato (art. 438-443 c.p.p.), o di patteggiamento (art. 444-448 c.p.p.), poiché scaturenti da cognizione imperfetta, devono considerarsi improduttive di vincolo nel giudizio contabile, ciò tuttavia non preclude al Giudice della responsabilità erariale di ricavare elementi di valutazione ai fini del proprio convincimento dal comportamento del convenuto accertato nel giudizio penale.

Corte Conti reg. (Veneto) sez. giurisd.  19 gennaio 2009 n. 72  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 87, comma 3, c.p.p., in relazione agli art. 438 e 440 del medesimo codice, censurato in riferimento agli art. 3, 24 e 111 cost., nella parte in cui dispone l'esclusione di ufficio del responsabile civile quando il giudice accoglie la richiesta di giudizio abbreviato. Il giudice a quo, infatti, dopo l'adozione del rito abbreviato, ha dichiarato l'inammissibilità della richiesta di citazione del responsabile civile ed ha quindi già consumato il proprio potere decisorio facendo definitiva applicazione della norma censurata, con conseguente irrilevanza di un'eventuale pronuncia di incostituzionalità della norma stessa.

Corte Costituzionale  02 luglio 2008 n. 247  

 

È manifestamente inammissibile per difetto del requisito della rilevanza la q.l.c., sollevata in riferimento agli art. 3, 24 e 111 cost., dell’art. 87, comma 3, c.p.p., in relazione agli art. 438 e 440 del medesimo codice, nella parte in cui dispone l’esclusione di ufficio del responsabile civile quando il giudice accoglie la richiesta di giudizio abbreviato.

Corte Costituzionale  02 luglio 2008 n. 247  

 

Il principio della decisione "allo stato degli atti" è previsto dalla legge solo per il giudizio abbreviato (ex art. 440 c.p.p.), mentre nel rito normale il dibattimento è l'asse portante del processo. (Nella specie, in ossequio a detto principio la Corte di legittimità ha cassato con rinvio l'impugnata sentenza, nella quale il giudice, invece di procedere all'istruzione dibattimentale, assumendo - ex art. 496 c.p.p. - le prove richieste ed ammesse, pronunziava immediatamente sentenza di condanna, dando per scontata la penale responsabilità dell'imputato, senza neppure revocare l'ordinanza ammissiva delle prove, alle quali anche la difesa avrebbe potuto avere interesse).

Cassazione penale sez. III  27 ottobre 2004 n. 46753  

 

Non può il giudice dell'udienza preliminare disporre, prima e fuori dall'udienza, su richiesta dell'imputato, il giudizio abbreviato. La l. 16 dicembre 1999 n. 479 (art. 28) ha, invero, abrogato gli art. 439 e 440 c.p.p., nella parte in cui prevedevano la facoltà per l'imputato di presentare richiesta di giudizio abbreviato almeno cinque giorni prima della data fissata per l'udienza ed il dovere del giudice di depositare in cancelleria, almeno tre giorni prima della data della predetta udienza, l'ordinanza di accoglimento o di rigetto del rito alternativo. La soppressione di dette disposizioni era necessaria per assicurare coerenza alla nuova disciplina dettata per il giudizio abbreviato che, da un lato, non ha più previsto il consenso del p.m., dall'altro, ha imposto al giudice di disporre il giudizio abbreviato se la richiesta dell'imputato non è subordinata ad integrazione probatoria. Di riflesso, richiesta dell'imputato e decreto dispositivo del giudice non possono che essere adottati in udienza perché, in caso contrario, il p.m. si vedrebbe privato del potere di indagine suppletiva esercitabile dal momento della presentazione della richiesta di rinvio a giudizio fino al giorno dell'udienza preliminare.

Ufficio Indagini preliminari Milano  25 gennaio 2001

 

La specialità del giudizio abbreviato comporta l'utilizzabilità di tutti gli atti legittimamente acquisiti al fascicolo del p.m., salvo che l'imputato abbia adempiuto all'onere di eccepire preliminarmente, cioè prima dell'introduzione del procedimento, l'eventuale irritualità dell'acquisizione di taluni di detti atti, accettando nel contempo, necessariamente, il rischio che il giudice, riconosciuta la fondatezza di una tale eccezione e, conseguentemente, l'invalidità o inutilizzabilità degli atti cui essa si riferisce, respinga poi anche la richiesta di rito abbreviato per ritenuta insussistenza del requisito della definibilità del procedimento allo stato degli atti. (Nalle specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che correttamente fosse stata disattesa, dal giudice d'appello in quanto tardiva, la doglianza relativa all'avvenuta utilizzazione, nel giudizio abbreviato, delle risultanze ottenute, anche in territorio estero, con un sistema di rilevazione satellitare collegato ad un'apparecchiatura occultata a bordo dell'autovettura degli imputati).

Cassazione penale sez. IV  23 giugno 1999 n. 11244  



 
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