Codice proc. penale Agg. il 28 aprile 2015

Codice proc. penale Art. 443 cod. proc. penale: Limiti all’appello

Codice proc. penale Agg. il 28 aprile 2015



1. L’imputato e il pubblico ministero non possono proporre appello contro le sentenze di proscioglimento.

2. COMMA ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479

3. Il pubblico ministero non può proporre appello contro le sentenze di condanna, salvo che si tratti di sentenza che modifica il titolo del reato.

4. Il giudizio di appello si svolge con le forme previste dall’articolo 599.

—————

La Corte costituzionale, con sentenza 10 luglio – 20 luglio 2007, n. 320 (in G.U. 1a s.s. 25/7/2007, n. 29) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 della L. 20 febbraio 2006, n. 46, nella parte in cui, modificando l’art. 443, comma 1, del codice di procedura penale, esclude che il pubblico ministero possa appellare contro le sentenze di proscioglimento emesse a seguito di giudizio abbreviato.

—————

La Corte costituzionale, con sentenza 19-29 ottobre 2009, n. 274 (in G.U. 1a s.s 04/11/2009, n. 44) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’ art. 443, comma 1, nella parte in cui esclude che l’imputato possa proporre appello contro le sentenze di assoluzione per difetto di imputabilità, derivante da vizio totale di mente.

Giurisprudenza annotata

Limiti all'appello

Il giudizio d'appello del procedimento a rito contratto deve svolgersi nelle forme della comparizione camerale, richiamata dagli artt. 443 (limiti all'appello nel giudizio abbreviato) e 599 (decisioni in camera di consiglio per il giudizio di appello) c.p.p., in relazione a cui è previsto un rinvio per impedimento del solo imputato (escluso, nella specie, il rinvio per impedimento del difensore per la partecipazione all'astensione dalla udienze).

Cassazione penale sez. IV  12 febbraio 2015 n. 9172  

 

In assenza di impugnazione del pubblico ministero, non possono essere posti a fondamento della decisione d'appello avverso la sentenza pronunciata con il rito abbreviato atti dichiarati inutilizzabili dal giudice di primo grado. (Fattispecie in cui i giudici di appello si erano avvalsi per la decisione delle risultanze delle intercettazioni telefoniche dichiarate inutilizzabili dal giudice di primo grado). (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 28/11/2011 )

Cassazione penale sez. IV  21 ottobre 2014 n. 49664  

 

Il giudizio abbreviato di appello si svolge, ai sensi del combinato disposto degli art. 443 e 599 c.p.p., nelle forme previste dall'art. 127 c.p.p., con la conseguenza che non è necessario sostituire il difensore non presente, pur se ritualmente citato, dell'imputato con un difensore immediatamente reperibile nominato ai sensi dell'art. 97, comma 4, c.p.p. (Rigetta, App. Bari, 30/04/2012 )

Cassazione penale sez. II  10 aprile 2014 n. 30744  

 

Nel giudizio di appello instaurato a seguito dell'impugnazione della sentenza emessa nel giudizio abbreviato l'impedimento a comparire del difensore dell'imputato non può dare luogo al rinvio dell'udienza camerale, in quanto quest'ultima, a norma dell'art. 443 c.p.p., è espressamente disciplinata dagli art. 599 e 127 c.p.p., con conseguente inapplicabilità dell'art. 420 ter comma 5. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello aveva rigettato la richiesta di rinvio determinata da partecipazione ad astensione dalle udienze proclamata dalle associazioni di categoria). Rigetta, App. Milano, 17/09/2012

Cassazione penale sez. VI  04 dicembre 2013 n. 51498  

 

Posta la possibilità per il giudice di primo grado di assumere, anche d'ufficio, gli elementi necessari ai fini della decisione ai sensi dell'art. 441, comma 5, c.p.p., al giudice di appello è consentito disporre d'ufficio i mezzi di prova ritenuti assolutamente necessari per l'accertamento dei fatti che formano oggetto della decisione, secondo il disposto dell'art. 603, comma 3, c.p.p., mentre le parti - che, prestato il consenso all'adozione del rito abbreviato "senza integrazione probatoria" e, per il pubblico ministero, nonostante la sopravvenuta esclusione di un suo potere di consenso, hanno accettato che la regiudicanda sia definita all'udienza preliminare alla stregua degli atti d'indagine già acquisiti e rinunciato al diritto alla prova, così consentendo di attribuire agli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari quel valore probatorio di cui essi sono normalmente sprovvisti nel giudizio che si svolge invece nelle forme ordinarie del dibattimento - possono solo sollecitare (in virtù del rinvio dell'art. 443, comma 4, c.p.p. all'art. 599 c.p.p. e, quindi, al comma 3 di questo articolo, che a sua volta rinvia al successivo art. 603 c.p.p.) i poteri suppletivi di iniziativa probatoria che spettano al giudice di appello, il cui esercizio è regolato dal rigido criterio dell'assoluta necessità ai fini della decisione. In merito alle conseguenze del mancato esercizio da parte del giudice di appello dei sollecitati poteri officiosi di rinnovazione dell'istruttoria e alla sua traducibilità in un vizio deducibile mediante ricorso per cassazione, l'imputato, che presenti richiesta di giudizio abbreviato incondizionato con l'accettazione che il procedimento si svolga sulla base degli elementi istruttori acquisiti al fascicolo del pubblico ministero, né può dolersi della incompletezza di quello trasmesso al G.u.p., per non esservi inseriti altri atti di indagine dichiaratamente concernenti le imputazioni contestate, né, una volta sollecitato il giudice di appello all'assunzione officiosa di nuove prove o alla riassunzione delle prove già acquisite agli atti, può lamentare il mancato esercizio del relativo potere.

Cassazione penale sez. I  07 marzo 2013 n. 51442

 

Se è sempre possibile, da parte dell'imputato che abbia richiesto il rito abbreviato allo stato degli atti, sollecitare il giudice di appello all'esercizio del potere di ufficio di cui all'art. 603 c.p.p., comma 3, la non incompatibilità del rito speciale con le assunzioni probatorie - in virtù del rinvio dell'art. 443 c.p.p., comma 4, all'art. 599 c.p.p. e, quindi, al comma 3 di questo articolo, che a sua volta rinvia al successivo art. 603 c.p.p. - comporta tuttavia che all'assunzione d'ufficio di nuove prove o alla riassunzione delle prove già acquisite agli atti si proceda solo quando e nei limiti in cui il giudice di appello lo ritenga assolutamente necessario ai fini della decisione; pertanto deve comunque ritenersi escluso che la parte conservi un diritto proprio a prove, alla cui acquisizione ha rinunciato per effetto della scelta del giudizio abbreviato, con la conseguenza che deve escludersi che il mancato esercizio da parte del giudice d'appello dei poteri d'ufficio sollecitati possa tradursi in un vizio deducibile mediante ricorso per cassazione.

Cassazione penale sez. V  07 febbraio 2013 n. 14270  

 

A fronte del divieto, imposto dal comma 3 dell'art. 443 c.p.p., di appello "quoad poenam" da parte del p.m. e/o del p.g. avverso le sentenze emesse a seguito di procedimento condotto con il rito abbreviato, se è vero che tale appello non è, in sé, inammissibile, dovendo esser convertito - se proposto - in ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 568 comma 5 c.p.p., non è rispondente a legittimità la procedura secondo la quale, a seguito del meccanismo di conversione in appello del ricorso "per saltum" proposto dalla pubblica accusa ai sensi del combinato disposto degli art. 569 e 580 c.p.p., diverrebbe appellabile la sentenza di cui sopra, atteso il sin troppo esplicito divieto posto dal comma 3 dell'art. 443 c.p.p., ragion per cui, nel giudizio di secondo grado, la pubblica Accusa incorre nella sanzione di inammissibilità di cui all'art. 591 comma 1 n. 1 c.p.p., sub specie di mancanza di legittimazione. In ogni caso, anche a seguito della modifica introdotta all'art. 111 comma 2 secondo inciso cost., con la l. cost. 23 novembre 1999 n. 2, le eventuali violazioni di legge "quoad poenam" in cui sia incorso il giudice in una procedura condotta con il rito abbreviato dovranno essere valutate dal Supremo Collegio, senza possibilità di conversione in appello, neanche ex art. 569 e 580 c.p.p., attesa la preclusione legislativa più volte richiamata.

Corte appello Napoli sez. II  27 dicembre 2010 n. 7627  

 

È costituzionalmente illegittimo, per contrasto con gli art. 3 e 24, comma 2, cost., l'art. 443, comma 1, c.p.p., come modificato dall'art. 2 della l. 20 febbraio 2006 n. 46 (Modifiche al c.p.p., in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento), nella parte in cui esclude che l'imputato possa proporre appello contro le sentenze di assoluzione per difetto di imputabilità, derivante da vizio totale di mente. (Il giudizio abbreviato - ha osservato la Corte - si fonda sulla libera accettazione, da parte dell'imputato, di limitazioni a diritti e facoltà, quale contropartita al trattamento premiale sul piano sanzionatorio: tra tali limitazioni rientrano quelle dell'appello che, per essere costituzionalmente compatibili, debbono essere basate su criteri razionali. Nella specie - ha rilevato la Corte - appare irrazionale e lesivo del diritto di difesa che l'imputato possa dolersi nel merito della condanna per un reato bagatellare alla sola pena della multa e non possa, invece, appellare l'assoluzione per vizio totale di mente, anche se relativa ad un reato di particolare gravità, considerato che questo tipo di sentenza assolutoria non ha valenza pienamente liberatoria, postula l'accertamento della sussistenza del fatto di reato, della sua riferibilità all'imputato e dell'assenza di cause di giustificazione e può comportare conseguenze pregiudizievoli sul piano giuridico, come l'applicazione di una misura di sicurezza).

Corte Costituzionale  29 ottobre 2009 n. 274  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 443, comma 1, c.p.p., come modificato dall'art. 2 l. 20 febbraio 2006 n. 46, nella parte in cui esclude che l'imputato possa proporre appello contro le sentenze di assoluzione per difetto di imputabilità, derivante da vizio totale di mente, emesse nel corso del giudizio abbreviato. Premesso che il giudizio abbreviato si fonda sulla libera accettazione, da parte dell'imputato, di limitazioni a diritti e facoltà, quale contropartita al trattamento premiale sul piano sanzionatorio, e che tra tali limitazioni rientrano quelle all'appello che, per essere costituzionalmente compatibili, debbono essere basate su criteri razionali, nella specie, risulta irrazionale e lesivo del diritto di difesa il fatto che l'imputato possa dolersi nel merito della condanna per un reato bagatellare alla sola pena della multa e non possa, invece, appellare l'assoluzione per vizio totale di mente, anche se relativa ad un reato di particolare gravità, tenuto conto che questo tipo di sentenza assolutoria non ha valenza pienamente liberatoria, postula l'accertamento della sussistenza del fatto di reato, della sua riferibilità all'imputato e dell'assenza di cause di giustificazione e può comportare conseguenze pregiudizievoli sul piano giuridico, come l'applicazione di una misura di sicurezza. Resta assorbita l'ulteriore censura di violazione dell'art. 111 cost. (sentt. n. 363 del 1991, 98 del 1994, 288 del 1997, 253 del 2003, 26 del 2007, 85, 298 del 2008).

Corte Costituzionale  29 ottobre 2009 n. 274  

 

È costituzionalmente illegittimo, in relazione agli art. 3 e 24, comma 2, cost., l'art. 443, comma 1, c.p.p., come modificato dall'art. 2 l. n. 46 del 2006 ("Modifiche al c.p.p., in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento"), nella parte in cui esclude che l'imputato possa proporre appello contro le sentenze di assoluzione per difetto di imputabilità, derivante da vizio totale di mente.

Corte Costituzionale  29 ottobre 2009 n. 274  

 

Sebbene le sentenze pronunciate a seguito di giudizio abbreviato (art. 438 - 443 c.p.p.) o di patteggiamento (art. 444 - 448 c.p.p.), poiché scaturenti da cognizione imperfetta, devono considerarsi improduttive di vincolo nel giudizio contabile, ciò non preclude al Giudice della responsabilità erariale di ricavare elementi di valutazione ai fini del proprio convincimento dalla condotta del convenuto accertata nel giudizio penale; pertanto, sebbene la sentenza di condanna patteggiata, ai sensi dell'art. 445 c.p.p., non faccia stato nel giudizio contabile, vuoi riguardo alla sussistenza e alle modalità materiali dei fatti, vuoi in ordine alla colpevolezza, tuttavia i fatti e le acquisizioni probatorie effettuate nel corso delle indagini preliminari, realizzate con il consenso delle parti e sotto il controllo giudiziale, non possono essere ritenute "tamquam non essent", potendo e dovendo, invece, essere liberamente apprezzate (così come dispone l'art. 116 c.p.c) dal Giudice contabile, ai fini delle formazione del proprio convincimento, unitamente ad eventuali elementi circostanziali di segno opposto allegati dalle parti.

Corte Conti reg. (Veneto) sez. giurisd.  06 giugno 2009 n. 436  

 

Poiché in grado di appello il giudizio abbreviato si svolge con le forme previste dall'art. 599 c.p.p. (art. 443, comma 4, c.p.p.), trovano applicazione il comma 1 di tale disposizione, laddove si dispone che il giudizio si svolge secondo le forme previste dall'art. 127 c.p.p., e il successivo comma 2, laddove si precisa che "l'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato che ha manifestato la volontà di comparire". Ne deriva che se e solo se l'imputato ha manifestato la volontà di comparire egli deve essere tradotto, se detenuto, ovvero se impedito, la celebrazione del giudizio di appello deve essere rinviata, a pena di nullità assoluta e insanabile. (Nella specie, la Corte ha ritenuto insussistente la prospettata nullità sull'assorbente rilievo che non risultava dagli atti esservi stata da parte dell'imputato la manifestazione della volontà di partecipare al giudizio; né, del resto, erano consentiti alla Corte più puntuali approfondimenti, perché nel ricorso neppure veniva precisato dove e in quale modo sarebbe stata espressa dall'imputato la pretesa manifestazione di volontà di essere presente).

Cassazione penale sez. IV  28 aprile 2009 n. 21273  



Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK