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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 444 cod. proc. penale: Applicazione della pena su richiesta

1. L’imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l’applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria.

1‐bis. Sono esclusi dall’applicazione del comma 1 i procedimenti per i delitti di cui all’articolo 51, commi 3‐bis e 3‐quater, i procedimenti per i delitti di cui agli articoli 600‐bis, 600‐ter, primo, secondo, terzo e quinto comma, 600‐quater, secondo comma, 600‐quater.1, relativamente alla condotta di produzione o commercio di materiale pornografico, 600‐quinquies, nonché 609‐bis, 609‐ter, 609‐quater e 609‐octies del codice penale, nonché quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi dell’articolo 99, quarto comma, del codice penale, qualora la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria.

2. Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell’articolo 129, il giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la qualificazione giuridica del fatto, l’applicazione e la comparazione delle circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza l’applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti. Se vi è costituzione di parte civile, il giudice non decide sulla relativa domanda; l’imputato è tuttavia condannato al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o parziale. Non si applica la disposizione dell’articolo 75, comma 3.

3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l’efficacia, alla concessione della sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta.

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La Corte costituzionale, con sentenza 26 giugno – 2 luglio 1990, n. 313 (in G.U. 1°a s.s. 04/07/1990, n. 27), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 444, secondo comma, del codice di procedura penale 1988, nella parte in cui non prevede che, ai fini e nei limiti di cui all’art. 27, terzo comma, della Costituzione, il giudice possa valutare la congruità della pena indicata dalle parti, rigettando la richiesta in ipotesi di sfavorevole valutazione”.

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La Corte costituzionale, con sentenza 26 settembre – 12 ottobre 1990, n. 443 (in G.U. 1a s.s. 17/10/1990, n. 41), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 444, secondo comma, secondo periodo, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che il giudice condanni l’imputato al pagamento delle spese processuali in favore della parte civile, salvo che ritenga di disporne, per giusti motivi, la compensazione totale o parziale”.


Giurisprudenza annotata

Applicazione della pena su richiesta

L'applicazione della pena su richiesta delle parti, di cui agli artt. 444 e 445 c.p.p., non prescinde dall'accertamento della responsabilità penale dell'imputato, in quanto il giudice penale, nonostante la richiesta concorde delle parti, non può pronunciare il patteggiamento se pensa che ricorrano le condizioni di legge (perché il fatto non sussiste, l'imputato non lo ha commesso, il fatto non costituisce reato) per il proscioglimento. Conferma TAR Lombardia, Milano, sez. III, n. 631del 2011.

Consiglio di Stato sez. III  11 marzo 2015 n. 1271

 

E' legittimo il rigetto dell'istanza di emersione dal lavoro irregolare, in ragione della sussistenza di una sentenza emessa a seguito di patteggiamento, ex art. 444 c.p.p., per un reato commesso da extracomunitario e rientrante nell'astratta previsione dell'art. 381 c.p.p., essendo ininfluente che la condanna sia stata comminata a seguito di sentenza patteggiata ex art. 444 comma 2, c.p.p. e, quindi, anche indifferente il rito all'esito del quale il giudice penale è pervenuto ad una statuizione di condanna, rilevando invece la sostanziale natura di condanna che, per espressa volontà del legislatore, è ormai insita nel patteggiamento. Annulla Trga Trentino Alto Adige, Trento, n. 70 del 2009

Consiglio di Stato sez. III  04 marzo 2015 n. 1083

 

E' legittimo il provvedimento con il quale un ufficiale è stato giudicato inidoneo all'avanzamento di grado, avendo riportato una pena ai sensi dell'art. 444 c.p.p. ed una sanzione disciplinare di stato, considerato anche che in sede di giudizio di avanzamento anche l'eccellenza dei precedenti di carriera non ha effetto sanante di eventuali mende di carattere penale e disciplinare. Conferma TAR Lazio, Roma, sez. I, n. 4711 del 2011.

Consiglio di Stato sez. IV  27 gennaio 2015 n. 342

 

Con riferimento al rinnovo del permesso di soggiorno, la valutazione di pericolosità sociale risulta già operata dal legislatore che ha escluso ogni possibilità di ammettere sul territorio nazionale e di rilasciare un permesso di soggiorno agli extracomunitari che abbiano riportato una sentenza di condanna anche non definitiva (o una sentenza ex art. 444 c.p.p.) per uno dei reati previsti dall'art. 4, comma 3, t.u. n. 286 del 1998. Ne discende che l'Amministrazione può legittimamente limitarsi all'accertamento di tale presupposto per negare il rinnovo del permesso di soggiorno, perché la valutazione della pericolosità sociale è stata fatta direttamente ed insindacabilmente dal legislatore.

T.A.R. Firenze (Toscana) sez. II  19 gennaio 2015 n. 85  

 

Nel giudizio definito ex art. 444 c.p.p. è inammissibile per genericità l'impugnazione nella quale sia stata lamentata la mancata verifica o comunque l'omissione di motivazione in ordine alla sussistenza di cause di non punibilità, ove la censura non sia accompagnata dalla indicazione specifica delle ragioni che avrebbero dovuto imporre al giudice l'assoluzione o il proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p. (Nella specie, relativa ad un patteggiamento per illecita detenzione di sostanze stupefacenti, il ricorrente aveva genericamente dedotto l'assenza ed illogicità della motivazione in ordine all'esclusione dell'immediato proscioglimento ai sensi degli art. 129 c.p.p. e 75 d.P.R. n. 309 del 1990). (Dichiara inammissibile, Trib. Ancona, 06/12/2013 )

Cassazione penale sez. VI  30 dicembre 2014 n. 250

 

L'applicazione della pena su richiesta delle parti, di cui agli artt. 444 e 445 c.p.p., non prescinde dall'accertamento della responsabilità penale dell'imputato pubblico dipendente in quanto l'Autorità giudiziaria ordinaria, nonostante la richiesta concorde delle parti, non può pronunciare il patteggiamento se pensa che ricorrano le condizioni di legge per il proscioglimento (il fatto non sussiste, l'imputato non lo ha commesso, il fatto non costituisce reato). Conferma TAR Lazio, Roma, sez. I, n. 6539 del 2014.

Consiglio di Stato sez. III  23 dicembre 2014 n. 6371  

 

Qualora il processo penale a carico di un pubblico dipendente imputato di peculato ex art. 314, c.p. sia stato definito con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti ex artt. 444 e 445 c.p.p., l'Amministrazione, sulla base di un ragionevole apprezzamento anche di tutte le altre risultanze del procedimento, può fare legittimo riferimento alla condanna patteggiata per ritenere accertati, in sede disciplinare, i fatti emersi nel corso del procedimento penale, che appaiano fondatamente ascrivibili al dipendente; ciò in quanto alla sentenza di patteggiamento può ascriversi una qualche rilevanza anche sul piano dell'accertamento della responsabilità penale dell'imputato, se non altro in considerazione del fatto che il giudice, nonostante la richiesta concorde delle parti, non può emettere la pronuncia di patteggiamento se ritiene che ricorrano le condizioni per il proscioglimento.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  19 dicembre 2014 n. 2070  

 

In tema di patteggiamento l'assoluzione ai sensi dell'art. 425 cod. proc. pen., non può prevalere sull'accordo delle parti, giacché l'art. 444 cod. proc. pen. rinvia solo alle cause di proscioglimento espressamente indicate dall'art. 129, cod. proc. pen., tra le quali non è annoverata quella per mancanza, insufficienza o contraddittorietà della prova. (Dichiara inammissibile, Gip Trib. Varese, 23/04/2014 )

Cassazione penale sez. II  12 dicembre 2014 n. 1390  

 

E' legittimo il diniego di rinnovo della licenza di porto d'armi ad uso caccia a seguito di condanna penale per il reato di uccellagione, essendo ininfluente che la condanna sia stata comminata a seguito di sentenza patteggiata ex art. 444 comma 2, c.p.p. e quindi indifferente il rito all'esito del quale il giudice penale è pervenuto ad una statuizione di condanna, rilevando invece la sostanziale natura di condanna che, per espressa volontà del legislatore, è ormai insita nel patteggiamento. Annulla TAR Puglia, Lecce, sez. I, n. 868 del 2010

Consiglio di Stato sez. III  25 novembre 2014 n. 5824

 

Il giudice civile può utilizzare e autonomamente valutare come fonte del proprio convincimento, nel contraddittorio tra le parti, ogni elemento dotato di efficacia probatoria, comprese le prove raccolte in un processo penale e, segnatamente, le risultanze della relazione di una consulenza tecnica esperita nell'ambito delle indagini preliminari, soprattutto quando la relazione abbia ad oggetto una situazione di fatto rilevante in entrambi i giudizi, e le dichiarazioni verbalizzate dagli organi di polizia giudiziaria in sede di sommarie informazioni testimoniali; ciò anche se sia mancato il vaglio critico del dibattimento in quanto il procedimento penale è stato definito ai sensi dell'art. 444 c.p.p., potendo la parte, del resto, contestare, nell'ambito del giudizio civile, i fatti così acquisiti in sede penale.

Cassazione civile sez. lav.  22 ottobre 2014 n. 22384  

 

Ai fini della determinazione della pena nella sentenza di patteggiamento, relativa a più fatti unificati sotto il vincolo della continuazione, è necessario innanzitutto individuare la violazione più grave, desumibile dalla pena da irrogare per i singoli reati, tenendo conto della eventuale applicazione di circostanze aggravanti o attenuanti, dell'eventuale giudizio di comparazione tra circostanze di segno opposto, e di ogni altro elemento di valutazione; una volta determinata la pena per il reato base, la stessa deve essere poi aumentata per la continuazione ed infine ridotta fino ad un terzo, ai sensi dell'art. 444, comma 1, c.p.p. (In applicazione di tali principi, la S.C. ha annullato senza rinvio la sentenza di patteggiamento in cui l'aumento per la continuazione aveva preceduto la riduzione relativa alla concessione delle attenuanti generiche). (Annulla senza rinvio, Trib. Caserta, s.d. S.M.Capua Vetere, 04/02/2013 )

Cassazione penale sez. VI  15 ottobre 2014 n. 44368  

 

In tema di patteggiamento è inammissibile per carenza di interesse il ricorso per cassazione proposto dall'imputato per la restituzione dei proventi del reato di cessione di sostanze stupefacenti di cui è stata disposta la confisca con sentenza emessa ex art. 444, c.p.p., atteso che, pur non essendo prevista l'ablazione obbligatoria del profitto del reato in caso di applicazione della pena su richiesta, beni che lo costituiscono non sono mai entrati nel patrimonio del ricorrente, trattandosi del corrispettivo di una prestazione concernente un negozio contrario a norme imperative. (Dichiara inammissibile, Trib. Torino, 02/07/2013 )

Cassazione penale sez. III  09 ottobre 2014 n. 45925  

 

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza che, su richiesta delle parti, abbia applicato la pena della reclusione in misura superiore a due anni in ordine ad un reato (nella specie, violenza sessuale nei confronti di una minore infraquattordicenne) per il quale l'art. 444, comma 1 bis, c.p.p. esclude il cd. patteggiamento "allargato", qualora l'imputato ometta di indicare nell'atto di impugnazione la ricorrenza di uno specifico e concreto interesse ad ottenere l'annullamento della sentenza patteggiata. (Dichiara inammissibile, Gip Trib. Padova, 29/01/2014 )

Cassazione penale sez. III  07 ottobre 2014 n. 49204  



 
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