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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 447 cod. proc. penale: Richiesta di applicazione della pena nel corso delle indagini preliminari

1. Nel corso delle indagini preliminari, il giudice, se è presentata una richiesta congiunta o una richiesta con il consenso scritto dell’altra parte, fissa, con decreto in calce alla richiesta, l’udienza per la decisione, assegnando, se necessario, un termine al richiedente per la notificazione all’altra parte. Almeno tre giorni prima dell’udienza il fascicolo del pubblico ministero è depositato nella cancelleria del giudice.

2. Nell’udienza il pubblico ministero e il difensore sono sentiti se compaiono.

3. Se la richiesta è presentata da una parte, il giudice fissa con decreto un termine all’altra parte per esprimere il consenso o il dissenso e dispone che la richiesta e il decreto siano notificati a cura del richiedente. Prima della scadenza del termine non è consentita la revoca o la modifica della richiesta e in caso di consenso si procede a norma del comma 1.


Giurisprudenza annotata

Richiesta di applicazione della pena nel corso delle indagini preliminari

È legittima la sentenza che applichi, nei confronti di imputato assente, la pena per un reato aggravato ove la circostanza aggravante sia stata contestata dal p.m. soltanto nel corso dell'udienza ex art. 447 c.p.p., posto che la modifica dell'imputazione in tal modo effettuata può essere validamente comunicata, nel caso in cui l'imputato abbia conferito al proprio difensore procura speciale a patteggiare senza limiti e condizioni, al difensore stesso.

Cassazione penale sez. II  17 dicembre 2014 n. 4261  

 

È abnorme il provvedimento con cui il g.i.p., rigettando la richiesta di applicazione di pena formulata nella fase delle indagini preliminari, dispone il rinvio a giudizio dell'imputato, invece di restituire gli atti al p.m., poiché si tratta di decisione che costituisce esercizio del potere di “vocatio in iudicium” al di fuori dei casi consentiti dalla legge.

Cassazione penale sez. V  18 ottobre 2013 n. 6365  

 

In tema di termini di durata massima della custodia cautelare, il fatto che sia stata pronunciata, nel corso delle indagini preliminari, ai sensi dell'art. 447 c.p.p., sentenza di applicazione della pena con il riconoscimento di un'attenuante ad effetto speciale (suscettibile, come tale, di valutazione ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 278 c.p.p.), non può comportare la rideterminazione, con effetto retroattivo, del termine di fase, la cui durata rimane quindi quella stabilita in relazione alla originaria formulazione dell'imputazione, non comprensiva di detta attenuante.

Cassazione penale sez. VI  03 luglio 2013 n. 30788  

 

Nell'ambito della procedura di patteggiamento, nell'udienza fissata proprio a seguito della richiesta di applicazione della pena presentata nel corso delle indagini preliminari non è consentita la costituzione di parte civile, onde è illegittima la condanna dell'imputato al pagamento delle spese sostenute dal danneggiato dal reato la cui costituzione sia stata ammessa dal giudice nonostante tale divieto: infatti, nella speciale udienza fissata nel corso delle indagini, a norma dell'art. 447 c.p.p., il danneggiato dal reato, conoscendo in partenza l'oggetto del giudizio, ristretto alla decisione circa l'accoglibiIità della richiesta di applicazione di pena su cui è intervenuto il patteggiamento tra imputato e p.m., non ha ragioni giuridiche per costituirsi parte civile.

Cassazione penale sez. IV  18 gennaio 2011 n. 4136  

 

In caso di retrocessione del procedimento dalla fase dell'udienza preliminare a quella delle indagini preliminari, la parte civile già costituita può partecipare all'udienza in camera di consiglio fissata ai sensi dell'art. 447 c.p.p. per l'applicazione di pena su richiesta e può chiedere la liquidazione delle spese sostenute nell'udienza preliminare.

Tribunale Caltanissetta  08 marzo 2010

 

Una volta che le parti abbiano prestato il proprio consenso al patteggiamento, non possono più revocarlo, come si desume dall'art. 447 comma 3 c.p.p., il quale stabilisce, da un parte, che, prima della scadenza del termine fissato all'altra parte per esprimere il consenso o il dissenso, non è consentita la revoca, e, dall'altra, che, una volta che l'altra parte abbia dato il proprio consenso, il giudice deve fissare l'udienza per la decisione nel corso della quale sono previste solo le ulteriori normali attività processuali, ma non certo la revoca del consenso che, essendo il frutto di un accordo bilaterale, non può essere (come ogni negozio giuridico) revocato "ad nutum".

Cassazione penale sez. IV  12 febbraio 2010 n. 7300  

 

L'art. 117, d.P.R. n. 3 del 1957, nella parte in cui prevede che il procedimento disciplinare, se avviato, deve essere sospeso quando, sugli stessi fatti, sia stata "iniziata l'azione penale" è stato interpretato nel senso che tale momento va individuato nell'assunzione della qualità di imputato da parte dell'interessato che, ai sensi degli art. 60 e 405 c.p.p., si ha con la richiesta di rinvio a giudizio, di giudizio immediato, di decreto penale di condanna, di applicazione della pena ex art. 447 comma 1, c.p.p. ovvero con la richiesta di citazione in giudizio, a norma dell'art. 555 c.p.p.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  10 febbraio 2010 n. 1863  

 

Una volta che le parti abbiano prestato il proprio consenso al "patteggiamento", non possono più revocarlo, come si desume dall'art. 447, comma 3, c.p.p., il quale stabilisce, da una parte, che, prima della scadenza del termine fissato all'altra parte per esprimere il consenso o il dissenso, non è consentita la revoca, e, dall'altra, che, una volta che l'altra parte abbia dato il proprio consenso, il giudice deve fissare l'udienza per la decisione nel corso della quale sono previste solo le ulteriori normali attività processuali, ma non certo la revoca del consenso che, essendo il frutto di un accordo bilaterale, non può essere (come ogni negozio giuridico) revocato "ad nutum".

Cassazione penale sez. II  14 gennaio 2009 n. 5239  

 

Pur in presenza di un contrario orientamento, deve ritenersi ammissibile la costituzione della parte civile anche nell'udienza di applicazione concordata della pena fissata a seguito della richiesta in tal senso avanzata dall'imputato nel corso delle indagini preliminari, perché tale parte ha interesse a interloquire su ogni questione affidata alla valutazione del giudice dalla quale possa derivare un pregiudizio al proprio diritto al risarcimento del danno, sia pure da far valere in separato giudizio: pertanto, è legittima la liquidazione delle spese per la partecipazione all'udienza della parte civile, appunto costituitasi all'udienza fissata ai sensi dell'art 447 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  28 maggio 2008 n. 37671

 

Nulla incide, sulla prosecuzione del rito negoziale azionato ex art. 447 c.p.p., l'eventuale precisazione del capo d'imputazione attuata nel corso dell'udienza preliminare celebrata per altri coimputati, posto che anche la sospensione fra i vari procedimenti impedisce ogni ulteriore interferenza.

Ufficio Indagini preliminari Milano  23 maggio 2008

 

In tema di patteggiamento, è ammissibile la costituzione di parte civile all'udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione concordata della pena, proposta nel corso delle indagini preliminari, atteso che anche nell'udienza disciplinata dall'art. 447 cod. proc. pen. vengono adottati provvedimenti che possono essere pregiudizievoli per la parte lesa, così come avviene nell'udienza ex art. 444 cod. proc. pen.. Rigetta, Gip Trib. Fermo, 22 maggio 2007

Cassazione penale sez. III  26 marzo 2008 n. 19188  



 
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