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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 448 cod. proc. penale: Provvedimenti del giudice

1. Nell’udienza prevista dall’articolo 447, nell’udienza preliminare, nel giudizio direttissimo e nel giudizio immediato, il giudice, se ricorrono le condizioni per accogliere la richiesta prevista dall’articolo 444, comma 1, pronuncia immediatamente sentenza. Nel caso di dissenso da parte del pubblico ministero o di rigetto della richiesta da parte del giudice per le indagini preliminari, l’imputato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, può rinnovare la richiesta e il giudice, se la ritiene fondata, pronuncia immediatamente sentenza. La richiesta non è ulteriormente rinnovabile dinanzi ad altro giudice. Nello stesso modo il giudice provvede dopo la chiusura del dibattimento di primo grado o nel giudizio di impugnazione quando ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero o il rigetto della richiesta .

2. In caso di dissenso, il pubblico ministero può proporre appello; negli altri casi la sentenza è inappellabile.

3. Quando la sentenza è pronunciata nel giudizio di impugnazione, il giudice decide sull’azione civile a norma dell’articolo 578.

 


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti del giudice

In tema di patteggiamento, il giudice del dibattimento non può accogliere, ai sensi dell'art. 448 c.p.p., la proposta di patteggiamento presentata dall'imputato, quando il p.m. non abbia espresso alcun parere sulla proposta medesima. (In motivazione, la Corte ha evidenziato come il potere di surroga "ex lege" del giudice al p.m. deve considerarsi un'eccezione alla regola generale della parità delle parti e compete nella sola ipotesi di cui al comma prima dell'art. 448 c.p.p., quando cioè la manifestazione di dissenso del p.m. non sia sorretta da adeguata motivazione o non sia giustificata). Rigetta, Trib. Pisa, sez. dist. Pontedera, 18/06/2012

Cassazione penale sez. III  20 giugno 2013 n. 37378  

 

Non è configurabile l'interesse dell'imputato ad appellare una sentenza di condanna lamentando la mancata applicazione da parte del tribunale, ai sensi dell'art. 448 c.p.p., della pena concordata con il p.m. se la pena irrogata a conclusione del dibattimento sia inferiore rispetto a quella concordata. (In motivazione, la Corte ha escluso che l'interesse all'appello potesse riconoscersi nella circostanza che la sentenza di applicazione della pena non ha efficacia nei giudizi civili o amministrativi in quanto quest'ultimo è un mero effetto previsto dalla legge solo ove la proposta di patteggiamento superi il vaglio di congruità del giudice). Dichiara inammissibile, App. Milano, 20/04/2012

Cassazione penale sez. II  23 maggio 2013 n. 26850  

 

Il termine per l'impugnazione della sentenza di patteggiamento emessa ai sensi dell'art. 448 comma 1 c.p.p. è di quindici giorni, anche se il giudice abbia formulato irrituale riserva di motivazione dilazionata. Dichiara inammissibile, Trib. La Spezia, 02/04/2012

Cassazione penale sez. IV  18 aprile 2013 n. 31395

 

È inammissibile la richiesta di applicazione della pena formulata dall'imputato dinanzi al giudice del dibattimento, instaurato in virtù di decreto che dispone il giudizio emesso all'esito dell'udienza preliminare, nella quale nessuna analoga richiesta sia stata avanzata, in quanto l'art. 448, comma primo, cod. proc. pen. riconosce all'imputato la facoltà di rinnovare detta richiesta in caso di dissenso del P.M. o di rigetto da parte del giudice per le indagini preliminari, ma non quella di presentarla per la prima volta in "limine iudicii". Annulla senza rinvio, Trib. Terni, 09/11/2011

Cassazione penale sez. V  10 ottobre 2012 n. 795  

 

Anche nel caso in cui, ai sensi dell'art. 448 c.p.p., l'applicazione della pena sia stata disposta a seguito di richiesta formulata nel corso delle indagini preliminari, il termine per proporre impugnazione, trattandosi di provvedimento da considerarsi comunque pronunciato all'esito di procedura camerale, è da individuare in quello di quindici giorni.

Cassazione penale sez. IV  20 aprile 2012 n. 21249  

 

È inammissibile la richiesta di applicazione della pena riproposta davanti allo stesso giudice - da intendersi non come persona fisica ma come giudice della medesima fase, ovvero competente per il giudizio, ai sensi dell'art. 448 c.p.p., comma 1 - con pena difforme e più elevata rispetto a quella respinta dal precedente giudicante perché ritenuta inadeguata alla gravità dei fatti.

Corte appello Milano sez. IV  11 maggio 2011

 

Dopo il rigetto della prima richiesta di applicazione della pena congiunta a quella di una pronuncia ex art. 129 c.p. per parte delle contestazioni, a seguito del rinnovo della richiesta da parte dell’imputato di applicazione della pena per tutte le imputazioni il Giudice, ritenuta la richiesta pienamente ammissibile e fondata ai sensi dell’art. 448 c.p.p., procede con sentenza all’applicazione di detta pena ritenuta congrua. (Nella specie veniva applicata la pena di anni uno, mesi due di reclusione ed Euro cinquecento di multa, con pena sospesa).

Tribunale Napoli sez. IV  22 ottobre 2010 n. 12644  

 

Il termine di impugnazione della sentenza di patteggiamento emessa a norma dell'art. 448, comma 1, c.p.p., è di quindici giorni, anche se il giudice abbia formulato irrituale riserva di motivazione dilazionata, e decorre dall'ultima delle notificazioni eseguite all'imputato o al difensore. Rigetta, Gip Trib. Modena, 08/07/2009

Cassazione penale sez. I  03 febbraio 2010 n. 5496  

 

In tema di patteggiamento, il termine "rinnovare" di cui all'art. 448, comma 1 secondo periodo, c.p.p. non può essere interpretato nel senso che la riproposizione della richiesta di patteggiamento sia formulata in termini identici ad altra precedente, ma evoca il significato di "nuova richiesta", secondo quanto osservato anche dalla Corte costituzionale nell'ordinanza n. 426/2001. Pertanto, tale norma, secondo cui, nel caso di dissenso del p.m., l'imputato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, può "rinnovare" la richiesta di cui all'art. 444, comma 1, c.p.p., deve essere interpretata nel senso che la nuova domanda non deve reiterare quella precedente.

Cassazione penale sez. VI  19 gennaio 2010 n. 20794  

 

Il giudice, qualora all'esito del giudizio abbreviato ritenga ingiustificato il diniego del p.m. alla originaria richiesta di patteggiamento, non può pronunciare sentenza di accoglimento di tale richiesta ai sensi dell'art. 448 c.p.p. (v. Corte cost. n. 225 del 2003). Annulla senza rinvio, Gip Trib. Bergamo, 20 luglio 2007

Cassazione penale sez. VI  10 dicembre 2009 n. 1940  

 

La richiesta di giudizio abbreviato, avanzata dall’imputato ed accolta dal giudice, implica rinuncia al rito dell’applicazione della pena su richiesta delle parti, dovendo escludersi la convertibilità dell’uno nell’altro. (Nella specie il giudice dell’udienza preliminare, preso atto del disaccordo del p.m. alla proposta di applicazione della pena presentata dall’imputato, aveva, all’esito del giudizio abbreviato poi richiesto, ritenuto ingiustificato il dissenso del p.m. ed applicato, ex art. 448 c.p.p., la pena "ab origine" richiesta).

Cassazione penale sez. VI  10 dicembre 2009 n. 1940  

 

Anche alla stregua dell'attuale formulazione dell'art. 448 c.p.p., quale introdotta dall'art. 34, comma 1, l. 16 dicembre 1999 n. 479, qualora, a fronte della rinnovata richiesta dell'imputato, negli atti preliminari al dibattimento, di applicazione della pena, il p.m. manifesti il proprio dissenso, il giudice non può accogliere immediatamente detta richiesta ma deve dar luogo al giudizio ordinario, fermo restando che all'esito del medesimo potrà, ove ritenga ingiustificato il dissenso, pronunciare sentenza di applicazione della pena che era stata richiesta.

Cassazione penale sez. VI  23 ottobre 2009 n. 42374



 
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