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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 449 cod. proc. penale: Casi e modi del giudizio direttissimo

1. Quando una persona è stata arrestata in flagranza di un reato, il pubblico ministero, se ritiene di dover procedere, può presentare direttamente l’imputato in stato di arresto davanti al giudice del dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall’arresto. Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell’articolo 391, in quanto compatibili.

2. Se l’arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l’imputato e il pubblico ministero vi consentono.

3. Se l’arresto è convalidato, si procede immediatamente al giudizio.

4. Il pubblico ministero, quando l’arresto in flagranza è già stato convalidato, procede al giudizio direttissimo presentando l’imputato in udienza non oltre il trentesimo giorno dall’arresto, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini.

5.  Il pubblico ministero procede inoltre al giudizio direttissimo, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini, nei confronti della persona che nel corso dell’interrogatorio ha reso confessione. L’imputato libero è citato a comparire a una udienza non successiva al trentesimo giorno dalla iscrizione nel registro delle notizie di reato. L’imputato in stato di custodia cautelare per il fatto per cui si procede è presentato all’udienza entro il medesimo termine. Quando una persona è stata allontanata d’urgenza dalla casa familiare ai sensi dell’articolo 384-bis, la polizia giudiziaria può provvedere, su disposizione del pubblico ministero, alla sua citazione per il giudizio direttissimo e per la contestuale convalida dell’arresto entro le successive quarantotto ore, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. In tal caso la polizia giudiziaria provvede comunque, entro il medesimo termine, alla citazione per l’udienza di convalida indicata dal pubblico ministero.

6. Quando il reato per cui è richiesto il giudizio direttissimo risulta connesso con altri reati per i quali mancano le condizioni che giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per gli altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta indispensabile, prevale in ogni caso il rito ordinario.

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AGGIORNAMENTO

Il D.L. 8 giugno 1992, n. 306 convertito con modificazioni dalla L. 07 agosto 1992, n. 356 ha disposto (con l’art. 12-bis, comma 1) che ” Per i reati concernenti le armi e gli esplosivi, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dagli articoli 449 e 566 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie speciali indagini.”


Giurisprudenza annotata

Casi e modi del giudizio direttissimo

È legittima la convalida dell'arresto dello straniero alloglotta presentato per il giudizio direttissimo, anche senza che si sia previamente proceduto al suo interrogatorio per l'impossibilità di reperire tempestivamente un interprete, ricorrendo in tale eventualità un caso di forza maggiore che non impedisce la decisione del giudice sulla legittimità dell'operato della polizia giudiziaria. (Annulla con rinvio, Trib. Palmi, 07/10/2013 )

Cassazione penale sez. VI  09 maggio 2014 n. 38791  

 

In tema di giudizio direttissimo, il termine previsto dall'art. 449 comma 4 c.p.p. (secondo cui "il pubblico ministero, quando l'arresto in flagranza è già stato convalidato, procede al giudizio direttissimo presentando l'imputato in udienza non oltre il trentesimo giorno dall'arresto, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini") si riferisce all'atto con il quale il pubblico ministero "presenta" l'imputato all'udienza mettendolo a disposizione dell'organo giudicante: ciò che si verifica quando il pubblico ministero chiede al presidente del tribunale di indicare la data dell'udienza per la celebrazione, essendo irrilevante che, poi, per ragioni organizzative, il presidente abbia indicato una data per l'udienza oltre il trentesimo giorno dall'arresto.

Cassazione penale sez. VI  07 maggio 2014 n. 34558  

 

La obbligatorietà del giudizio direttissimo per i reati in materia di armi comporta che il rito possa essere instaurato anche quando non sia rispettato il termine previsto dall'art. 449, comma 4, c.p.p.

Cassazione penale sez. I  27 marzo 2013 n. 18775  

 

L'obbligatorietà del rito direttissimo per i reati in materia di armi permane anche quando siano superati i termini ordinari previsti dall'art. 449 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  27 marzo 2013 n. 18775  

 

La delega conferita al vice procuratore onorario dal procuratore della Repubblica, ex art. 72, comma 1, lett. b), ord. giud. e 162 disp. att. c.p.p., per lo svolgimento delle funzioni di p.m. nella udienza di convalida dell'arresto o del fermo (art. 391 c.p.p.) o in quella di convalida dell'arresto nel contestuale giudizio direttissimo (art. 449 e 558 c.p.p.), comprende la facoltà di richiedere l'applicazione di una misura cautelare personale, dovendosi altresì considerare prive di effetto giuridico le limitazioni a tale iniziativa eventualmente contenute nell'atto di delega.

Cassazione penale sez. un.  24 febbraio 2011 n. 13716  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 449, comma 4, c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 24 e 111 cost., nella parte in cui non prevede che il giudice, investito del giudizio direttissimo, constatata la non flagranza del reato, possa restituire gli atti al p.m. Identica questione, infatti, è stata già dichiarata non fondata e rimettente non adduce elementi nuovi, idonei a superare il precedente convincimento (sent. n. 379 del 2005, 221 del 2008, 50, 229 del 2010; ord. n. 67 del 2007, 134 del 2009).

Corte Costituzionale  03 dicembre 2010 n. 353  

 

Non è configurabile, neanche dopo le modificazioni introdotte all'art. 449, comma 4, c.p.p. ad opera del d.l. 24 maggio 2008 n. 92, conv. in l. 24 luglio 2008 n. 125 (misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), un obbligo del p.m. di procedere con il rito direttissimo tutte le volte che sia convalidato l'arresto in flagranza e la scelta non pregiudichi gravemente le indagini. (In motivazione la Corte ha precisato che il sindacato giurisdizionale sulle modalità con le quali il p.m. inizia l'azione penale è limitato alla verifica della sussistenza dei presupposti di legge imposti per la specifica domanda di giudizio avanzata e non può estendersi al modello processuale attivato). Annulla senza rinvio, Gip Trib. Velletri, 25 marzo 2010

Cassazione penale sez. II  24 settembre 2010 n. 36656  

 

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 449, comma 4, c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 24 e 111 cost., nella parte in cui non prevede che il giudice, investito del giudizio direttissimo, constatata la non flagranza del reato, possa restituire gli atti al p.m. Premesso che, in tema di disciplina del processo e di conformazione degli istituti processuali il legislatore dispone di un'ampia discrezionalità con il solo limite della manifesta irragionevolezza delle scelte compiute, deve escludersi che la disposizione censurata sia frutto di una scelta (manifestamente) irragionevole del legislatore, in quanto la differente disciplina, predisposta in relazione alle fattispecie considerate - presentazione immediata al giudice dell'imputato arrestato (comma 1), alla quale consegue, in caso di mancata convalida dell'arresto, la trasmissione degli atti al p.m., essendo venuto meno uno dei presupposti di ammissibilità del rito (comma 2); presentazione dell'imputato in udienza non oltre il trentesimo giorno dall'arresto (comma 4), nel qual caso la legittimità dell'arresto deve già essere stata valutata da un giudice, nella specie dal g.i.p., e il sindacato del giudice del dibattimento è limitato alla verifica della sussistenza dei presupposti di ammissibilità del rito speciale - si inserisce in modo coerente nel sistema processuale ed è in armonia con l'art. 111, comma 7, cost. nella parte in cui prevede che avverso i provvedimenti sulla libertà personale è sempre ammesso il ricorso per cassazione, né l'assenza della fase delle indagini preliminari, tipica del giudizio direttissimo, confligge con il diritto di difesa, atteso che non sussiste un interesse dell'imputato, costituzionalmente protetto, a che il riconoscimento della sua innocenza avvenga in una fase anteriore al dibattimento, dovendosi altresì escludere che la disposizione censurata rechi alcun "vulnus" al principio del giusto processo (sentt.172 del 1972, 164 del 1983, 379 del 2005, 221 del 2008, 50 del 2010; ordd. n. 67 del 2007, 134 del 2009).

Corte Costituzionale  24 giugno 2010 n. 229  

 

È infondata la q.l.c., per violazione del diritto di difesa e dei princìpi del giusto processo, dell'art. 449, comma 4, c.p.p, nella parte in cui non prevede che il giudice, investito del giudizio direttissimo, constatata l'insussistenza della flagranza del reato, possa restituire gli atti al p.m.

Corte Costituzionale  24 giugno 2010 n. 229  



 
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