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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 45 cod. proc. penale: Casi di rimessione

1. In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l’incolumita’ pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell’imputato, rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell’articolo 11. ))


Giurisprudenza annotata

Casi di rimessione

La pendenza di procedimenti penali a carico di magistrati non è di per sé sufficiente ad integrare la 'grave situazione localè, tassativamente richiesta dall'art. 45 cod. proc. pen., ai fini della rimessione, allorché non risulti che essa, pur nella sua gravità, abbia proiettato un'ombra di indiscriminato sospetto e di generale sfiducia sugli uffici giudiziari nel loro complesso. (Dichiara inammissibile, Gip Trib. Perugia, 01/08/2014 )

Cassazione penale sez. V  04 novembre 2014 n. 49612  

 

In tema di rimessione del processo, la "grave situazione locale" di cui all'art. 45 c.p.p. va interpretata come fenomeno esterno di tale e manifesta abnormità da costituire fonte di reale rischio di parzialità dell'ufficio giudiziario procedente ovvero di reale lesione, o pericolo di lesione, della libera determinazione delle persone che vi partecipano, avendo l'istituto carattere eccezionale di deroga al principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge e perciò implicando una stretta interpretazione delle relative disposizioni; conseguentemente, non ricorrono gli estremi per la rimessione nel caso di semplice prospettazione di un probabile rischio di turbamento della libertà valutativa e decisoria del giudice, sul fondamento di timori, illazioni e sospetti non espressi da fatti oggettivi né dotati di intrinseca capacità dimostrativa. (Dichiara inammissibile, Trib. Massa, 24/06/2013 )

Cassazione penale sez. VI  21 ottobre 2013 n. 11499  

 

Ai fini della rimessione del processo, gli atti e i comportamenti del p.m. possono assumere rilevanza ai sensi degli art. 45 ss. c.p.p. purché abbiano pregiudicato la libera determinazione delle persone che vi partecipano ovvero abbiano dato origine a motivi di legittimo sospetto sull'imparzialità dell'ufficio giudiziario della sede in cui si svolge il processo. Rigetta, App. Milano, 16/03/2013

Cassazione penale sez. VI  06 maggio 2013 n. 22113  

 

Il "legittimo sospetto", al pari di tutte le altre situazioni che, ai sensi dell'art. 45 c.p.p., possono dar luogo alla rimessione del processo, dev'essere l'effetto di una situazione locale esterna al processo di cui deve dimostrarsi (ancorché ciò sia difficile, anche a cagione della genericità e indeterminatezza della definizione normativa), l'idoneità a porre a rischio l'indipendenza di giudizio e la terzietà dell'organo giudicante, dovendosi quindi escludere che esso possa invece nascere semplicisticamente da un dubbio di parzialità del medesimo organo, basato su vere o presunte irregolarità o anomalie riscontrabili nella conduzione del processo in corso o anche di altri che nei confronti del richiedente siano stati instaurati nella medesima sede giudiziaria.

Cassazione penale sez. VI  06 maggio 2013 n. 22113

 

Il "legittimo sospetto", al pari di tutte le altre situazioni che, ai sensi dell'art. 45 c.p.p., possono dar luogo alla rimessione del processo, dev'essere l'effetto di una situazione locale esterna al processo di cui deve dimostrarsi (ancorché ciò sia difficile, anche a cagione della genericità e indeterminatezza della definizione normativa), l'idoneità a porre a rischio l'indipendenza di giudizio e la terzietà dell'organo giudicante, dovendosi quindi escludere che esso possa invece nascere semplicisticamente da un dubbio di parzialità del medesimo organo, basato su vere o presunte irregolarità o anomalie riscontrabili nella conduzione del processo in corso o anche di altri che nei confronti del richiedente siano stati instaurati nella medesima sede giudiziaria.

Cassazione penale sez. VI  06 maggio 2013 n. 22113  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 45, comma 1, c.p.p., sollevata per contrasto con gli art. 24, comma 2, e 111 della Costituzione, nella parte in cui non attribuisce anche alla parte civile la legittimazione ad avanzare istanza di rimessione del procedimento. (Vedi Corte cost., sentenza n. 168 del 2006). Dichiara inammissibile, App. Venezia, 14 luglio 2011

Cassazione penale sez. IV  18 ottobre 2011 n. 43665  

 

In tema di rimessione, premesso che essa può trovare giustificazione soltanto in presenza di una "grave situazione locale" che dia luogo a taluna delle condizioni previste dall'art. 45 c.p.p., deve intendersi per "pregiudizio alla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo" quello che derivi da una vera e propria coartazione fisica o psichica, mentre il legittimo sospetto è costituito dal ragionevole dubbio (necessariamente basato, per essere tale, su dati obiettivi e concreti), che il giudice, inteso come l'ufficio giudiziario della sede in cui si svolge il processo, sia esposto al pericolo, anche non derivante da coartazione fisica o psichica, di non essere imparziale e sereno, vale a dire neutrale rispetto al futuro esito del giudizio. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, con riferimento a un processo relativo a un omicidio che aveva sollevato grande clamore mediatico a livello nazionale, ha respinto la richiesta di rimessione avanzata da alcuni degli imputati, rilevando anzitutto che proprio l'estensione del clamore mediatico a livello nazionale impediva di ricondurre la pretesa sussistenza del condizionamento ad una "situazione locale" e che, comunque, quanto alle scelte investigative del locale ufficio di procura ed ai provvedimenti adottati dal g.i.p. e dal tribunale del riesame, assunti nella richiesta come indicativi del suddetto condizionamento, essi costituivano soltanto fatti interni alla dialettica processuale. di cui non era in alcun modo dimostrata la dipendenza da una abnorme pressione mediatica.

Cassazione penale sez. I  12 ottobre 2011 n. 41715  

 

È inammissibile il ricorso straordinario per errore di fatto proposto dall'imputato avverso l'ordinanza con cui la Corte di cassazione abbia dichiarato l'inammissibilità di un'istanza di rimessione del processo formulata ex art. 45 c.p.p., atteso che i soggetti legittimati a proporre l'impugnazione straordinaria sono individuati dall'art. 625 bis, c.p.p., nel procuratore generale e nel condannato. Dichiara inammissibile, Cass., 14/07/2009

Cassazione penale sez. VI  18 febbraio 2010 n. 9015  

 

Ai fini della rimessione del processo, gli atti e i comportamenti del pubblico ministero, possono assumere rilevanza ai sensi degli artt. 45 ss. c.p.p., purché abbiano pregiudicato la libera determinazione delle persone che vi partecipano, ovvero abbiano dato origine a motivi di legittimo sospetto sull'imparzialità dell'ufficio giudiziario della sede in cui si svolge il processo. Ne consegue che mere patologie interne al processo, ove non siano iscritte in un quadro ambientale connotato dalla presenza di una grave situazione locale autonomamente accertata, non possono legittimare l'eccezionale rimedio della rimessione del processo.

Cassazione penale sez. VI  05 giugno 2007 n. 35779  

 

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 45 c.p.p., con riferimento agli art. 3, 24 comma 2, 111 comma 2 cost., nella parte in cui non contempla tra i soggetti legittimati a presentare richiesta di rimessione, la parte civile. Va esclusa la violazione dei principi del giusto processo (diritto di difesa, parità delle parti, imparzialità del giudice) e, conseguentemente, l'irragionevolezza della disciplina della rimessione, atteso il carattere eccezionale e peculiare di tale istituto che giustifica differenze di trattamento processuale in capo alla parte civile, la quale ben può tenersi indenne dalla gravità delle situazioni locali sviluppando la propria azione in sede civile.

Corte Costituzionale  21 aprile 2006 n. 168  

 

È infondata la q.l.c. dell'art. 45 comma 1 c.p.p., sollevata in riferimento agli art. 3, 24 comma 2, 111 comma 2 cost., nella parte in cui non prevede la parte civile tra i soggetti legittimati a presentare la richiesta di rimessione del processo (la Corte, dopo aver sottolineato come l'eccezionale istituto della rimessione si giustifichi in funzione delle peculiarità tipiche del processo penale, così da rendere ragionevole la scelta di affidare ai soli protagonisti necessari di quel processo il potere di attivare il relativo meccanismo di scrutinio, ha conclusivamente reputato non discriminatoria la disposizione impugnata, rilevando che il danneggiato ben può tenersi indenne rispetto alla gravità della situazione locale, sviluppando la propria azione in sede civile).

Corte Costituzionale  21 aprile 2006 n. 168  

 

L'istituto della rimessione (art. 45), in quanto vincolato al principio di precostituzione legale del giudice, ha per presupposto che il giudice che procede è competente per territorio, ancorché per mancato rilievo o eccezione d'incompetenza in termini ai sensi dell'art. 21 c.p.p., sicché la designazione del giudice di altro distretto, prevedibile e ineludibile, è l'unico rimedio possibile per evitare il turbamento del processo. Ne consegue che il giudice procedente, ove rilevi d'ufficio, ovvero gli sia eccepita, prima della conclusione dell'udienza preliminare, la propria incompetenza territoriale, deve dichiararla con sentenza (ex art. 22 comma 3 c.p.p.), ordinando la trasmissione degli atti al p.m. presso il giudice competente, ancorché l'imputato abbia proposto istanza di rimessione. Deriva, altresì, che il giudice che non decide circa la propria controversa competenza territoriale non può disporre di alcun atto del procedimento, ivi compresa la trasmissione alla Corte di cassazione della richiesta di rimessione, che pure deve essere immediata, ex art. 46 comma 3 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  24 ottobre 2005 n. 41760  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 1 comma 5 l. 7 novembre 2002 n. 248, censurato, in riferimento all'art. 25 cost., in quanto, prevedendo l'applicabilità della nuova disciplina della rimessione anche ai processi in corso, e in particolare alle richieste di rimessione presentate dopo la data di entrata in vigore della legge, violerebbe il principio "tempus criminis regit iudicem", secondo cui la competenza del giudice si radica al momento della commissione del fatto. Il rimettente, infatti, non essendo chiamato a fare applicazione dell'art. 45 c.p.p., non è neppure abilitato a sindacare la legittimità costituzionale della norma transitoria che dispone l'immediata applicabilità dei nuovi presupposti di cui all'art. 45 c.p.p. ai processi in corso e, mentre non è chiamato a fare applicazione della nuova disciplina della sospensione obbligatoria, in relazione alla sospensione facoltativa omette qualsiasi considerazione circa la sussistenza dei presupposti per l'esercizio di tale facoltà.

Corte Costituzionale  23 luglio 2004 n. 268  

 

È nulla l'ordinanza con la quale il giudice investito del processo dichiara inammissibile (nella specie, per assoluta carenza di documentazione) la richiesta di rimessione proposta ai sensi dell'art. 45 c.p.p., in quanto la relativa valutazione è riservata esclusivamente alla Corte di cassazione. (Nella specie la Corte, nell'annullare senza rinvio l'ordinanza impugnata, ha disposto la trasmissione dell'istanza al primo Presidente della Corte medesima per l'assegnazione alla sezione competente a trattarla).

Cassazione penale sez. I  01 aprile 2004 n. 18022  



 
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