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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 452 cod. proc. penale: Trasformazione del rito

1. Se il giudizio direttissimo risulta promosso fuori dei casi previsti dall’articolo 449, il giudice dispone con ordinanza la restituzione degli atti al pubblico ministero.

2. Se l’imputato chiede il giudizio abbreviato, il giudice, prima che sia dichiarato aperto il dibattimento, dispone con ordinanza la prosecuzione del giudizio con il rito abbreviato. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441-bis, 442 e 443; nel caso di cui all’articolo 441-bis, comma 4, il giudice, revocata l’ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l’udienza per il giudizio direttissimo.

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AGGIORNAMENTO

La Corte costituzionale con sentenza 4-12 aprile 1990, n. 183 (in G.U. 1a s.s. 18/04/1990, n. 16) ha dichiarato “l’ illegittimita’ costituzionale dell’art. 452, comma 2, del codice di procedura penale del 1988, nella parte in cui non prevede che il pubblico ministero, quando non consente alla richiesta di trasformazione del giudizio direttissimo in giudizio abbreviato, debba enunciare le ragioni del suo dissenso e nella parte in cui non prevede che il giudice, quando, a giudizio direttissimo concluso, ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero, possa applicare all’imputato la riduzione di pena contemplata dall’art. 442, comma 2, dello stesso codice.”


Giurisprudenza annotata

Trasformazione del rito

È illegittimo il provvedimento con cui il tribunale monocratico, investito della richiesta di convalida dell'arresto e di prosecuzione del procedimento con il giudizio direttissimo, ometta di pronunciarsi a causa dell'evasione dell'imputato dagli arresti domiciliari, disponendo la restituzione degli atti al p.m., in quanto la mancata presentazione dell'imputato all'udienza di convalida non costituisce impedimento alla convalida del provvedimento e alla prosecuzione del giudizio. Ne consegue che, in tal caso, il tribunale deve provvedere in ordine alla convalida, impregiudicata la trasformazione del rito a norma dell'art. 452 c.p.p. Dichiara inammissibile, Trib. Venezia, 19/10/2009

Cassazione penale sez. VI  25 gennaio 2011 n. 3410  

 

In tema di giudizio direttissimo, l'avvenuta concessione del termine a difesa, ai sensi dell'art. 451, comma 6, c.p.p., presupponendo che abbia già avuto luogo l'apertura del dibattimento, preclude la richiesta di giudizio abbreviato, prevista dall'art. 452, comma 2, del codice di rito. Dichiara inammissibile, App. Milano, 28 gennaio 2009

Cassazione penale sez. V  18 febbraio 2010 n. 12778  

 

In tema di giudizio direttissimo, l'avvenuta concessione del termine a difesa, ai sensi dell'art. 451, comma 6, c.p.p., presupponendo che abbia già avuto luogo l'apertura del dibattimento, preclude la richiesta di giudizio abbreviato prevista dall'art. 452, comma 2, dello stesso codice.

Cassazione penale sez. V  18 febbraio 2010 n. 12778  

 

È illegittimo il provvedimento con cui il tribunale in composizione monocratica, investito della richiesta di convalida dell'arresto e di prosecuzione del procedimento con il giudizio direttissimo, ometta di pronunciarsi sulla convalida a causa dell'evasione dell'imputato dagli arresti domiciliari, disponendo la restituzione degli atti al p.m., in quanto la mancata presentazione dell'imputato all'udienza di convalida non costituisce impedimento alla prosecuzione del giudizio e alla convalida del provvedimento. Ne deriva che in tal caso il tribunale deve provvedere sulla convalida, impregiudicata la trasformazione del rito a norma dell'art. 452 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  18 aprile 2007 n. 17193

 

È illegittimo il provvedimento con cui il tribunale in composizione monocratica, investito della richiesta di convalida dell'arresto e di prosecuzione del procedimento con il giudizio direttissimo, ometta di pronunciarsi, in ragione della evasione dell'imputato dagli arresti domiciliari, disponendo la restituzione degli atti al p.m., in quanto la mancata presentazione dell'imputato alla udienza di convalida - giusta il disposto di cui all'art. 391 comma 3 c.p.p., il quale prevede espressamente l'ipotesi della mancata volontaria comparizione dell'interessato all'udienza in questione - non costituisce impedimento alla prosecuzione del giudizio ed alla convalida del provvedimento. Ne deriva che, in tal caso, il tribunale deve provvedere sulla convalida, impregiudicata la trasformazione del rito ex art. 452 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  10 febbraio 2006 n. 11589  

 

L'art. 12 bis del d.l. 8 giugno 1992 n. 306, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 356 del 1992, nel prevedere per i reati concernenti le armi e gli esplosivi la celebrazione del giudizio direttissimo anche fuori dei "casi" di cui all'art. 449 c.p.p., comporta la possibilità di celebrare il rito anche se non sono stati osservati i termini di cui allo stesso art. 449 del codice di rito. Tale interpretazione trova conferma nell'art. 452 comma 1 c.p.p., il quale stabilisce che "se il giudizio direttissimo risulta promosso fuori dei casi previsti dall'art. 449, il giudice dispone con ordinanza la restituzione degli atti al p.m". Tale norma, infatti, dettata per il giudizio direttissimo tipico, non esperibile oltre i termini dettati dall'art. 449, include evidentemente i termini medesimi nei "casi", intesi quali presupposti processuali e temporali del rito, e non nei "modi" nei quali il rito medesimo, se ammissibile, deve svolgersi. (Fattispecie nella quale la S.C., nell'enunciare il principio di cui in massima, ha disatteso l'eccezione del ricorrente, il quale deduceva che la deroga in materia di armi ed esplosivi riguardasse i "casi", ma non i "modi" del giudizio direttissimo tipico, fra i quali ultimi dovevano ritenersi compresi anche i termini previsti dall'art. 449 c.p.p.).

Cassazione penale sez. I  21 marzo 2000 n. 4978

 

Il rito abbreviato previsto dall'art. 452 comma 2 c.p.p. - a seguito di trasformazione del giudizio direttissimo - si differenzia da quello ordinario previsto dagli art. 438 s. c.p.p., che si svolge all'udienza preliminare, perché è sottratta al giudice ogni valutazione sulla decidibilità del processo allo stato degli atti, ma gli è riconosciuto un potere, di ufficio o su richiesta di parte, di integrazione probatoria; conseguentemente, se in sede di merito non si è provveduto sulla richiesta dell'imputato, consentita dal p.m., devesi procedere da parte della Corte di cassazione, alla riduzione di un terzo della pena inflitta.

Cassazione penale sez. VI  01 ottobre 1998 n. 397  

 

In tema di reati concernenti armi e esplosivi la previsione derogatoria contenuta nell'art. 12 bis d.l. 8 giugno 1992 n. 306 è riferibile non solo ai "casi", ma anche ai "termini" previsti dalla disciplina del giudizio direttissimo. La citazione dell'imputato ad udienza successiva al termine di quindici giorni dall'arresto previsto dall'art. 449 c.p.p. non comporta, dunque, la restituzione degli atti del p.m. La "ratio" della norma derogatoria è infatti quella di predisporre mezzi processuali che consentano di meglio fronteggiare la recrudescenza della criminalità organizzata superando le difficoltà concrete emerse nella realtà giudiziaria, che ha evidenziato, fra l'altro, la difficoltà di rispettare il termine suddetto in relazione a procedimenti concernenti reati di criminalità organizzata caratterizzati dall'elevato numero di imputati coinvolti. Il dato testuale dell'art. 12 bis d.l. 8 giugno 1992 n. 306, che introduce la deroga per i soli "casi" previsti dall'art. 449 c.p.p., non è decisivo per escludere la deroga dei termini se confrontato con la medesima previsione contenuta nell'art. 452 c.p.p., che, riferendosi alla restituzione degli atti al p.m. per violazione dell'art. 449 c.p.p., si riferisce ai soli "casi", pur comprendendo certamente anche le violazioni dei "tempi" e dei "modi".

Corte appello Milano  22 settembre 1998

 

Non è previsto alcun mezzo di impugnazione avverso il provvedimento con cui il giudice, richiesto per il giudizio direttissimo dopo la convalida dell'arresto, ordina, dopo aver disposto la convalida, la restituzione degli atti al p.m. per ritenuta insussistenza dei presupposti del rito. Nè può ritenersi l'atto abnorme, perché, essendo la restituzione degli atti prevista dall'art. 452 c.p.p., l'atto stesso non si colloca al di fuori dell'ordinamento processuale.

Cassazione penale sez. VI  09 giugno 1998 n. 2105  

 

Nonostante che il giudizio abbreviato conseguente alla trasformazione del rito direttissimo, ai sensi dell'art. 452, comma 2, c.p.p., contempli, a differenza di quello previsto dagli art. 438 ss. c.p.p., la possibilità di un'attività di integrazione probatoria, il p.m. può, tuttavia, non consentire, ove ritenga il procedimento non definibile allo stato degli atti, alla richiesta di dar luogo alla detta trasformazione; nel qual caso le acquisizioni probatorie effettuate nel corso del dibattimento non possono essere ricondotte alle previsioni di cui al cit. art 452 comma 2, con la conseguenza che, ove le medesime, sulla base di un giudizio "ex ante", risultino obiettivamente giustificate, viene per ciò stesso ad essere esclusa la riconoscibilità all'imputato, in caso di condanna, della diminuente di cui all'art. 442 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  10 luglio 1997



 
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