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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 453 cod. proc. penale: Casi e modi di giudizio immediato

1. Quando la prova appare evidente, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini, il pubblico ministero chiede  il giudizio immediato se la persona sottoposta alle indagini è stata interrogata sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova ovvero, a seguito di invito a presentarsi emesso con l’osservanza delle forme indicate nell’articolo 375 comma 3 secondo periodo, la stessa abbia omesso di comparire, sempre che non sia stato adottato un legittimo impedimento e che non si tratti di persona irreperibile.

1-bis. Il pubblico ministero richiede il giudizio immediato, anche fuori dai termini di cui all’articolo 454, comma 1, e comunque entro centottanta giorni dall’esecuzione della misura, per il reato in relazione al quale la persona sottoposta alle indagini si trova in stato di custodia cautelare, salvo che la richiesta pregiudichi gravemente le indagini.

1-ter. La richiesta di cui al comma 1-bis è formulata dopo la definizione del procedimento di cui all’articolo 309, ovvero dopo il decorso dei termini per la proposizione della richiesta di riesame.

2. Quando il reato per cui è richiesto il giudizio immediato risulta connesso con altri reati per i quali mancano le condizioni che giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per gli altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta indispensabile, prevale in ogni caso il rito ordinario.

3. L’imputato può chiedere il giudizio immediato a norma dell’articolo 419 comma 5.


Giurisprudenza annotata

Casi e modi del giudizio immediato

In caso di indagato in stato di custodia cautelare, il p.m. può richiedere alternativamente, quando ne sussistano i rispettivi presupposti, il giudizio immediato fondato sull'evidenza della prova di cui all'art. 453, comma 1, c.p.p., ovvero quello cd. custodiale di cui ai commi 1 bis e 1 ter della medesima disposizione. (Rigetta, App. Brescia, 08/10/2013 )

Cassazione penale sez. III  11 novembre 2014 n. 52037

 

Coesiste, in capo al pubblico ministero, a fronte di un imputato in stato di custodia cautelare, in presenza dei rispettivi presupposti, la possibilità di richiedere, alternativamente, il giudizio immediato ordinario o tipico ai sensi dell'art. 453, comma 1, c.p.p., ovvero quello cosiddetto custodiale, di cui al medesimo art. 453, commi 1 bis e 1 ter, c.p.p., i quali sono istituti autonomi e con scansioni temporali proprie.

Cassazione penale sez. III  11 novembre 2014 n. 52037  

 

È legittimo, sussistendo il requisito dell'evidenza probatoria, il decreto di giudizio immediato emesso ai sensi dell'art. 453, comma 1, c.p.p., nei confronti dell'indagato sottoposto a misura cautelare; né, in tal caso, il p.m. ha l'obbligo di attivare il giudizio immediato cd. custodiale procedendo ai sensi dell'art. 453, commi 1 bis e ter, c.p.p. - per il quale la relativa richiesta non può essere proposta prima della definizione del procedimento di riesame - trattandosi di fattispecie autonome, fondate su differenti presupposti ed azionabili alternativamente. (Rigetta, App. Reggio Calabria, 07/05/2013 )

Cassazione penale sez. V  30 settembre 2014 n. 51245  

 

Ai fini dell'instaurazione del giudizio immediato, l'evidenza della prova consiste in una valutazione di tipo prognostico circa l'idoneità degli elementi acquisiti grazie a indagini complete a sostenere l'accusa in giudizio, non diversa da quella compiuta nell'udienza preliminare: a tal fine, gli elementi raccolti nel corso delle indagini devono avere una tale pregnanza e significatività da rendere superflua la necessità della verifica dell'udienza preliminare e da escludere con certezza l'eventualità di un proscioglimento in tale sede all'esito del contraddittorio fra le parti e degli apporti argomentativi forniti in tale sede dalla difesa. Tale presupposto vale anche per il giudizio immediato cosiddetto custodiale (articolo 453, comma 1-bis del Cpp), perché l'applicazione di una misura cautelare, pur se già sottoposta al vaglio del tribunale del riesame, implicando solo una probabilità di colpevolezza, non esclude di per sé il vaglio preventivo del giudice circa la sostenibilità dell'accusa in dibattimento. Pertanto, nel giudizio immediato custodiale l'adozione della misura cautelare, sia pure seguita dalla definizione della procedura di riesame (o, comunque, dal decorso dei termini per richiederla) non esaurisce il doveroso apprezzamento dell'evidenza probatoria, intesa come sostenibilità dell'accusa in giudizio e come inutilità della celebrazione dell'udienza preliminare.

Cassazione penale sez. un.  26 giugno 2014 n. 42979  

 

Non è abnorme il provvedimento con il quale il giudice del dibattimento, investito del giudizio immediato ex art. 453, comma primo bis, c.p.p., ordini la restituzione degli atti al p.m., con riferimento al reato oggetto di contestazione suppletiva "in limine", per il quale, non sussistendo i presupposti di legge per l'instaurazione del rito, non era stato emesso il pure richiesto decreto di giudizio immediato. (Dichiara inammissibile, Trib. Roma, 21/02/2013 )

Cassazione penale sez. V  07 maggio 2014 n. 37388

 

In caso di connessione tra un reato per il quale deve procedersi con citazione diretta, ed un altro per il quale è prevista l'udienza preliminare, il p.m. può formulare una richiesta congiunta di giudizio immediato, se per entrambi i reati sussistono i presupposti di cui all'art. 453 c.p.p. (Rigetta, App. Bari, 19/10/2012 )

Cassazione penale sez. VI  10 dicembre 2013 n. 14816  

 

Nel caso in cui reati perseguibili mediante citazione diretta siano connessi a reati per i quali dovrebbe essere promossa l'udienza preliminare - e per tutti i reati in questione vi sia evidenza della prova e ricorrano le ulteriori condizioni di cui all'art. 453 c.p.p. - il pubblico ministero è ammesso a procedere congiuntamente mediante richiesta di giudizio immediato.

Cassazione penale sez. VI  10 dicembre 2013 n. 14816  

 

In tema di giudizio immediato "custodiale", l'art. 453 comma 1 bis c.p.p. non vieta in modo assoluto lo svolgimento di ulteriori indagini dopo la scadenza del termine di 180 giorni, poiché questo riguarda le sole investigazioni dalle quali devono risultare i gravi indizi di colpevolezza idonei a giustificare la richiesta del rito speciale. (In motivazione, la S.C. ha precisato che i risultati delle eventuali ulteriori indagini sono comunque utilizzabili caso di giudizio abbreviato, in ragione della conseguente preclusione processuale alle eccezioni di inutilizzabilità di tipo processuale derivante dalla richiesta di accesso al rito speciale). Dichiara inammissibile, App. Venezia, 16/05/2013

Cassazione penale sez. III  22 novembre 2013 n. 3122  

 

Quando il Tribunale ritenga illegittimamente instaurato il giudizio immediato per una parte delle imputazioni, può disporre lo stralcio degli atti relativi a tali contestazioni e deve valutare la necessità della unitarietà del giudizio alla stregua di quanto stabilito dal comma 1 dell'art. 18 c.p.p., non avendo alcun rilievo il principio fissato dall'art. 453 n. 2 c.p.p., nell'ambito del quale per "indagini in corso" vanno intese esclusivamente le indagini connesse relative ad altri imputati o altri reati per i quali si procede nelle forme ordinarie e con stretto riferimento alla fase delle indagini preliminari. Annulla in parte con rinvio, Gip Trib. Fermo, 11/07/2012

Cassazione penale sez. II  21 dicembre 2012 n. 14672  

 

In tema di giudizio immediato, quando, all'atto della richiesta da parte del pubblico ministero sussistano le condizioni previste dai commi 1 bis e 1 ter dell'art. 453 c.p.p., detta richiesta dev'essere necessariamente accolta, salvo che, nel frattempo, sia sopravvenuto un provvedimento di revoca o annullamento della misura cautelare per sopravvenuta insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che non potesse incidere sulla legittimità del decreto di giudizio immediato la circostanza che, successivamente alla data della sua emissione, fosse sopravvenuta, per uno dei reati in relazione ai quali era stata disposta la custodia cautelare, la perdita di efficacia di tale misura per avvenuta decorrenza del termine di fase).

Cassazione penale sez. II  13 dicembre 2012 n. 15578  

 

Anche per i termini stabiliti dall'art. 453 c.p.p. comma 1 bis va fatta applicazione, per identità di ratio e di scopo, del principio di diritto già affermato a proposito del termine di 90 giorni di cui all'art. 454 c.p.p.; ne consegue che, in presenza delle condizioni e dei presupposti, previsti dall'art. 453 c.p.p., primi tre commi, il termine di 180 giorni dall'esecuzione della misura, per il reato in relazione al quale la persona sottoposta alle indagini si trova in stato di custodia cautelare, ha natura tassativa per quanto riguarda il completamento delle indagini, ma ha natura ordinatoria, per quanto riguarda attiene alla presentazione della richiesta di giudizio immediato.

Cassazione penale sez. II  11 luglio 2012 n. 40611



 
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