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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 455 cod. proc. penale: Decisione sulla richiesta di giudizio immediato

1. Il giudice, entro cinque giorni, emette decreto con il quale dispone il giudizio immediato ovvero rigetta la richiesta ordinando la trasmissione degli atti al pubblico ministero.

1-bis. Nei casi di cui all’articolo 453, comma 1-bis, il giudice rigetta la richiesta se l’ordinanza che dispone la custodia cautelare e’ stata revocata o annullata per sopravvenuta insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.


Giurisprudenza annotata

Decisione sulla richiesta di giudizio immediato

È abnorme il provvedimento con cui il giudice, all'esito dell'udienza fissata per la celebrazione del procedimento con rito immediato, dichiari la nullità del decreto di fissazione del giudizio per nullità dell'interrogatorio e disponga la restituzione degli atti al p.m., non essendo previsto un controllo ulteriore rispetto a quello tipico attribuito dall'art. 455 c.p.p. al g.i.p. al momento della decisione sulla richiesta di giudizio immediato.

Cassazione penale sez. III  28 marzo 2013 n. 31728  

 

Una volta disposto il giudizio immediato, il giudice del dibattimento non può sindacare la sussistenza delle condizioni necessarie alla sua adozione, non essendo previsto dalla disciplina processuale un controllo ulteriore rispetto a quello tipico ex art. 455 c.p.p. attribuito al g.i.p. al momento della decisione sulla richiesta del rito speciale, controllo che, inoltre, risulterebbe in contrasto con le esigenze di celerità e di risparmio di risorse processuali che caratterizzano il giudizio immediato. (In motivazione la Corte ha precisato che unico controllo possibile, anche in sede di legittimità, è quello concernente l'espletamento del previo interrogatorio dell'imputato).

Cassazione penale sez. VI  10 gennaio 2011 n. 6989  

 

Nel procedimento disciplinare nei confronti del dipendente pubblico non può escludersi ogni rilevanza della sentenza penale patteggiata irrogata ai sensi dell'art. 444, c.p.p., giacché questa si fonda sempre sulla ritenuta imputabilità di un reato a un soggetto ad opera di un giudice competente, che perviene a tale conclusione previa esclusione dei presupposti di un'eventuale sentenza di proscioglimento emessa a norma dell'art. 129, c.p.p., mentre il momento negoziale transattivo (in cui si estrinseca il c.d. patteggiamento, che l'art. 455, stesso codice equipara alla condanna, ove non diversamente stabilito) non può che riferirsi alla sola misura della pena, per cui l'ulteriore attività istruttoria dell'amministrazione in sede disciplinare può tendere all'approfondimento della conoscenza di ulteriori circostanze idonee a consentire una congrua graduazione della responsabilità, senza dover necessariamente giungere all'apprezzamento del possibile rapporto di causalità tra la sua condotta e l'evento sanzionato sulla stessa esistenza della condotta, imputabile all'impiegato.

Consiglio di Stato sez. V  13 luglio 2006 n. 4417  

 

Non può escludersi ogni rilevanza disciplinare della pena cd. patteggiata ex art. 444 c.p.p., giacché questa si fonda sempre sulla ritenuta imputabilità di un reato ad un soggetto ad opera di un giudice competente, che perviene a tale conclusione previa esclusione dei presupposti di un'eventuale sentenza di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., mentre il momento negoziale transattivo (in cui si estrinseca il c.d. patteggiamento, che l'art. 455 c.p.p., equipara alla condanna, ove non diversamente stabilito) non può che riferirsi alla sola misura della pena. Ne consegue che l'ulteriore attività istruttoria della p.a. in sede disciplinare può tendere all'approfondimento della conoscenza di ulteriori circostanze idonee a consentire una congrua graduazione della responsabilità del pubblico dipendente, senza dover necessariamente giungere all'apprezzamento del possibile rapporto di causalità tra la sua condotta e l'evento sanzionato. ( Conferma Tar Lazio, Roma, sez. I bis, 26 febbraio 2003 n. 1612 ).

Consiglio di Stato sez. IV  14 settembre 2005 n. 4745  

 

Non è pacifica l'esistenza di un potere del giudice di accogliere la richiesta di giudizio immediato, limitatamente ad alcuni imputati, previa separazione della loro posizione, con rigetto della richiesta per gli altri imputati. Il dato normativo di riferimento è l'art. 455 c.p.p., che sembra I porre il giudice nell'alternativa tra accoglimento in toto o rigetto in toto della richiesta del p.m. In realtà, non mancano nemmeno argomenti a favore di un'interpretazione che riconosca al giudice la facoltà (ma sicuramente non l'obbligo) di adottare un provvedimento di accoglimento parziale della richiesta del p.m. Quand'anche tuttavia si aderisse a quest'ultimo orientamento, non sarebbe comunque giustificato un accoglimento parziale della richiesta di giudizio immediato, se la trattazione unitaria del procedimento appare imposta, oltre che da evidenti esigenze di economia processuale, anche da specifiche ragioni quali una profonda connessione tra le ~ posizioni dei diversi imputati e plurimi profili di indeterminatezza delle contestazioni, ragioni che prescindono dal fatto che taluni imputati abbiano reso dichiarazioni confessorie. (Fattispecie nella quale, sussistendo solo per alcuni imputati i presupposti della richiesta di giudizio immediato e non per altri, il Giudice ha rigettato la richiesta in toto).

Ufficio Indagini preliminari Milano  23 marzo 2004

 

Sono manifestamente infondate, in riferimento agli art. 24 e 111 cost., le q.l.c. dell'art. 455 c.p.p., nella parte in cui non prevede che la richiesta di giudizio immediato del p.m. sia notificata al difensore dell'imputato "al fine di consentire il deposito di memorie scritte prima della decisione", in quanto questioni analoghe, sollevate in relazione ai medesimi parametri costituzionali, sono già state dichiarate manifestamente infondate e non risultano profili diversi o aspetti ulteriori rispetto a quelli già valutati.

Corte Costituzionale  29 gennaio 2004 n. 52  

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 24 e 111 commi 2 e 4 cost., la q.l.c. dell'art. 455 c.p.p., nella parte in cui non consente alla difesa di interloquire sulla richiesta di giudizio immediato del p.m., in quanto questioni analoghe sono state dichiarate manifestamente infondate sulla base del rilievo che alla persona sottoposta alle indagini è assicurata la possibilità di esercitare le più opportune iniziative defensionali per contestare la fondatezza dell'accusa e contrastare, quindi, l'eventuale emissione del decreto che dispone il giudizio immediato, e che le peculiari esigenze di celerità e di risparmio di risorse processuali che connotano tale rito alternativo rendono non evocabili i principi del pieno contraddittorio e della parità delle parti.

Corte Costituzionale  18 luglio 2003 n. 256  

 

Sono manifestamente infondate le q.l.c. dell'art. 455 c.p.p., censurato in riferimento agli art. 24 e 111 cost., in quanto non consente alla difesa di interloquire sulla richiesta di giudizio immediato del p.m. Una questione sostanzialmente simile, infatti, successivamente alle ordinanze di rimessione, è stata dichiarata manifestamente infondata, in relazione all'art. 24 cost., sulla base del rilievo che il presupposto del previo interrogatorio svolto con l'osservanza delle garanzie di cui agli art. 453 comma 1 e 375 comma 3 secondo periodo c.p.p. - cui è condizionata la valida instaurazione del giudizio immediato e la cui ritualità, formale e sostanziale, è sindacabile dal giudice del dibattimento - assicura alla persona sottoposta alle indagini la possibilità di esercitare le più opportune iniziative defensionali e di contrastare, quindi, l'eventuale emissione del decreto che dispone il giudizio immediato e, in relazione all'art. 111 cost., in quanto il principio per il quale il processo deve svolgersi nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, non è evocabile in relazione alle forme introduttive del giudizio, le quali, per quanto concerne il giudizio immediato, trovano giustificazione nelle peculiari esigenze di celerità e di risparmio di risorse processuali che connotano tale rito alternativo.

Corte Costituzionale  16 aprile 2003 n. 127  

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 24 e 111 cost., la q.l.c. dell'art. 455 c.p.p., nella parte in cui non prevede che il g.i.p., prima di emettere decreto di giudizio immediato o di rigettare la richiesta del p.m., debba consentire l'intervento della difesa, sia pure a livello meramente cartolare, in quanto, da un lato, diversamente da quanto ritiene il rimettente, i presupposti e la peculiare struttura del giudizio immediato non privano la difesa di esercitare le più opportune iniziative defensionali prima dell'emissione del decreto che dispone tale giudizio; dall'altro, le peculiari esigenze di celerità e di risparmio di risorse processuali che connotano il giudizio immediato, rendono non evocabili i principi del pieno contraddittorio e della parità delle parti.

Corte Costituzionale  18 luglio 2002 n. 371  



 
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