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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 459 cod. proc. penale: Casi di procedimento per decreto

1. Nei procedimenti per reati perseguibili di ufficio ed in quelli perseguibili a querela se questa è stata validamente presentata e se il querelante non ha nella stessa dichiarato di opporvisi, il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare soltanto una pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva, può presentare al giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato e previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione del decreto penale di condanna, indicando la misura della pena. (1)

2. Il pubblico ministero può chiedere l’applicazione di una pena diminuita sino alla metà rispetto al minimo edittale.

3. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve pronunciare sentenza di proscioglimento a norma dell’articolo 129, restituisce gli atti al pubblico ministero.

4. Del decreto penale è data comunicazione al querelante.

5. Il procedimento per decreto non è ammesso quando risulta la necessità di applicare una misura di sicurezza personale.

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 28 gennaio – 27 febbraio 2015, n. 23 (Gazz. Uff. 4 marzo 2015, n. 9 – Prima serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui prevede la facoltà del querelante di opporsi, in caso di reati perseguibili a querela, alla definizione del procedimento con l’emissione di decreto penale di condanna.


Giurisprudenza annotata

Procedimento per decreto

Il querelante, quale persona offesa dal reato, non ha alcun interesse meritevole di tutela che giustifichi la facoltà di opporsi a che si proceda con il rito semplificato, fermo restando che qualora l'imputato proponga opposizione, questi è rimesso nei pieni poteri della persona offesa (o della parte civile) per le successive fasi del giudizio. L'art. 459, comma 1, c.p.p. (come sostituito dall'art. 37, comma 1, l. n. 479/1999), nella parte in cui prevede la facoltà del querelante di opporsi, in caso di reati perseguibili a querela, alla definizione del procedimento con l'emissione di decreto penale di condanna, determina, pertanto, una lesione del principio della ragionevole durata del processo, senza che la stessa sia giustificata dalle esigenze di tutela del querelante o della persona offesa, che devono ritenersi congruamente garantite.

Corte Costituzionale  27 febbraio 2015 n. 23  

 

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 459, comma 1, c.p.p. (come sostituito dall'art. 37, comma 1, della legge 16 dicembre 1999, n. 479 - Modifiche alle disposizioni sul procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica e altre modifiche al codice di procedura penale. Modifiche al codice penale e all'ordinamento giudiziario. Disposizioni in materia di contenzioso civile pendente, di indennità spettanti al giudice di pace e di esercizio della professione forense), nella parte in cui prevede la facoltà del querelante di opporsi, in caso di reati perseguibili a querela, alla definizione del procedimento con l'emissione di decreto penale di condanna. Il querelante, quale persona offesa dal reato, non ha alcun interesse meritevole di tutela che giustifichi la facoltà di opporsi a che si proceda con il rito semplificato, fermo restando che qualora l'imputato proponga opposizione, questi è rimesso nei pieni poteri della persona offesa (o della parte civile) per le successive fasi del giudizio. La norma censurata cagiona una lesione del principio della ragionevole durata del processo, senza che la stessa sia giustificata dalle esigenze di tutela del querelante o della persona offesa, le quali devono ritenersi congruamente garantite.

Corte Costituzionale  27 febbraio 2015 n. 23  

 

Non è abnorme il provvedimento del g.i.p. di rigetto della richiesta di decreto penale di condanna posto che lo stesso è atto previsto dall'art. 459, comma 3, c.p.p., e, quindi, corretto sotto il profilo strutturale e che non crea alcuna situazione di stallo processuale potendo l'inquirente rinnovare la richiesta o comunque promuovere l'azione penale in via ordinaria. (Fattispecie di rigetto della richiesta motivato dalla ritenuta incompatibilità della gravità della violazione con la premialità del rito).

Cassazione penale sez. IV  18 settembre 2014 n. 45683  

 

Non è abnorme l'ordinanza con la quale il g.i.p. rigetta la richiesta di emissione del decreto penale di condanna disponendo la restituzione degli atti al p.m., per l'inosservanza del termine di sei mesi entro il quale l'istanza a norma dell'art. 459, comma 1, c.p.p. deve essere presentata. (Dichiara inammissibile, Gip Trib. Sondrio, 29/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  18 marzo 2014 n. 14764  

 

Il g.i.p., richiesto dell'emissione di un decreto penale di condanna, può pronunziare sentenza di proscioglimento solo quando sussista una delle cause tassativamente indicate nell'art. 129 c.p.p., e non anche quando la prova risulti mancante, insufficiente o contraddittoria ai sensi dell'art. 530, comma 2, c.p. Ne discende che l'eventuale necessità di approfondimento del quadro probatorio impone la restituzione degli atti al p.m., ai sensi dell'art. 459, comma 3, c.p.p. (Fattispecie in cui il g.i.p. aveva ritenuto inidonee, per l'affermazione della penale responsabilità, le sole dichiarazioni accusatorie contenute in querela). Annulla senza rinvio, Gip Trib. Bari, 17 settembre 2012

Cassazione penale sez. VI  27 giugno 2013 n. 29538  

 

La persona offesa la quale, all'atto della presentazione della querela, abbia manifestato opposizione alla eventuale definizione del procedimento con decreto penale (come consentito dall'art. 459, comma 1, c.p.p.), è legittimata a proporre ricorso per cassazione avverso il decreto penale che, nonostante detta opposizione, sia stato richiesto dal p.m. ed emesso dal giudice, trattandosi di provvedimento che, ancorché non definibile come abnorme, è tuttavia affetto da nullità derivante da violazione di norma processuale.

Cassazione penale sez. II  10 maggio 2011 n. 32539  

 

Avverso la sentenza con la quale il g.i.p., richiesto dell'emissione di decreto penale di condanna, prosciolga l'imputato, ai sensi del combinato disposto degli art. 129 e 459, comma 3, c.p.p., deve ritenersi esperibile il ricorso per cassazione da parte del p.m.

Cassazione penale sez. VI  13 maggio 2009 n. 20961  

 

È impugnabile con l'appello e non con il ricorso per cassazione la sentenza con cui il G.i.p., richiesto dell'emissione di un decreto penale di condanna, prosciolga, invece, l'imputato ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 459, comma terzo, e 129 c cod. proc. pen.. Qualifica appello il ricorso, Trib. Rimini, 14 dicembre 2007

Cassazione penale sez. V  26 novembre 2008 n. 7702  



 
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