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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 46 cod. proc. penale: Richiesta di rimessione

1. La richiesta e’ depositata, con i documenti che vi si riferiscono, nella cancelleria del giudice ed e’ notificata entro sette giorni a cura del richiedente alle altre parti.

2. La richiesta dell’imputato e’ sottoscritta da lui personalmente o da un suo procuratore speciale.

3. Il giudice trasmette immediatamente alla corte di cassazione la richiesta con i documenti allegati e con eventuali osservazioni.

4. L’inosservanza delle forme e dei termini previsti dai commi 1 e 2 e’ causa di inammissibilita’ della richiesta.

Art. 47.

(( (Effetti della richiesta).

1. In seguito alla presentazione della richiesta di rimessione il giudice puo’ disporre con ordinanza la sospensione del processo fino a che non sia intervenuta l’ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta. La Corte di cassazione puo’ sempre disporre con ordinanza la sospensione del processo.

2. Il giudice deve comunque sospendere il processo prima dello svolgimento delle conclusioni e della discussione e non possono essere pronunciati il decreto che dispone il giudizio o la sentenza quando ha avuto notizia dalla Corte di cassazione che la richiesta di rimessione e’ stata assegnata alle sezioni unite ovvero a sezione diversa dall’apposita sezione di cui all’articolo 610, comma 1. Il giudice non dispone la sospensione quando la richiesta non e’ fondata su elementi nuovi rispetto a quelli di altra gia’ rigettata o dichiarata inammissibile.

3. La sospensione del processo ha effetto fino a che non sia intervenuta l’ordinanza che rigetta o dichiara inammissibile la richiesta e non impedisce il compimento degli atti urgenti.

4. In caso di sospensione del processo si applica l’articolo 159 del codice penale e, se la richiesta e’ stata proposta dall’imputato, sono sospesi i termini di cui all’articolo 303, comma 1. La prescrizione e i termini di custodia cautelare riprendono il loro corso dal giorno in cui la Corte di cassazione rigetta o dichiara inammissibile la richiesta ovvero, in caso di suo accoglimento, dal giorno in cui il processo dinanzi al giudice designato perviene al medesimo stato in cui si trovava al momento della sospensione. Si osservano in quanto compatibili le disposizioni dell’articolo 304. ))

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AGGIORNAMENTO (78)

La Corte costituzionale, con la sentenza 14-22 ottobre 1996, n. 353 (in G.U. 1a s.s. 30/10/1996, n. 44) ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del comma 1 del presente articolo “nella parte in cui fa divieto al giudice di pronunciare la sentenza fino a che non sia intervenuta l’ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di rimessione”.


Giurisprudenza annotata

Richiesta di rimessione

In tema di rimessione del processo, l'obbligo di immediata trasmissione degli atti alla Corte di cassazione di cui all'art. 46 c.p.p. non sussiste nel caso in cui si sia in presenza di una richiesta di rimessione priva di motivazione o presentata da soggetto non legittimato. (Fattispecie in cui la richiesta di rimessione, depositata dal difensore all'udienza preliminare, recava la firma non autenticata dell'imputato ed il difensore a sua volta era privo di procura speciale). Dichiara inammissibile, Gip Trib. Spoleto, 18 marzo 2009

Cassazione penale sez. IV  25 marzo 2010 n. 17636

 

La grave situazione locale che può determinare la rimessione del processo è costituita da un fenomeno esterno alla dialettica processuale, e riguardante l'ambiente territoriale nel quale il processo si svolge, connotato da tale abnormità e consistenza da dover essere ritenuto concreto pericolo per la imparzialità del giudice e come possibile pregiudizio alla libertà delle persone che partecipano al processo: in tal senso i comportamenti del giudice ed i provvedimenti da questo assunti rilevano solo in quanto dipendano dalla situazione esterna ed assumano valore sintomatico di una mancanza di imparzialità dell'intero ufficio giudiziario. Dichiara inammissibile, Trib. Napoli, 28 giugno 2007

Cassazione penale sez. IV  07 novembre 2007 n. 4170  

 

La grave situazione locale che caratterizza la rimessione del processo è necessariamente costituita da un fenomeno esterno alla dialettica processuale, con caratteristiche tali da porre in concreto pericolo la libertà di giudizio delle persone che partecipano al processo, mentre i comportamenti del giudice ed i provvedimenti da questo assunti rilevano solo in quanto dipendano dalla situazione esterna ed assumano valore sintomatico di una mancanza di imparzialità dell'intero ufficio giudiziario. (La Corte, nella fattispecie escludendo che pochi articoli di stampa circa il preteso coinvolgimento di un giudice in un'organizzazione criminale potessero determinare la richiesta grave situazione locale, ha specificato che la situazione medesima deve essere tanto abnorme e consistente da far ravvisare l'esistenza di un condizionamento causato da una vera e propria coartazione fisica o psichica tale da incidere sulla libertà di giudizio delle persone che partecipano al processo). (Rigetta, Trib. Vibo Valentia, 9 Giugno 2006)

Cassazione penale sez. IV  20 marzo 2007 n. 25029  

 

L'istituto della rimessione (art. 45), in quanto vincolato al principio di precostituzione legale del giudice, ha per presupposto che il giudice che procede è competente per territorio, ancorché per mancato rilievo o eccezione d'incompetenza in termini ai sensi dell'art. 21 c.p.p., sicché la designazione del giudice di altro distretto, prevedibile e ineludibile, è l'unico rimedio possibile per evitare il turbamento del processo. Ne consegue che il giudice procedente, ove rilevi d'ufficio, ovvero gli sia eccepita, prima della conclusione dell'udienza preliminare, la propria incompetenza territoriale, deve dichiararla con sentenza (ex art. 22 comma 3 c.p.p.), ordinando la trasmissione degli atti al p.m. presso il giudice competente, ancorché l'imputato abbia proposto istanza di rimessione. Deriva, altresì, che il giudice che non decide circa la propria controversa competenza territoriale non può disporre di alcun atto del procedimento, ivi compresa la trasmissione alla Corte di cassazione della richiesta di rimessione, che pure deve essere immediata, ex art. 46 comma 3 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  24 ottobre 2005 n. 41760

 

Sono manifestamente inammissibili le q.l.c. dell'art. 47 c.p.p., come modificato dalla l. 7 novembre 2002 n. 248, censurato, in riferimento agli art. 3, 111 comma 2, 97 e 112 cost., nella parte in cui prevede la sospensione obbligatoria del processo prima dello svolgimento delle conclusioni e della discussione e comunque prima della pronuncia della sentenza. Premesso che dalla formulazione dell'art. 47 comma 2 c.p.p. emerge che il giudice deve disporre la sospensione del processo solo in presenza della duplice condizione che il processo stia per entrare in una fase processuale particolarmente "qualificata" (prima dello svolgimento delle conclusioni e della discussione, prima della pronuncia del decreto che dispone il giudizio o della sentenza) e che al giudice stesso sia pervenuta la notizia che la richiesta di rimessione è stata assegnata alle sezioni unite o, comunque, ad una sezione competente a decidere nel merito, fermo restando che il giudice non deve disporre la sospensione se ritiene che la richiesta non sia fondata su elementi nuovi rispetto ad altra richiesta già rigettata o dichiarata inammissibile, i remittenti hanno sollevato le questioni subito dopo che la richiesta di rimessione è stata depositata in cancelleria, senza trasmetterla alla Corte di cassazione secondo quanto disposto dall'art. 46 comma 3 c.p.p, rendendo così impossibile il verificarsi della seconda condizione a cui è subordinata l'operatività della sospensione obbligatoria del processo, sicché le questioni risultano prive di rilevanza, perché sollevate in un momento in cui i rimettenti non erano chiamati a fare applicazione della disciplina censurata.

Corte Costituzionale  23 luglio 2004 n. 268  

 

Sono manifestamente inammissibili le q.l.c. dell'art. 45 c.p.p., come modificato dalla l. 7 novembre 2002 n. 248, censurato, in riferimento agli art. 3 e 25 comma 1 cost., nella parte in cui assume a fondamento della rimessione le situazioni in cui "gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto". Il giudice di merito non deve infatti fare applicazione della norma censurata, in quanto, a norma dell'art. 46 comma 3 c.p.p., il giudice, dopo che è stata depositata in cancelleria la richiesta di rimessione, è tenuto a trasmetterla immediatamente alla Corte di cassazione, alla quale esclusivamente spetta di decidere sulla richiesta, anche sotto il profilo della ammissibilità.

Corte Costituzionale  23 luglio 2004 n. 268

 

È legittima l'acquisizione agli atti del procedimento di rimessione di osservazioni del giudice del processo principale non trasmesse alla Corte di cassazione contestualmente alla richiesta e ai documenti allegati, come prescritto dal comma 3 dell'art. 46 c.p.p., ma in un momento successivo, in quanto il comma 4 del medesimo articolo prevede come causa di inammissibilità della richiesta l'inosservanza delle forme e dei termini previsti dai commi 1 e 2, ma non ricollega alcuna sanzione processuale al mancato rispetto delle forme e dei termini stabiliti nel comma 3.

Cassazione penale sez. un.  27 gennaio 2003 n. 13687  

 

Anche quando la rimessione del processo è chiesta in relazione ad un procedimento di prevenzione devono essere rispettate le forme previste dall'art. 46 c.p.p. ed in particolare la notifica alle altre parti della richiesta, in considerazione della rilevanza dell'atto, che, potendo comportare una deroga al principio costituzionale del giudice naturale precostituito, abbiano la possibilità di interloquire.

Cassazione penale sez. I  09 gennaio 1998 n. 55  

 

Il deposito in cancelleria della richiesta di rimessione, giusta quanto previsto dall'art. 46 c.p.p., può essere validamente effettuato anche a mezzo posta, sempre che la provenienza di detta richiesta sia certificata mediante autenticazione della firma. Non può, invece, ritenersi consentita la sostituzione della prescritta notifica della richiesta medesima con l'invio di copia di essa alle altre parti, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, ai sensi dell'art. 152 c.p.p., giacché la possibilità di avvalersi di detta ultima norma (la quale detta non una modalità di notificazione, ma un sistema sostitutivo di essa), è prevista esclusivamente per il difensore.

Cassazione penale sez. I  04 aprile 1996 n. 2234  

 



 
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