codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 460 cod. proc. penale: Requisiti del decreto di condanna

1. Il decreto di condanna contiene:

a) le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgano a identificarlo nonché, quando occorre, quelle della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria;

b) l’enunciazione del fatto, delle circostanze e delle disposizioni di legge violate;

c) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, comprese le ragioni dell’eventuale diminuzione della pena al di sotto del minimo edittale;

d) il dispositivo;

e) l’avviso che l’imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria possono proporre opposizione entro quindici giorni dalla notificazione del decreto e che l’imputato può chiedere mediante l’opposizione il giudizio immediato ovvero il giudizio abbreviato o l’applicazione della pena a norma dell’articolo 444;

f) l’avvertimento all’imputato e alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria che, in caso di mancata opposizione, il decreto diviene esecutivo;

g) l’avviso che l’imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria hanno la facoltà di nominare un difensore;

h) la data e la sottoscrizione del giudice e dell’ausiliario che lo assiste.

2. Con il decreto di condanna il giudice applica la pena nella misura richiesta dal pubblico ministero indicando l’entità dell’eventuale diminuzione della pena stessa al di sotto del minimo edittale; ordina la confisca, nei casi previsti dall’articolo 240, secondo comma, del codice penale, o la restituzione delle cose sequestrate; concede la sospensione condizionale della pena]. Nei casi previsti dagli articoli 196 e 197 del codice penale, dichiara altresì la responsabilità della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria .

3. Copia del decreto è comunicata al pubblico ministero ed è notificata con il precetto al condannato, al difensore d’ufficio o al difensore di fiducia eventualmente nominato ed alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria.

4. Se non è possibile eseguire la notificazione per irreperibilità dell’imputato, il giudice revoca il decreto penale di condanna e restituisce gli atti al pubblico ministero. (1)

5. Il decreto penale di condanna non comporta la condanna al pagamento delle spese del procedimento, né l’applicazione di pene accessorie. Anche se divenuto esecutivo non ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo. Il reato è estinto se nel termine di cinque anni, quando il decreto concerne un delitto, ovvero di due anni, quando il decreto concerne una contravvenzione, l’imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale e la condanna non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena.

(1) La Corte costituzionale con sentenza 18 novembre 2000, n. 504 ha dichiarato l’illegittimità del presente comma nella parte in cui non prevede la revoca del decreto penale di condanna e la restituzione degli atti al pubblico ministero anche nel caso in cui non sia possibile la notificazione nel domicilio dichiarato a norma dell’art. 161 c.p.p..


Giurisprudenza annotata

Requisiti del decreto di condanna

La riabilitazione costituisce l'unico rimedio previsto dalla legge (art. 6 legge 5 febbraio 1992, n. 91) per elidere l'effetto preclusivo dei precedenti penali ai fini dell'acquisto della cittadinanza italiana; la riabilitazione, infatti, non può essere considerata fungibile, ai detti fini, con altre cause di estinzione del reato, come quella di cui all'art. 460 c.p.p., dalle quali differisce, secondo la giurisprudenza penale di legittimità, per la peculiarità di presupporre - essa soltanto - l'accertamento di un completo ravvedimento del reo.

Cassazione civile sez. VI  26 settembre 2014 n. 20399

 

È abnorme ed immediatamente ricorribile per cassazione, in quanto atto radicalmente estraneo al sistema processuale, il provvedimento di revoca del decreto penale di condanna adottato dallo stesso giudice che lo ha emesso, al di fuori dell'ipotesi prevista dall'art. 460, comma quarto, cod. proc. pen. di impossibilità della notifica per irreperibilità dell'imputato. (Annulla senza rinvio, Trib. Tempio Pausania, 08/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  01 luglio 2014 n. 39196  

 

È preclusa la dichiarazione di estinzione del reato oggetto di un decreto penale di condanna se, nel termine di cinque anni in caso di delitto o di due anni in caso di contravvenzioni, l'autore commette un nuovo delitto o una nuova contravvenzione della stessa indole, ancorché il nuovo reato oggetto di altro decreto penale di condanna sia stato dichiarato estinto per non aver l'interessato commesso l'ulteriore reato nei cinque o due anni successivi. (Rigetta, G.i.p. Trib. Sondrio, 14/10/2013)

Cassazione penale sez. I  20 giugno 2014 n. 32869  

 

L'art. 460 c.p.p. esclude l'efficacia di giudicato del decreto penale “nel giudizio civile o amministrativo”; tuttavia, è certo che la stessa previsione normativa non si riferisce anche ai procedimenti amministrativi, come quello volto all'adozione del divieto di detenere armi. Ne deriva che un decreto penale di condanna, pur non essendo in grado di produrre gli stessi effetti della sentenza penale passata in giudicato, ha pur sempre valore decisorio circa l'accertamento dell'esistenza del fatto materiale costituente reato e della sua imputabilità al condannato. Infatti, il decreto contiene l'enunciazione del fatto, delle circostanze e delle disposizioni di legge violate, la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata. Una volta esecutivo, l'accertamento contenuto nel decreto è quindi suscettibile di essere utilizzato in sede amministrativa per tutte le valutazioni conseguenti (nel caso di specie, la valutazione, sia oggettiva che soggettiva, espressa dall'autorità amministrativa è stata effettuata considerando sia la sussistenza di un reato specifico - minacce aggravate dall'uso delle armi - che le circostanze concomitanti - presenza con fucile carico in prossimità di abitazione - da cui la conclusione che è oggettivamente venuta meno in capo al ricorrente la completa affidabilità che qualsiasi detentore di armi deve garantire nei confronti della collettività, la quale va protetta da pericoli, anche solo potenziali, che possono derivare da chi dà adito a dubbi circa la capacità di un totale autocontrollo e assoluto rispetto delle regole di convivenza civile)

T.A.R. Trento (Trentino-Alto Adige) sez. I  07 novembre 2013 n. 361

 

Il decreto penale di condanna va equiparato alla sentenza di condanna ai fini dell'esistenza del fatto da valutare come significativo del venir meno del requisito morale, anche se non produce (ex art. 460 c.p.p.) gli stessi effetti della sentenza passata in giudicato. Esso, infatti, ha pur sempre valore decisorio dell'esistenza del fatto penalmente contestato. D'altra parte, l'art. 460 c.p.p. esclude l'efficacia di giudicato del decreto penale nei giudizi civili ed amministrativi, ma non relativamente ai procedimenti amministrativi come quello di specie.

T.A.R. Trento (Trentino-Alto Adige) sez. I  10 luglio 2013 n. 231

 

In base all'art. 460 lett. c) c.p.p., il decreto penale di condanna costituisce un sintetico accertamento del reato e, laddove non opposto, assume un valore vincolante quanto all'accertamento dei fatti materiali costituenti reato e alla loro imputabilità al condannato, a nulla rilevando la scarsa gravità del fatto e la tenuità della pena inflitta, trattandosi di elementi incidenti soltanto ai fini del rito processuale, ma non ai fini della qualificazione del reato; esso si configura infatti come una sorta di decisione preliminare, destinata ad essere sostituita, in caso di opposizione, da una nuova pronuncia, all'esito di un dibattimento che segue il contraddittorio pretermesso nella fase monitoria, ma la sua acquisita irrevocabilità assume il valore di una condanna, quale atto terminativo di una fase processuale conclusa con rituale statuizione giurisdizionale.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  21 febbraio 2013 n. 381  

 

Il decreto penale di condanna non è una misura idonea a costituire fonte di prova della responsabilità per l'illecito penale, solo se si considera che esso contiene un sia pur sintetico accertamento di reità, ai sensi dell'art. 460, lett. c), c.p.p., tanto che, in sede disciplinare, non si può tenere conto delle prove contrarie - in ordine all'esistenza e alla qualificazione del fatto - offerte dal condannato, dato che la lievità del fatto e la tenuità della pena non influiscono sulla qualificazione del reato. Sotto tale angolazione, quindi, non rileva che il decreto penale esecutivo sia caratterizzato dalla c.d. "inefficacia extrapenale" sui giudizi amministrativi e civili ex art. 460 comma 5, c.p.p., posto che l'autorità disciplinare è sempre vincolata alle risultanze del processo penale quanto all'accertamento dei fatti materiali, qualunque sia l'esito processuale.

T.A.R. Catanzaro (Calabria) sez. I  03 ottobre 2012 n. 974  

 

In base all'art. 460 lett. c ) c.p.p., il decreto penale di condanna costituisce un sintetico accertamento del reato e, laddove non opposto, assume un valore vincolante quanto all'accertamento dei fatti materiali costituenti reato e alla loro imputabilità al condannato, a nulla rilevando la scarsa gravità del fatto e la tenuità della pena inflitta, trattandosi di elementi incidenti soltanto ai fini del rito processuale, ma non ai fini della qualificazione del reato. Esso si configura come una sorta di decisione preliminare, destinata ad essere sostituita, in caso di opposizione, da una nuova pronuncia, all'esito di un dibattimento che segue il contraddittorio pretermesso nella fase monitoria, ma la sua acquisita irrevocabilità assume il valore di una condanna, quale atto terminativo di una fase processuale conclusa con rituale statuizione giurisdizionale.

T.A.R. Catanzaro (Calabria) sez. I  03 ottobre 2012 n. 974

 

Perché operi una causa estintiva del reato, anche di quella prevista dall'art. 460 comma 5 c.p.p., è necessario che essa sia dichiarata dal giudice penale con pronuncia di accertamento costitutivo, con la conseguenza che sino a quando non sia reso il formale provvedimento giudiziario non può farsi riferimento al concetto di «reato estinto». Né l'esegesi dell'art. 460 comma 5 c.p.p. autorizza a ritenere che la pronuncia estintiva del reato possa avere efficacia retroattiva, non cogliendosi né nella lettera di tale disposizione né nella sua collocazione sistematica un serio appiglio in tal senso.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. I  28 agosto 2012 n. 3733



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti