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Art. 462 cod. proc. penale: Restituzione nel termine per proporre opposizione

1. L’imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria sono restituiti nel termine per proporre opposizione a norma dell’articolo 175.


Giurisprudenza annotata

Restituzione nel termine

È illegittimo il provvedimento di rigetto della istanza di restituzione nel termine per proporre opposizione a decreto penale di condanna fondato sul mero rilievo della regolarità formale della notifica, in quanto quest'ultima, se non effettuata a mani dell'interessato, non può essere da sola considerata dimostrativa della effettiva conoscenza dell'atto da parte del destinatario. (Fattispecie relativa a consegna alla moglie dell'imputato del plico raccomandato contenente l'avviso del deposito dell'atto presso la casa comunale). (Restituisce nel termine, Gip Trib. Trani, 20/11/2013 )

Cassazione penale sez. III  30 aprile 2014 n. 20795  

 

In tema di restituzione nel termine per proporre opposizione avverso il decreto penale di condanna, la notificazione dello stesso decreto effettuata al difensore di ufficio nominato domiciliatario in fase preprocessuale non può ritenersi di per sé idonea a dimostrare l'effettiva conoscenza del provvedimento in capo all'imputato, salvo che la conoscenza non emerga "aliunde" ovvero non si dimostri che il difensore di ufficio è riuscito a rintracciare il proprio assistito e ad instaurare un effettivo rapporto professionale con lui. Annulla con rinvio, Gip Trib. Ivrea, 19/12/2011

Cassazione penale sez. IV  18 luglio 2013 n. 991  

 

È illegittimo il provvedimento di rigetto di una istanza di restituzione nel termine per proporre opposizione a decreto penale di condanna fondato sul mero rilievo della regolarità formale della notifica, in quanto quest'ultima, se non effettuata a mani dell'interessato, non può essere da sola considerata dimostrativa dell'effettiva conoscenza dell'atto da parte del destinatario. (Fattispecie relativa alla notifica a mezzo del servizio postale).

Cassazione penale sez. I  16 marzo 2011 n. 16523  

 

Il giudice dell'esecuzione dinanzi al quale sia stata eccepita la nullità del titolo esecutivo e contestualmente avanzata istanza di restituzione nel termine per impugnare in ragione di difetto di effettiva conoscenza dello stesso, deve pregiudizialmente verificare la validità del suddetto titolo e, qualora abbia accertato l'esecutività, è tenuto altresì ad esaminare autonomamente la menzionata istanza presentata ai sensi dell'art. 175 c.p.p. (Fattispecie in tema di decreto penale di condanna). Annulla con rinvio,G .i.p. Trib. Santa Maria Capua Vetere, 14/06/2010

Cassazione penale sez. I  16 marzo 2011 n. 16523  

 

La competenza a decidere sulla richiesta di restituzione nel termine per l'opposizione al decreto penale di condanna spetta al giudice per le indagini preliminari che ha emesso il decreto opposto. (In motivazione la Corte ha precisato che la competenza spetta al giudice dell'esecuzione, a norma dell'art. 670 c.p.p., soltanto se la richiesta di restituzione nel termine sia subordinata alla richiesta di declaratoria di non esecutività del titolo per l'invalidità della notificazione).

Cassazione penale sez. III  24 febbraio 2011 n. 11510  

 

È illegittimo il provvedimento di rigetto di una istanza di restituzione nel termine per proporre opposizione a decreto penale di condanna fondato sul mero rilievo della regolarità formale della notifica, in quanto quest'ultima non può essere da sola considerata dimostrativa dell'effettiva conoscenza dell'atto da parte del destinatario. (Nella specie, la notifica era avvenuta a mani di soggetto diverso dall'imputato e deceduto poco dopo la ricezione dell'atto). Conforme, sez. III, n. 24066 del 2010 e n. 24067 del 2010, non massimate). Annulla con rinvio, Gip Trib. Firenze, 26 maggio 2009

Cassazione penale sez. III  13 maggio 2010 n. 24065  

 

Il diritto alla restituzione nel termine per proporre opposizione avverso un decreto penale di condanna, previsto dall'art. 462 c.p.p., si riferisce ad entrambe le ipotesi contemplate dai commi primo e secondo dell'art. 175 c.p.p., trovando tuttavia applicazione il disposto del comma 2 solo quando la notificazione, ancorché non effettuata a mani proprie, sia comunque rituale ed il decreto sia divenuto irrevocabile. (In motivazione la Corte ha precisato che, diversamente, ove la notifica non sia rituale, non si ha decorso del termine per impugnare, con conseguente ammissibilità di un'impugnazione tardiva purché sorretta dalla prova che detto termine non è decorso). Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Cagliari, 15 Aprile 2009

Cassazione penale sez. III  18 febbraio 2010 n. 13222  

 

In tema di restituzione nel termine per proporre opposizione a decreto penale di condanna ai sensi del combinato disposto degli artt. 462 e 175 c.p.p., la prova dell'effettiva conoscenza dell'atto da parte del legale rappresentante di una società, nei cui confronti sia stato emesso decreto penale di condanna, e della volontaria rinunzia a proporre impugnazione sono desumibili rispettivamente dalla rituale notificazione del provvedimento presso il domicilio indicato (uffici dell'amministratore delegato) e dall'avvenuto pagamento della somma dovuta.

Cassazione penale sez. III  02 maggio 2006 n. 33935  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. della normativa sul procedimento monitorio (verosimilmente, degli art. 459-464 c.p.p.), sollevata in riferimento all'art. 111 cost. sul presupposto che "il contraddittorio, nella nuova formulazione dell'articolo, nella formazione della prova, debba sussistere sin dal momento iniziale del procedimento", in quanto il rimettente, da un lato, omette totalmente di specificare l'oggetto e i termini della controversia in corso e di motivare in ordine alla rilevanza e alla non manifesta infondatezza della questione, e, dall'altro, censura l'intero complesso normativo riguardante il procedimento per decreto, senza individuare la norma o la parte di essa, la cui presenza nell'ordinamento determinerebbe la lamentata lesione della Costituzione.

Corte Costituzionale  30 gennaio 2003 n. 21  

 

La competenza a decidere sull'istanza di restituzione in termine, per proporre opposizione al decreto penale di condanna, spetta al G.i.p. e non al giudice del dibattimento (art.462 e 175, comma 4, cod. proc. pen.). Rigetta, Gip Trib. Torino, 26 novembre 2001

Cassazione penale sez. IV  06 novembre 2002 n. 3030  

 

Allorché risulti che il magistrato incolpato, nel procedimento disciplinare dinanzi alla sezione disciplinare del Csm, ha prestato il proprio consenso all'acquisizione di elementi probatori formatisi in altra fase o in altra sede processuale, non è prospettabile, perché irrilevante, la q.l.c., in riferimento all'art. 24 cost., delle norme (art. 29 e 32 ss. r.d.lg. 31 maggio 1946 n. 511, in relazione all'art. 17 d.lg. 28 luglio 1989 n. 273) che, prevedendo l'assoggettamento del procedimento disciplinare a carico dei magistrati alle regole stabilite dal codice di procedura penale del 1930, tale acquisizione consentono, nonostante si tratti di prove raccolte in assenza di contraddittorio tra le parti. (Nella specie, l'incolpato aveva nel giudizio disciplinare prestato il proprio consenso sia all'acquisizione degli atti formatisi nel procedimento penale svoltosi a suo carico per la stessa vicenda e conclusosi con una sentenza di patteggiamento, sia alla lettura dibattimentale degli atti consentiti dell'istruttoria disciplinare ai sensi dell'art. 462 c.p.p. 1930).

Cassazione civile sez. un.  09 ottobre 2001 n. 12366  



 
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