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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 471 cod. proc. penale: Pubblicità dell’udienza

1. L’udienza è pubblica a pena di nullità.

2. Non sono ammessi nell’aula di udienza coloro che non hanno compiuto gli anni diciotto, le persone che sono sottoposte a misure di prevenzione e quelle che appaiono in stato di ubriachezza, di intossicazione o di squilibrio mentale.

3. Se alcuna di queste persone deve intervenire all’udienza come testimone, è fatta allontanare non appena la sua presenza non è più necessaria.

4. Non è consentita la presenza in udienza di persone armate, fatta eccezione per gli appartenenti alla forza pubblica, né di persone che portino oggetti atti a molestare. Le persone che turbano il regolare svolgimento dell’udienza sono espulse per ordine del presidente o, in sua assenza, del pubblico ministero, con divieto di assistere alle ulteriori attività processuali.

5. Per ragioni di ordine, il presidente può disporre, in casi eccezionali, che l’ammissione nell’aula di udienza sia limitata a un determinato numero di persone.

6. I provvedimenti menzionati nel presente articolo sono dati oralmente e senza formalità.


Giurisprudenza annotata

Pubblicità dell'udienza

La violazione dell'art. 441 comma 3 c.p.p., disposizione secondo la quale il rito abbreviato si svolge in pubblica udienza quando ne fanno richiesta tutti gli imputati, determina una mera irregolarità nello svolgimento dell'udienza, non invece una nullità relativa quale quella connessa alla violazione della previsione dell'art. 471 c.p.p.

Corte assise appello Reggio Calabria  30 giugno 2006 n. 19  

 

L'art. 147 disp. att. c.p.p. deve essere interpretato nel quadro del regime ordinario di pubblicità delle udienze, previsto dall'art. 471 c.p.p., e di legittima diffusibilità delle circostanze che in esse si verificano da parte dei mezzi di informazione, in ragione e nel rispetto del diritto costituzionalmente garantito di libertà dell'informazione. La legge, in considerazione dell'impatto che una ripresa televisiva o cinematografica o una trasmissione radiofonica possono avere tanto sul corpo sociale quanto sui protagonisti del processo, dispone che per aversi tali forme di accesso al fatto, con conseguente diffusione da parte degli organi d'informazione, occorre una autorizzazione del giudice che, una volta data, conferisce all'udienza un carattere di pubblicità piena, anche con riferimento all'uso dei mezzi di diffusione mediatica più immediati. Per vietare la diffusione dell'immagine di una persona durante un'udienza a proposito della quale sia stata autorizzata dal giudice la ripresa, occorre l'espressa volontà in tal senso del soggetto interessato. Il diniego individuale che la legge consente a tutela della riservatezza, intervenendo in un contesto prodotto dalla autorizzazione del giudice, deve essere espresso con apposita manifestazione di volontà. Il silenzio del soggetto interessato, a fronte della pacifica attività di ripresa televisiva in atto, deve essere interpretato come rinuncia alla facoltà di ritrarre la propria persona dalla ripresa in udienza.

Cassazione civile sez. I  25 giugno 2002 n. 9249  

 

Dal combinato disposto degli art. 471 c.p.p. e 147 disp. att. c.p.p., si evince che perché possa essere vietata la diffusione dell'immagine di una persona ritratta nel corso di una pubblica udienza, in relazione alla quale la ripresa stessa sia stata autorizzata, occorre che il soggetto interessato esprima la volontà di non consentire a tale diffusione (La S.C. ha così confermato la sentenza che aveva respinto la domanda di risarcimento dei danni proposta nei confronti della Rai da un soggetto che lamentava di essere stato ripreso nel corso di un'udienza dibattimentale diffusa dalla trasmissione televisiva "Un giorno in pretura").

Cassazione civile sez. I  25 giugno 2002 n. 9249  

 

La nullità prevista dall'art. 471 comma 1 c.p.p. rientra tra quelle previste dall'art. 181 c.p.p. e, pertanto, deve ritenersi sanata se non tempestivamente eccepita. (Fattispecie relativa a motivo di ricorso con il quale si lamentava omessa motivazione del provvedimento reiettivo dell'istanza di revoca dell'ordine di procedere a porte chiuse; in relazione ad essa, la S.C., nell'enunciare in principio di cui in massima, ha ritenuto che la nullità dell'atto dovesse essere eccepita immediatamente dopo la sua assunzione).

Cassazione penale sez. I  02 dicembre 1998 n. 1495  



 
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