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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 472 cod. proc. penale: Casi in cui si procede a porte chiuse

1. Il giudice dispone che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere al buon costume ovvero, se vi è richiesta dell’autorità competente, quando la pubblicità può comportare la diffusione di notizie da mantenere segrete nell’interesse dello Stato.

2. Su richiesta dell’interessato, il giudice dispone che si proceda a porte chiuse all’assunzione di prove che possono causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni ovvero delle parti private in ordine a fatti che non costituiscono oggetto dell’imputazione. Quando l’interessato è assente o estraneo al processo, il giudice provvede di ufficio.

3. Il giudice dispone altresì che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere alla pubblica igiene, quando avvengono da parte del pubblico manifestazioni che turbano il regolare svolgimento delle udienze ovvero quando è necessario salvaguardare la sicurezza di testimoni o di imputati.

3-bis. Il dibattimento relativo ai delitti previsti dagli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-bis, 609-ter e 609-octies del codice penale si svolge a porte aperte; tuttavia, la persona offesa può chiedere che si proceda a porte chiuse anche solo per una parte di esso. Si procede sempre a porte chiuse quando la parte offesa è minorenne. In tali procedimenti non sono ammesse domande sulla vita privata o sulla sessualità della persona offesa se non sono necessarie alla ricostruzione del fatto.

4. Il giudice può disporre che avvenga a porte chiuse l’esame dei minorenni.


Giurisprudenza annotata

Casi in cui si procede a porte chiuse

Sono costituzionalmente illegittimi, per violazione dell'art. 117, comma 1, cost. in relazione all'art. 6, § 1, Cedu, l'art. 4 della l. 27 dicembre 1956 n. 1423 e l'art. 2 ter della l. 31 maggio 1965 n. 575, nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di prevenzione si svolga, davanti al tribunale e alla corte d'appello, nelle forme dell'udienza pubblica. (La Corte, richiamando la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, ha precisato che resta fermo il potere del giudice di disporre che si proceda in tutto o in parte senza la presenza del pubblico in rapporto a particolarità del caso concreto, che facciano emergere esigenze di tutela di valori contrapposti, nei limiti in cui, a norma dell'art. 472 c.p.p., è legittimato lo svolgimento del dibattimento penale a porte chiuse).

Corte Costituzionale  12 marzo 2010 n. 93  

 

Sono costituzionalmente illegittimi l'art. 4 l. 27 dicembre 1956 n. 1423 e l'art. 2 ter l. 31 maggio 1965 n. 575, nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di prevenzione si svolga, davanti al tribunale e alla corte d'appello, nelle forme dell'udienza pubblica. Premesso che l'art. 6, par. 1, della Cedu, il quale prevede la pubblicità delle udienze, così come interpretato dalla Corte europea, non contrasta con le conferenti tutele offerte dalla Costituzione, le disposizioni censurate, le quali prevedono che le misure di prevenzione siano applicate in esito ad un procedimento camerale senza la partecipazione del pubblico, violano l'art. 117, comma 1, cost., in riferimento al citato art. 6, par. 1, poiché, nonostante l'incidenza diretta, definitiva e sostanziale di tali misure su beni dell'individuo costituzionalmente tutelati, quali la libertà personale, il patrimonio e la stessa libertà di iniziativa economica, non contemplano la possibilità per l'interessato di chiedere un dibattimento pubblico, ledendo il principio di pubblicità delle udienze giudiziarie, costituzionalmente rilevante anche in assenza di un esplicito richiamo in Costituzione, fermo restando che l'esigenza di garantire la pubblicità del giudizio penale nelle fasi di merito del procedimento per l'applicazione delle misure di prevenzione non pregiudica, in conformità alle indicazioni della Corte europea dei diritti dell'uomo, il potere del giudice di disporre che si proceda, in tutto o in parte, senza la presenza del pubblico in rapporto a particolarità del caso concreto, che facciano emergere la necessità di tutelare valori contrapposti, nei limiti in cui, ai sensi dell'art. 472 c.p.p, è legittimato lo svolgimento del dibattimento penale a porte chiuse. Restano assorbite le censure relative all'art. 111, comma 1, cost.

Corte Costituzionale  12 marzo 2010 n. 93  

 

Non dà luogo a nullità, per assenza di previsione di legge, lo svolgimento in pubblico del dibattimento relativo ai delitti di cui all'art. 472, comma terzo, cod. proc. pen. con persona offesa minorenne. (In motivazione la Corte, nell'enunciare tale principio, ha precisato che in ogni caso tale eccezione sarebbe preclusa all'imputato, unica legittimata essendo la persona offesa, costituitasi parte civile). Rigetta, App. Firenze, 15 Giugno 2007

Cassazione penale sez. III  18 febbraio 2009 n. 13922  

 

Non è fondata, con riferimento all'art. 3 cost., la q.l.c. dell'art. 398 comma 5 bis c.p.p., nella parte in cui non prevede, fra le ipotesi di reato in presenza delle quali essa si applica, il reato di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli, di cui all'art. 572 c.p., ove, fra le persone interessate all'assunzione della prova nelle forme dell'incidente probatorio, vi siano minori di sedici anni, in quanto la personalità e l'integrità morale del minore, chiamato a deporre quale testimone nel corso di un incidente probatorio, sono adeguatamente tutelate sia dall'art. 472 comma 4 c.p.p. (il quale consente al giudice di procedere a porte chiuse), sia dall'art. 498 comma 4 c.p.p. (il quale impedisce alle parti di condurre direttamente l'esame incrociato del minore), sia, soprattutto, dall'art. 498 comma 4 bis c.p.p. (introdotto dall'art. 13 comma 6 l. n. 269 del 1998), il quale rende applicabile a qualsiasi ipotesi di reato le particolari modalità di assunzione delle prova testimoniale previste dalla disposizione impugnata.

Corte Costituzionale  09 maggio 2001 n. 114

 

Nel caso in cui il soggetto interessato richieda che si proceda a porte chiuse all'assunzione di prove che possano causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni o delle parti private, il giudice dovrà decidere sulla base delle prospettazioni fornite dalle parti circa il contenuto della deposizione. La questione attiene al conflitto tra i valori della pubblicità dell'udienza da un lato, e della riservatezza delle parti e dei testimoni dall'altro. Tale conflitto è risolto dalla legge stessa, ove prevede all'art. 472 c.p.p che si possa procedere a porte chiuse quando la riservatezza dei testimoni e delle parti private possa subire pregiudizio in ordine ai fatti che non costituiscono oggetto dell'imputazione. In proposito, occorre distinguere tra i "fatti che si riferiscono all'imputazione", come specificato dall'art. 472 comma 2 c.p.p.: soltanto con riferimento a questi ultimi dovrà essere esclusa la possibilità di celebrare l'udienza a porte chiuse.

Tribunale Milano  09 novembre 2000

 

Nei dibattimenti a porte chiuse in procedimenti relativi a reati sessuali commessi a danni di minori l'art. 472 comma 3 bis c.p.p. è dettato al fine di tutelare in maniera prevalente l'interesse del minore offeso rispetto all'interesse connesso alla pratica forense, tanto più in assenza di una norma che espressamente assicuri il diritto del praticante ad assistere ai dibattimenti a porte chiuse; pertanto deve essere disposto l'allontanamento del praticante procuratore.

Tribunale Vigevano  03 aprile 1997



 
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