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Codice proc. penale agg.  al  28 Apr 2015
 
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Art. 473 cod. proc. penale: Ordine di procedere a porte chiuse

1. Nei casi previsti dall’articolo 472, il giudice, sentite le parti, dispone, con ordinanza pronunciata in pubblica udienza, che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse. L’ordinanza è revocata con le medesime forme quando sono cessati i motivi del provvedimento.

2. Quando si è ordinato di procedere a porte chiuse, non possono per alcun motivo essere ammesse nell’aula di udienza persone diverse da quelle che hanno il diritto o il dovere di intervenire. Nei casi previsti dall’articolo 472 comma 3, il giudice può consentire la presenza dei giornalisti.

3. I testimoni, i periti e i consulenti tecnici sono assunti secondo l’ordine in cui vengono chiamati e, fatta eccezione di quelli che sia necessario trattenere nell’aula di udienza, vi rimangono per il tempo strettamente necessario.


Giurisprudenza annotata

Ordine di procedere a porte chiuse

Il principio della immutabilità del collegio giudicante, enunciato dall'art. 473 c.p.p. previgente, è applicabile, in base al richiamo di cui all'art. 63, comma 3, r.d. n. 37/1934, nel solo procedimento giurisdizionale innanzi al C.N.F. e non può essere esteso, in mancanza di una norma specifica, al procedimento amministrativo dinanzi al C.d.O. territoriale. Pertanto, mentre nella fase amministrativa davanti al C.d.O. non è prescritto che il collegio giudicante operi sempre con la medesima composizione, nella fase giurisdizionale davanti al C.N.F., dovendo invece essere osservato il principio della immutabilità del collegio giudicante, si verifica che ad ogni rinnovazione dei componenti del Consiglio conseguente all'elezione triennale, il giudizio viene rinnovato e definito dallo stesso collegio.

Cons. Naz.le Forense  22 marzo 2006 n. 6  

 

L'art. 51 r.d. 22 gennaio 1934 n. 37, sull'ordinamento della professione di avvocato, là dove rinvia, con riguardo alle deliberazioni del consiglio dell'ordine in materia disciplinare, alle disposizioni dettate dall'art. 473 c.p.p., in quanto compatibili, non implica l'applicabilità di tale ultima norma anche sul punto dell'obbligo della lettura del dispositivo in udienza, tenendo conto che le adunanze di detto consiglio non sono pubbliche e le relative decisioni vengono pubblicate mediante deposito negli uffici di segreteria nonché successivamente notificate all'interessato, anche ai fini della decorrenza del termine d'impugnazione. Ne consegue che l'impugnazione da parte dell'interessato avverso la deliberazione del consiglio dell'ordine va proposta nei confronti della decisione integrale di tale organo, mentre è radicalmente inammissibile quella avente ad oggetto il solo dispositivo.

Cassazione civile sez. un.  05 maggio 2003 n. 6766  

 

In tema di procedimenti disciplinari nei confronti di avvocati, il rinvio operato dall'art. 51 r.d. n. 36 del 1934 al previgente art. 473 del c.p.p. non comporta che il dispositivo del provvedimento disciplinare irrogato dal Consiglio dell'ordine territoriale debba essere letto in pubblica udienza dopo la sua deliberazione, atteso che le adunanze del Consiglio non sono pubbliche, e che le relative decisioni vengono pubblicate mediante deposito negli uffici di cancelleria e successivamente notificate all'interessato, anche ai fini della decorrenza del termine per l'impugnazione.

Cassazione civile sez. un.  19 agosto 2002 n. 12242  



 
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