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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 479 cod. proc. penale: Questioni civili o amministrative

1. Fermo quanto previsto dall’articolo 3, qualora la decisione sull’esistenza del reato dipenda dalla risoluzione di una controversia civile o amministrativa di particolare complessità, per la quale sia già in corso un procedimento presso il giudice competente, il giudice penale, se la legge non pone limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa, può disporre la sospensione del dibattimento, fino a che la questione non sia stata decisa con sentenza passata in giudicato.

2. La sospensione è disposta con ordinanza, contro la quale può essere proposto ricorso per cassazione. Il ricorso non ha effetto sospensivo.

3. Qualora il giudizio civile o amministrativo non si sia concluso nel termine di un anno, il giudice, anche di ufficio, può revocare l’ordinanza di sospensione.


Giurisprudenza annotata

Questioni civili o amministrative

Ai sensi dell'art. 238-bis c.p.p. è lecita l'acquisizione in dibattimento, ai fini probatori, di sentenze irrevocabili, da riscontrare ai sensi degli artt. 192, comma 3, e 197 c.p.p.. Dal punto di vista strettamente processuale, l'art. 479 c.p.p. consente la sospensione del processo penale solo per pregiudiziali civili ed amministrative, non penali. Residua l'art. 2 c.p.p. che consente al giudice penale ogni statuizione incidentale, la quale esaurisce valore nello specifico processo. Inoltre, rilevano le previsioni sulla revisione del processo ex art. 630 c.p.p., in caso di contrasto fra giudicati penali.

Cassazione penale sez. II  19 novembre 2013 n. 7795  

 

In tema di bancarotta semplice, l'imputato che, ai sensi dell'art. 479 cod. proc. pen., richieda la sospensione del dibattimento, in attesa della definizione del processo instaurato contro la dichiarazione di fallimento, è tenuto - allo scopo di consentire al giudice penale di valutare la opportunità dell'esercizio del proprio potere discrezionale sul punto - a fornire allegazioni non solo in ordine alla esistenza della procedura in sede civile, ma anche in ordine alla serietà della questione sollevata, atteso che costituisce presupposto, normativamente postulato, della invocata sospensione la complessità del giudizio instaurato in sede civile o amministrativa. Rigetta, App. Ancona, 12/05/2011

Cassazione penale sez. V  16 dicembre 2011 n. 8607  

 

La richiesta di sospensione del dibattimento ai sensi dell'art. 479 c.p.p., pur essendo oggetto di valutazione discrezionale, obbliga il giudice a fornire puntuale motivazione delle ragioni per le quali ritenga superfluo attendere l'esito del giudizio civile o amministrativo dalla cui risoluzione può dipendere la decisione sull'esistenza del reato. (Nella specie il giudice, investito della richiesta, l'aveva implicitamente rigettata, dichiarando aperto il dibattimento). Annulla con rinvio, Trib. Latina s.d. Terracina, 05 maggio 2009

Cassazione penale sez. III  24 marzo 2010 n. 17528  

 

La sospensione del procedimento penale per la pendenza di controversia civile o amministrativa, quale prevista dall'art. 479 c.p.p., può essere disposta, in applicazione estensiva di detta disposizione normativa, anche in sede di udienza preliminare, avuto riguardo alla sostanziale assimilazione della disciplina di tale fase procedimentale a quella del dibattimento, a seguito della riforma introdotta dalla l. 16 dicembre 1999 n. 479.

Cassazione penale sez. V  15 luglio 2009 n. 43981  

 

In tema di reati di bancarotta, il giudice penale può disporre la sospensione del dibattimento a norma dell'art. 479 c.p.p. qualora sia in corso il procedimento civile per la revoca della sentenza dichiarativa di fallimento. (Nel caso di specie, la S.C. ha rinviato a nuovo ruolo il processo in attesa della decisione della Corte di cassazione in sede civile sulla revoca della dichiarazione di fallimento).

Cassazione penale sez. V  16 settembre 2008 n. 41255  

 

Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico (art. 479 cod. pen.) la condotta del pubblico ufficiale che renda un'attestazione difforme dalla realtà nell'esercizio di una potestà certificativa inerente all'esercizio delle funzioni istituzionalmente attribuitegli. Ne deriva che ai fini della configurabilità del delitto in questione occorre che l'attestazione resa dal pubblico ufficiale (nella specie apposizione del timbro datario) rientri tra le attribuzioni proprie del profilo professionale di sua pertinenza, nell'ambito dell'ufficio di appartenenza. (In applicazione di questo principio la S.C. ha censurato la decisione con cui il giudice di appello ha confermato l'affermazione di responsabilità in ordine al delitto di cui all'art. 479 cod. pen., nei confronti di un dirigente tecnico regionale in servizio presso l'ufficio di gabinetto del Presidente della Regione - per avere, su istigazione di altro dipendente regionale, apposto timbri d'ufficio e averli siglati, in modo da non far risultare pervenute in data successiva due istanze di aspettativa e di annullamento di timbrature di presenza, al fine di non far apparire sussistente la causa di ineleggibilità dipendente dall'inosservanza della richiesta di aspettativa con il prescritto anticipo - senza verificare se l'apposizione del timbro datario rientrasse tra le attribuzioni professionali di pertinenza dell'imputato, nell'ambito dell'ufficio di gabinetto del Presidente della Regione, e senza verificare le funzioni che egli esercitava in concreto e i rapporti istituzionali tra l'esercizio di tali funzioni e quelle proprie dell'ufficio di protocollo). Annulla con rinvio, App. Palermo, 28 Maggio 2007

Cassazione penale sez. V  09 aprile 2008 n. 30314  

 

In tema di reati di bancarotta, il giudice penale può disporre la sospensione del dibattimento a norma dell'art. 479 c.p.p. qualora sia in corso il procedimento civile per l'accertamento dello "status" di fallito, ferma restando, una volta che sia intervenuta sentenza definitiva di condanna, la facoltà del condannato di chiederne la revisione ai sensi dell'art. 630 comma 1 lett. b) c.p.p. Annulla senza rinvio, App. Firenze, 15 Marzo 2007

Cassazione penale sez. un.  28 febbraio 2008 n. 19601  

 

Integra il reato di falsità ideologica in atto pubblico (art. 479 c.p.) la condotta del difensore che documenta e poi utilizza processualmente le informazioni delle persone in grado di riferire circostanze utili alla attività investigativa, verbalizzate in modo incompleto o non fedele, in quanto l'atto ha la stessa natura e gli stessi effetti processuali del corrispondente verbale redatto dal p.m.

Cassazione penale sez. un.  27 giugno 2006 n. 32009  

 

La sentenza dichiarativa di fallimento non integra un elemento costitutivo del reato, ovvero una condizione di esistenza dello stesso, bensì va qualificata in termini di condizione obiettiva di punibilità. In quanto tale non può rientrare nell'ambito di operatività dell'art. 479 c.p.p. trattandosi di questione che incide non sull'esistenza del reato per cui è processo, bensì sulla sua punibilità. Se al giudice penale non è consentito sospendere il dibattimento, l'esigenza di garanzia e di tutela dell'imputato trova espressione nella possibilità, in caso di revoca della sentenza di fallimento, di sollevare la questione nei giudizi di impugnazione, ovvero, in caso di condanna passata in giudicato, di attivare il rimedio della revisione.

Tribunale Foggia  05 aprile 2004

 

Anche nel rito abbreviato è possibile la sospensione del procedimento, tanto in attesa della risoluzione di questione sullo stato di famiglia o di cittadinanza (ai sensi dell'art. 3 c.p.p.), quanto in pendenza di giudizio su altre questioni pregiudiziali civili o amministrative di particolare complessità, come previsto dall'art. 479 stesso codice, atteso che non può ritenersi vincolante la lettera di tale articolo, la quale fa riferimento solo alla sospensione del dibattimento, considerato che detta sospensione non è finalizzata ad operare sul momento della acquisizione probatoria, ma su quello della decisione; invero, proprio dalla decisione pregiudiziale di altro giudice, il giudice penale attende la possibilità di acquisire, non ulteriori dati probatori, quanto elementi indispensabili al fine di pervenire ad una corretta soluzione.

Cassazione penale sez. V  14 gennaio 2002 n. 13780  

 

Anche nel rito abbreviato è possibile la sospensione del procedimento, tanto in attesa della risoluzione di questione sullo stato di famiglia o di cittadinanza (ai sensi dell'art. 3 c.p.p.), quanto in pendenza di giudizio su altre questioni pregiudiziali civili o amministrative di particolare complessità, come previsto dall'art. 479 stesso codice, atteso che non può ritenersi vincolante la lettera di tale articolo, la quale fa riferimento solo alla sospensione del dibattimento, anche in considerazione del fatto che detta sospensione non è finalizzata ad operare sul momento della acquisizione probatoria, ma su quello della decisione; invero, proprio dalla decisione pregiudiziale di altro giudice, il giudice penale attende la possibilità di acquisire non ulteriori dati probatori, quanto elementi indispensabili al fine di pervenire ad una corretta soluzione.

Cassazione penale sez. V  14 gennaio 2002 n. 13780  



 
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