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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 480 cod. proc. penale: Verbale di udienza

1. L’ausiliario che assiste il giudice redige il verbale di udienza, nel quale sono indicati:

a) il luogo, la data, l’ora di apertura e di chiusura dell’udienza;

b) i nomi e i cognomi dei giudici;

c) il nome e il cognome del rappresentante del pubblico ministero, le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le generalità delle altre parti e dei loro rappresentanti, i nomi e i cognomi dei difensori.

2. Il verbale di udienza è inserito nel fascicolo per il dibattimento.


Giurisprudenza annotata

Verbale di udienza

Ai fini della documentazione delle dichiarazioni rese nel corso dell'udienza dibattimentale, è legittimo far ricorso al verbale redatto in forma riassuntiva, allorché la registrazione con il mezzo della stenotipia non sia tecnicamente chiara. Rigetta in parte, Ass.App. Napoli, 19 giugno 2008

Cassazione penale sez. I  15 gennaio 2010 n. 19511  

 

L'omessa menzione nel verbale d'udienza della presenza di uno dei due difensori dell'imputato costituisce un mera irregolarità, non produttiva di vizi per detto verbale e, comunque, per la sentenza conclusiva del giudizio.

Cassazione penale sez. VI  20 gennaio 2005 n. 5455  

 

Il verbale di udienza nel processo penale fa piena prova fino a querela di falso di quanto in esso attestato ed in caso di divergenza di detto verbale con quello redatto in forma stenotipica, in assenza della querela, deve darsi prevalenza al verbale redatto dall'ausiliario che assisteva il giudice in udienza, trattandosi di atto redatto da un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni il cui regime di efficacia è sancito dalla norma generale di cui all'art. 2700 c.c.

Cassazione penale sez. I  01 aprile 2004 n. 20993  

 

Qualora venga lamentata la falsità di un verbale di dibattimento (nella specie, in ordine all'erronea indicazione della data di rinvio dell'udienza), il giudice non può nè disattendere il contenuto della denuncia sul rilievo della valenza documentale dell'atto a norma dell'art. 2700 c.c. nè sospendere il procedimento, stante l'esclusione di una pregiudiziale penale, ma deve verificare la fondatezza della questione e decidere su di essa in via incidentale nell'ambito del procedimento stesso, senza che la sua decisione faccia stato in altro processo e, perciò, possa pregiudicare l'accertamento eventuale di responsabilità per il delitto di falso.

Cassazione penale sez. V  02 ottobre 2002 n. 38240  

 

In tema di istruzione dibattimentale, nel caso di rinnovata assunzione delle prove per avvenuto mutamento del giudice, può legittimamente darsi lettura, ai sensi dell'art. 511 comma 1 c.p.p., su richiesta o con l'accordo delle parti, dei verbali relativi agli atti in precedenza compiuti ed inseriti nel fascicolo del dibattimento a norma dell'art. 480 comma 2 c.p.p., senza che occorra procedere a nuova assunzione delle stesse prove.

Cassazione penale sez. III  03 novembre 1999 n. 14154  

 

In tema di istruzione dibattimentale, nel caso di rinnovata assunzione delle prove per avvenuto mutamento del giudice, può legittimamente darsi lettura, ai sensi dell' art. 511, comma 1, c.p.p., su richiesta o con l'accordo delle parti, dei verbali relativi agli atti in precedenza compiuti ed inseriti nel fascicolo del dibattimento a norma dell' art. 480, comma 2, c.p.p., senza che occorra procedere a nuova assunzione delle stesse prove.

Cassazione penale sez. III  03 novembre 1999 n. 14154  

 

La norma dell'art. 480 c.p.p. 1930 (e in particolare l'ordine di cancellazione dei documenti di cui è stata accertata la falsità) non è applicabile nel caso di sentenza che accerti la falsa dichiarazione di riconoscimento di figlio naturale (art. 495 c.p.), potendo risultare pregiudicati interessi di terzi (tale essendo il figlio il cui riconoscimento è stato accertato come non veritiero) non intervenuti come parti nel procedimento.

Cassazione penale sez. VI  28 giugno 1994

 

Dal coordinato disposto degli artt. 134 s., 480, 481 e 483 c.p.p. si desume che, benché il dibattimento sia un complesso unitario di attività processuali, allorquando esso si articoli in più udienze, dev'essere redatto per ciascuna di esse un verbale dotato di propria rilevanza ed autonomia, sicché la relativa validità va accertata in riferimento ad ognuno dei suddetti verbali, non essendo sufficiente la sottoscrizione dell'ultimo di essi da parte del segretario che li abbia redatti. Sono, pertanto, affetti da nullità relativa ai sensi dell'art. 142 c.p.p. i verbali di udienza privi della sottoscrizione del pubblico ufficiale redigente. Tale nullità è suscettibile di sanatoria per accettazione degli effetti dell'atto ex art. 183 lett. a) c.p.p. (Fattispecie in cui la suprema Corte ha censurato l'operato del giudice di merito, poiché la suddetta nullità, dedotta dal p.m. in appello, era stata sanata, dal momento che il predetto organo non l'aveva eccepita nelle udienze successive a quelle in cui si era verificata ed aveva anzi prodotto documentazione, acquisita agli atti).

Cassazione penale sez. I  29 ottobre 1993



 
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