codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 485 cod. proc. penale

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479


Giurisprudenza annotata

Rinnovazione della citazione

In tema di costituzione delle parti a norma degli art. 420 e 484 c.p.p., la rinnovazione dell'avviso di udienza in favore del difensore è dovuta solo quando sia dichiarata la nullità dell'avviso precedente o quando risulti che il difensore sia assente per assoluta impossibilità di comparire in forza di legittimo impedimento. Ne consegue che, quando l'udienza debba essere rinviata per l'omessa citazione dell'imputato ed il difensore sia assente senza che ne risulti il legittimo impedimento, correttamente il giudice provvede ad avvisare della successiva udienza il sostituto nominato ai sensi del comma 4 dell'art. 97 c.p.p., ed è preclusa ogni successiva indagine sulla effettiva cognizione della nuova udienza in capo al difensore interessato. (In motivazione la Corte ha rilevato come già gli abrogati art. 485 e 486 c.p.p. - al pari degli attuali art. 420, 420 bis e 420 ter - consentissero la rinnovazione degli avvisi, fuori dei casi di nullità, solo con riguardo all'imputato di cui risultassero provati o probabili l'impedimento a comparire o la mancata conoscenza del contenuto dell'avviso).

Cassazione penale sez. II  16 gennaio 2003 n. 6488  

 

In tema di costituzione delle parti a norma degli art. 420 e 484 c.p.p., la rinnovazione dell'avviso di udienza in favore del difensore è dovuta solo quando sia dichiarata la nullità dell'avviso precedente o quando risulti che il difensore sia assente per assoluta impossibilità di comparire in forza di legittimo impedimento. Ne consegue che, quando l'udienza debba essere rinviata per l'omessa citazione dell'imputato ed il difensore sia assente senza che ne risulti il legittimo impedimento, correttamente il giudice provvede ad avvisare della successiva udienza il sostituto nominato ai sensi del comma 4 dell'art. 97 c.p.p., ed è preclusa ogni successiva indagine sulla effettiva cognizione della nuova udienza in capo al difensore interessato. (In motivazione la Corte ha rilevato come già gli abrogati art. 485 e 486 c.p.p. - al pari degli attuali art. 420, 420 bis e 420 ter - consentissero la rinnovazione degli avvisi, fuori dai casi di nullità, solo con riguardo all'imputato di cui risultassero provati o probabili l'impedimento a comparire o la mancata conoscenza del contenuto dell'avviso).

Cassazione penale sez. II  16 gennaio 2003 n. 6488  

 

È manifestamente infondata la q.l.c., in riferimento all'art. 3 cost., dell'art. 171 c.p.p., nella parte in cui non prevede come causa di nullità della notificazione la mancata osservanza delle formalità previste dall'art. 157 comma 7 dello stesso codice qualora manchi il destinatario della notifica e non siano reperite persone idonee a ricevere la copia dell'atto, in quanto l'espletamento del duplice accesso non è rimesso all'arbitrio dell'ufficiale giudiziario, rappresentando per quell'organo uno specifico obbligo giuridico, la cui inadempienza lo può esporre a sanzioni disciplinari o, eventualmente, anche penali, ed in quanto costituisce una reale garanzia il deposito dell'atto presso la Casa comunale con affissione del relativo avviso alla porta della casa di abitazione e con ulteriore comunicazione dell'avvenuto deposito a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, garanzie alle quali si coniuga l'ulteriore presidio offerto dall'art. 485 c.p.p.

Corte Costituzionale  10 maggio 2000 n. 135  

 

È legittimo il provvedimento con il quale il presidente o il pretore, nel rinviare a udienza successiva il dibattimento, disponga che i testimoni assenti vengano ricitati a cura del p.m. Non può in contrario valere, infatti, la disposizione dettata dall'art. 143 att. c.p.p. giacché l'espressione "citazione a giudizio" che vi compare è riferibile soltanto alla citazione dell'imputato, come si desume pure dall'art. 485 del codice di rito. D'altra parte, la regola generale stabilita dall'art. 468 c.p.p. vuole che i testimoni siano citati a cura della parte che li ha indicati nella propria lista e che ne abbia richiesto, o intenda richiederne, l'ammissione, sicché non v'è ragione che tale principio sia derogato quando la citazione sia già avvenuta ed occorra provvedere ad una nuova citazione a seguito del differimento del dibattimento in altra udienza.

Cassazione penale sez. VI  02 novembre 1999 n. 3482  

 

In tema di notificazione del decreto di citazione a giudizio, la disposizione di cui al comma 1 dell'art. 485 c.p.p., secondo la quale il giudice deve ordinare, anche d'ufficio, la rinnovazione della citazione a giudizio nonostante la regolarità formale della notifica quando è "provato" o appare "probabile" che l'imputato non ne abbia avuto effettiva conoscenza, non comporta che, una volta restituito dal competente ufficio postale il plico raccomandato per essere decorso ai sensi dell'art. 8 l. 20 novembre 1982 n. 890 il prescritto periodo di giacenza (di tal che può dirsi provata la mancanza di conoscenza della citazione da parte del destinatario), il giudice debba automaticamente provvedere a rinnovarla, essendo onere del destinatario attivarsi, anche nel caso di sua precaria assenza dal domicilio, al fine di predisporre un sistema di tempestiva conoscenza della corrispondenza. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto ritualmente instaurato il contraddittorio in un'ipotesi in cui l'imputato non aveva avuto notizia della citazione perché assente dal suo domicilio, ove era stato indirizzato il plico postale, per le ferie estive).

Cassazione penale sez. VI  29 settembre 1997 n. 9716  

 

Nel caso in cui sussista una nullità del decreto di citazione a giudizio, ai sensi dell'art. 555 comma 2 c.p.p., che ha impedito un valido passaggio dalla fase delle indagini al giudizio, alla dichiarazione di nullità consegue la regressione del procedimento allo stato in cui è stato compiuto l'atto nullo, ai sensi dell'art. 185 comma 3 c.p.p., con restituzione degli atti al p.m.; non potendosi applicare il principio di cui agli art. 485 comma 1 c.p.p. e 143 disp. att., rinnovazione della citazione, pure applicabile al rito pretorile, in quanto presuppone la validità formale della citazione. (Nella specie la nullità risulta dichiarata per la mancata enunciazione nel decreto di citazione dell'aggravante di cui all'art. 61 n. 7 c.p. ed in relazione alla quale il p.m. aveva irritualmente richiesto di operare una contestazione suppletiva prima dell'apertura del dibattimento).

Cassazione penale sez. II  07 maggio 1997 n. 3173

 

La rinnovazione della citazione è a carico del giudice ex art. 485 comma 1 c.p. p. solo quando, nonostante la regolarità formale della notifica della citazione all'imputato, sia provato o appaia probabile che questi non ne abbia avuto effettiva conoscenza, mentre l'omissione della notifica impedisce addirittura il passaggio dalla fase delle indagini preliminari a quella del giudizio, dando luogo ad una nullità di ordine generale ex art. 178 lett. c), rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del processo, ai sensi dell'art. 179 comma 1 c.p.p.

Cassazione penale sez. III  12 novembre 1996 n. 3834  

 

"Il termine minimo per comparire, fissato in quarantacinque giorni dall'art. 555, comma 3, c.p.p., deve essere rispettato soltanto in occasione della prima citazione a giudizio e non in altre ipotesi, in cui occorra procedere alla rinnovazione della citazione, diverse da quelle di ravvisata nullità del decreto medesimo o della sua notificazione, nonché di probabile mancanza di conoscenza del decreto da parte dell'imputato ex art. 485 c.p.p. Il termine minimo di comparazione, invero, è stato previsto per consentire all'imputato l'appostamento di idonea difesa e, nelle anzidette ipotesi di reiterazione di una citazione rituale e già ritualmente notificata, è già stato concesso all'imputato quel tempo che il legislatore ritiene adeguato per l'organizzazione dell'attività difensiva.

Cassazione penale sez. III  30 novembre 1994

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 161 comma 4 e 485 comma 1 c.p.p. sollevata, in riferimento all'art. 3, sul presupposto che tali norme non si applicherebbero all'ipotesi in cui il difensore domiciliatario rifiuti di ricevere la copia dell'atto da notificare (la Corte ha rilevato l'erroneità di un simile presupposto interpretativo in quanto l'inidoneità delle elezioni di domicilio si riferisce anche al caso di rifiuto di ricevere l'atto da parte del domiciliatario).

Corte Costituzionale  13 aprile 1994 n. 138  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti