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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 488 cod. proc. penale

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 16 DICEMBRE 1999, N. 479


Giurisprudenza annotata

Assenza e allontanamento volontario dell'imputato

La rinuncia a comparire all'udienza da parte del detenuto produce i suoi effetti non solo per l'udienza in relazione alla quale essa è formulata, ma anche per quelle successive, fissate a seguito di rinvio a udienza fissa, fino a quando questi non manifesti la volontà di essere tradotto. A tutti gli effetti l'imputato che rinuncia a comparire è legittimamente considerato assente e, come tale, rappresentato dal difensore. Rigetta in parte, App. Napoli, 19 febbraio 2009

Cassazione penale sez. V  15 luglio 2010 n. 36609  

 

Gli effetti della rinuncia a comparire in udienza, resa palese dall'imputato detenuto, permangono fino al momento della revoca espressa di tale rinuncia, ossia fino a quando l'interessato non manifesti, nelle forme e termini di legge, la sua volontà di essere nuovamente presente e di mettere nel nulla il suo precedente consenso alla celebrazione del dibattimento in sua assenza; è pertanto onere dell'imputato detenuto concorrere alla chiarezza delle modalità di espressione delle proprie dichiarazioni, facendo sì che esse si formalizzino in un atto ricevuto dal direttore del carcere ai sensi dell'art. 123 c.p.p., senza che tale atto possa essere surrogato da equipollenti.

Cassazione penale sez. II  15 dicembre 2000 n. 2253  

 

La rinuncia a comparire all'udienza da parte del detenuto produce i suoi effetti non solo per l'udienza in relazione alla quale essa è formulata, ma anche per quelle successive, fissate a seguito di rinvio a udienza fissa, fino a quando questi non manifesti la volontà di essere tradotto. A tutti gli effetti l'imputato che rinuncia a comparire è legittimamente considerato assente e, come tale, rappresentato dal difensore e non gli è dovuta la notifica dell'ordinanza di sospensione dei termini di custodia cautelare per la particolare complessità del procedimento.

Cassazione penale sez. I  31 gennaio 2000 n. 744  

 

Gli effetti della rinuncia a comparire in udienza espressa da soggetto detenuto permangono fino al momento in cui egli revochi il consenso alla celebrazione del dibattimento in sua assenza; sicché, allorquando dichiari di volere nuovamente essere presente in udienza, il giudice deve prenderne atto, disponendo la sua traduzione per consentirgli di essere presente in giudizio. Ne consegue che la mancata presenza in udienza dell'imputato detenuto dovuta alla sua omessa traduzione dopo la dichiarazione di revoca della precedente rinuncia viola il suo diritto a intervenire in giudizio e trova la sua sanzione procedurale negli art. 178 lett. c), e 179 c.p.p. che per la stessa prescrivono quella della nullità assoluta.

Cassazione penale sez. I  27 ottobre 1998 n. 5239

 

Anche in caso di assenza per rinuncia al dibattimento da parte di imputato, è irrituale la notificazione dell'istanza di rimessione di altra parte del processo al suo difensore, in quanto la rappresentanza a quest'ultimo attribuita in via generale dall'art. 488 c.p.p. non opera per la ricezione di detta istanza, che è atto personale della parte, del quale sono destinatarie personalmente le altre parti e la cui notifica non ammette equipollenti.

Cassazione penale sez. I  12 giugno 1997 n. 4122  



 
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