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Codice proc. penale agg.  al  23 Apr 2015
 
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Art. 492 cod. proc. penale: Dichiarazione di apertura del dibattimento

1. Compiute le attività indicate negli articoli 484 e seguenti, il presidente dichiara aperto il dibattimento.

2. L’ausiliario che assiste il giudice dà lettura dell’imputazione.


Giurisprudenza annotata

Dichiarazione di apertura dibattimento

Non viola il principio di immutabilità del giudice, e quindi non è causa di nullità, il mutamento del giudice immediatamente dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento ma prima della decisione sull' ammissione delle prove. Annulla senza rinvio, App. Roma, 02/04/2012

Cassazione penale sez. II  11 luglio 2013 n. 31924  

 

In tema di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità, ex art. 129 c.p.p., deve ritenersi che la avvenuta produzione, da parte del difensore dell'imputato, con il consenso delle altre parti, di tutti gli atti del fascicolo del p.m., determini l'apertura della fase dibattimentale con conseguente piena capacità cognitiva e di decisione del giudice.

Tribunale Milano sez. V  25 giugno 2009

 

La dichiarazione di ricusazione fondata su causa nota può essere presentata nel giudizio, secondo la previsione dell'art. 384 comma 1 c.p.p., sino alla scadenza del termine per la proposizione delle questioni preliminari e quindi sino al momento immediatamente successivo al compimento per la prima volta dell'accertamento della costituzione delle parti, sicché non è sufficiente, perché possa dirsi ammissibile, che la dichiarazione sia proposta prima della dichiarazione di apertura del dibattimento ex art. 492 c.p.p.

Cassazione penale sez. II  12 ottobre 2005 n. 40524  

 

Il principio dell'immutabilità del giudice mira a garantire che alla decisione partecipino gli stessi giudici che parteciparono al dibattimento, onde vi sia identità fra il decidente ed il giudice che ha raccolto le prove ed ha assistito alla discussione, ma non si estende alla fase degli atti introduttivi che, per il chiaro disposto dell'art. 492 c.p.p., sono riservati alla fase predibattimentale.

Corte appello Perugia  06 novembre 2003

 

La dichiarazione di apertura del dibattimento fatta dal pretore che si sia, poi, avveduto di una causa di incompatibilità ed abbia rinviato il giudizio ad altra udienza davanti a un giudice diverso dello stesso ufficio giudiziario, non è di ostacolo alla richiesta di applicazione di pena su richiesta delle parti davanti a quest'ultimo magistrato, perché la predetta dichiarazione deve ritenersi palesemente irrilevante e irrituale.

Cassazione penale sez. VI  04 maggio 2000 n. 2085  

 

La dichiarazione di apertura del dibattimento fatta dal pretore che si sia, poi, avveduto di una causa di incompatibilità ed abbia rinviato il giudizio ad altra udienza davanti a un giudice diverso dello stesso ufficio giudiziario, non è di ostacolo alla richiesta di applicazione pena su richiesta delle parti davanti a quest'ultimo magistrato, perché la predetta dichiarazione deve ritenersi palesemente irrilevante e irrituale.

Cassazione penale sez. VI  04 maggio 2000 n. 2085  

 

Con l'espressione "data fissata per il dibattimento" di cui all'art. 468 c.p.p. deve intendersi quella in cui il dibattimento medesimo viene dichiarato aperto ex art. 492 c.p.p. e non già quella fissata con il decreto che dispone il giudizio per il compimento per la prima volta degli atti introduttivi. Invero il legislatore, all'art. 429 comma 3 c.p.p., disponendo in ordine al termine di comparizione, non ha usato il termine "dibattimento", ma quello di "giudizio", con cui si intende quell'insieme di attività previste dal libro VII del codice, che sono più ampie della fase del dibattimento, cui è dedicato, invece, il titolo II dello stesso libro VII. Ciò significa che, quando l'art. 468 c.p.p. fa riferimento alla data fissata per il "dibattimento" non si riferisce necessariamente alla data fissata per il "giudizio" ex art. 429 c.p.p., bensì a quella in cui verrà dichiarata aperta la fase descritta nel titolo successivo del codice, ossia il giudizio medesimo. L'interpretazione teleologica si muove nella stessa direzione dell'interpretazione letterale, poiché "la ratio" dell'art. 468 c.p.p. è quella di concedere alle controparti almeno sette giorni liberi per preparare la difesa in relazione alle prove e circostanze dedotte nella lista e per esercitare eventualmente il diritto alla controprova. Sarebbe pertanto ingiustificato impedire il deposito della lista testimoniale nella fase degli atti introduttivi del giudizio quando è integro il termine fissato dalla legge per la preparazione della difesa in relazione al deposito "de quo" e per l'esercizio del diritto alla controprova.

Tribunale Milano  25 maggio 1999



 
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